Conversano. Nel cuore del centro storico di Conversano, dove il mare sembra aver trovato casa lontano dalla costa, sorge un luogo capace di custodire e raccontare la memoria delle comunità marinare del Mediterraneo. È il MuMaF – Museo della Marineria e dei Fari, uno spazio culturale dove storie, identità e tradizioni prendono forma attraverso oggetti, testimonianze e reperti che parlano di uomini e donne vissuti in simbiosi con il mare.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra il C.R.E.S.A. – Centro Ricerche Etnografiche, Storiche e Antropologiche e l’associazione Light on the Sea, con il patrocinio della Cattedra UNESCO dell’Università della Basilicata sui Paesaggi Culturali del Mediterraneo. Il museo è inoltre socio dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei, rete che valorizza le realtà impegnate nella tutela delle identità locali e della memoria delle comunità.
Tra le antiche pietre della città il mare arriva senza onde e senza approdi. Arriva attraverso fotografie, strumenti di navigazione, attrezzi da pesca, manufatti, frammenti restituiti dall’Adriatico e soprattutto attraverso le storie che ogni oggetto continua a custodire.
«Questo museo nasce dall’ascolto delle persone e delle loro storie», racconta il curatore Claudio Maciopinto. «Se dovessi fare un inventario della memoria di questo luogo partirei dagli oggetti più insoliti, magari da un reperto restituito dal mare, fino alle cose più semplici e quotidiane. La loro ricchezza non si misura nel valore economico ma nelle narrazioni che custodiscono».
La vera ricchezza del MuMaF è infatti racchiusa nelle vite che si nascondono dietro ogni reperto. Storie di mani consumate dal lavoro, dal sale e dal tempo. Mani di pescatori, marinai e maestri d’ascia che hanno modellato il legno per costruire barche, intrecciato reti, acceso fanali e custodito fari. Mani che hanno conosciuto la generosità del mare ma anche la sua durezza.
«Ogni oggetto conserva la memoria di persone reali», spiega Maciopinto. «Non raccontiamo soltanto la storia della marineria. Raccontiamo la storia degli uomini e delle donne che hanno costruito la propria esistenza attorno al mare, tramandando saperi, sacrifici e valori da una generazione all’altra».
La particolarità del museo è quella di essere nato dalla comunità stessa. Prima ancora dell’allestimento, cittadini, pescatori, artisti e famiglie hanno contribuito alla costruzione del percorso espositivo portando oggetti, documenti e ricordi personali.
«Le persone arrivavano con una fotografia, un attrezzo da lavoro, un frammento della loro storia familiare. Ognuno lasciava qualcosa di sé. È così che il museo è cresciuto, attraverso una partecipazione autentica e spontanea».
Dietro il progetto ci sono oltre cinque anni di ricerca sul campo tra pescatori, marinai e guardiani dei fari. Un lavoro che per il curatore ha anche un profondo significato personale.
«Mio padre ha lavorato nel faro di Torre Canne per trentasei anni. Non era soltanto un farista. Era un narratore. A chiunque salisse fino alla torre raccontava la vita che si nascondeva dietro quella luce. Quando ho immaginato questo museo ho cercato di restituire voce a quelle persone, ai guardiani dei fari, alle loro famiglie, ai silenzi delle mogli e ai giochi dei figli cresciuti accanto al mare».
Particolare rilievo assume infatti il tema dei fari, simboli di orientamento e sicurezza per generazioni di navigatori. Al MuMaF la loro luce diventa una metafora della memoria collettiva.
«La luce dei fari non guidava soltanto le navi. Era un punto di riferimento per intere comunità. Oggi quella stessa luce illumina il passato e ci aiuta a comprendere chi siamo».
Un pensiero che Maciopinto lega spesso alle parole di un guardiano del faro francese di Ar-Men, uno dei più isolati dell’Atlantico: «Un faro senza l’occhio umano alle sue spalle non è niente. Diventa soltanto una torre destinata a degradarsi». Una frase che sintetizza la filosofia del museo: conservare non solo gli edifici e gli oggetti, ma soprattutto l’umanità che li ha resi vivi.
Il MuMaF si propone così come un autentico museo di comunità, capace di mettere in dialogo ricerca scientifica, patrimonio culturale e partecipazione collettiva. Un luogo dove il mare continua a raccontare le sue storie anche lontano dalla riva e dove la memoria diventa uno strumento per comprendere il presente e orientare il futuro.
Informazioni utili
MuMaF – Museo della Marineria e dei Fari
Via Cosimo Conte 27/29 – Conversano (BA)
+39 376 0764533
