#elezioniconversano2026. Fuori per un soffio. Anzi, per una firma. Il TAR Puglia ha messo il punto sulla vicenda della lista civica “Conversano Che Vorrei”, presentata a sostegno del candidato sindaco Mario Loiacono, confermandone l’esclusione dalla competizione amministrativa a Conversano.
La notizia è arrivata nella tarda serata, dopo che il giudice si è riservato ulteriore tempo per approfondire la documentazione.
«È un caso unico in Italia – ha detto Pasquale Gentile ai nostri microfoni – ciò che ci è accaduto, poiché abbiamo presentato la nostra lista venerdì 24, un giorno prima della scadenza. Tuttavia, il controllo dell’ufficio competente è avvenuto non in tempo utile per consentirci di rimediare alla presenza di firme doppie».
Il nodo è tutto nei numeri: le firme raccolte erano 186, ma dopo i controlli quelle valide sono scese a 174. Una sotto la soglia minima richiesta. Fatale. Alcuni sottoscrittori, infatti, risultavano già presenti in altre liste e sono stati automaticamente esclusi dal conteggio.
La lista ha provato a ribaltare la situazione, mettendo in discussione il metodo con cui sono state verificate le firme: doppie sottoscrizioni, tempi di priorità, gestione dei dati. Sul tavolo anche il dubbio – più delicato – sull’autenticità di alcune adesioni.
Ma il Tribunale Amministrativo non ha aperto spiragli. Le firme, essendo autenticate da pubblici ufficiali, valgono fino a prova contraria. E quella prova, per legge, passa da uno strumento preciso e pesante: la querela di falso. Che qui non è stata presentata.
Il dettaglio che ha espresso nella sentenza il TAR è il seguente “……. a seguito dell’esclusione di dodici nominativi, di cui undici per asserita “doppia sottoscrizione” e uno per avere il candidato medesimo firmato la propria candidatura, non raggiungendo così la soglia minima di 175
presentatori richiesta per i Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti”
Tradotto: il giudice amministrativo può controllare che la macchina funzioni, ma non può smontarla pezzo per pezzo per verificare cosa c’è dentro, se non viene attivata la procedura prevista.
Risultato finale: ricorso respinto, esclusione confermata.
Una storia che ricorda, senza troppi giri di parole, quanto in politica – come nella vita – a volte sia proprio l’ultimo dettaglio a fare la differenza. Una firma, appunto.
