«Sarò un uomo libero, sempre disponibile a soffrire, ma mai a subire».
Con queste parole il sindaco Giuseppe Lovascio ha aperto ufficialmente il suo quarto mandato alla guida della città di Conversano, nel corso della prima seduta del nuovo Consiglio comunale, iniziata alle ore 8.25 del 15 luglio e durata poco più di tre ore e mezza.
Una seduta segnata dagli adempimenti istituzionali, dal giuramento del primo cittadino, dalla convalida degli eletti e dall’elezione di Roberto Berardi alla Presidenza del Consiglio comunale, ma anche da un confronto politico particolarmente acceso all’interno della stessa maggioranza.
Berardi è stato eletto soltanto alla terza votazione, quando era sufficiente la maggioranza relativa, ottenendo 10 voti. Francesco Paolo Fanizzi ha raccolto quattro preferenze, mentre tre sono state le schede bianche.
Un risultato che ha certificato politicamente la scelta già anticipata nelle settimane precedenti, ma che ha anche portato in aula le tensioni nate intorno alla richiesta dei Popolari di affidare la Presidenza del Consiglio a Vito Cerri.
La Costituzione donata ai consiglieri
Nel suo intervento iniziale, Lovascio ha consegnato ai consiglieri comunali una copia della Costituzione italiana, accompagnata da una dedica di buon lavoro al servizio della città.
«Non è un dono per farvela studiare, perché sono certo che la conosciate già – ha spiegato il sindaco – ma vuole essere un augurio sincero per quello che sarà il vostro impegno al servizio della nostra città».
Lovascio ha sottolineato la presenza di numerosi giovani tra i banchi del Consiglio e ha richiamato tutti al rispetto dei valori democratici e dei rapporti umani.
«Lo spirito deve essere quello di servire il popolo mettendo da parte le ambizioni personali. Daremo il massimo con spirito di squadra e coesione. Auguro a tutto il Consiglio di dare sempre e comunque priorità ai valori della democrazia e ai rapporti umani che cercheremo di intrattenere tra noi».
Il sindaco ha quindi indicato alcune delle priorità del mandato: bambini, scuole, Biblioteca dei bambini, due asili nido e polo per l’infanzia, assicurando però che nessun settore della vita cittadina sarà trascurato.
La polemica sulla Presidenza del Consiglio
Il passaggio politicamente più delicato della seduta ha riguardato l’elezione del presidente del Consiglio comunale.
Nelle settimane successive al voto, il gruppo dei Popolari aveva rivendicato la Presidenza per il proprio primo eletto, l’avvocato Vito Cerri. In una nota del 25 giugno, il coordinatore cittadino Salvatore Nebbia aveva comunicato al sindaco che, durante un incontro programmatico, sarebbe stata individuata come soluzione coerente con il risultato elettorale l’assegnazione della Presidenza a Cerri.
Il movimento aveva ricordato di essere risultato la seconda forza più votata della coalizione e aveva contestato la successiva nomina di Stefano Caradonna ad assessore, dichiarando di non riconoscerlo come espressione politica del gruppo dei Popolari.
La ricostruzione non era però condivisa da tutta la lista. La componente Popolari Forza Conversano aveva infatti precisato che non sarebbe mai stata assunta una decisione collegiale per candidare Cerri alla Presidenza del Consiglio e che tale richiesta non poteva essere considerata espressione unitaria dell’intero raggruppamento.
Secondo questa componente, la proposta sarebbe stata promossa unilateralmente da Cerri con il sostegno del coordinatore cittadino, senza un preventivo confronto con tutti i candidati della lista.
La frattura interna ai Popolari è emersa anche durante la discussione sulla denominazione ufficiale della lista.
Cerri ha chiesto che fosse indicata semplicemente come “Popolari”, precisando che l’unico coordinatore riconosciuto è Salvatore Nebbia. La consigliera Elisabetta Di Mise, eletta nella stessa lista, ha replicato che la denominazione depositata e riportata negli atti elettorali è invece “Popolari Forza Conversano”.
Il Segretario generale ha chiarito che il verbale consiliare deve recepire la denominazione presente negli atti dell’Ufficio Centrale Elettorale, riservando agli uffici la possibilità di procedere a ulteriori accertamenti.
Miccolis: «I giochi erano già fatti»
Prima delle votazioni per la Presidenza è intervenuto il consigliere di opposizione Vincenzo Miccolis, che ha criticato il metodo seguito dalla maggioranza.
Miccolis ha evidenziato come la decisione sul nome del presidente sembrasse essere stata assunta in anticipo, senza un vero confronto all’interno dell’aula e senza coinvolgere le opposizioni.
Il consigliere ha ricordato che, in altre stagioni amministrative, la Presidenza del Consiglio era stata affidata a un esponente della minoranza, proprio per riconoscere al ruolo una funzione di equilibrio, garanzia e rappresentanza dell’intera assemblea.
La scelta di Berardi, del resto, era stata anticipata pubblicamente già alla fine di giugno, quando fonti giornalistiche avevano annunciato che sarebbe stato eletto presidente nella prima seduta, al termine del confronto politico tra la sua candidatura e quella di Vito Cerri.
Cerri si astiene: «È mancato il rispetto»
Al momento del voto, Vito Cerri ha espresso la propria astensione, motivandola con la mancanza di condivisione del metodo e con quella che ha definito una mancanza di rispetto politico e personale nei suoi confronti.
Cerri ha contestato il fatto che le decisioni sugli assetti istituzionali e amministrativi sarebbero state assunte senza un confronto adeguato e senza tenere conto della richiesta avanzata dal gruppo dei Popolari.
Il suo voto di astensione rappresenta un segnale politico molto netto e può essere interpretato come una rottura profonda nei rapporti tra il consigliere e il sindaco.
Ad onor di cronaca, quella tra Vito Cerri e Giuseppe Lovascio non è una frattura nata ieri.
I rapporti tra i due si erano già incrinati nella precedente amministrazione, quando Cerri, dopo essere stato nominato vicesindaco e assessore all’Urbanistica, rassegnò le dimissioni dalla Giunta. Ufficialmente parlò di motivi personali e professionali, ma il malessere politico era già evidente.
Eppure, anche questa volta, Cerri ha scelto di candidarsi nella coalizione di Lovascio, rivendicando con forza l’identità della propria lista, Popolari Forza Conversano.
Va detto che “Popolari” è il movimento che fa capo a Massimo Cassano, mentre la dicitura Forza Conversano richiama chiaramente Forza Italia, visto che nella lista si sono candidati anche gli azzurri Mottola, Centrone e Notarangelo.
Non essendoci un candidato unitario del centrodestra, quell’area politica ha finito per convogliare il proprio consenso su Giuseppe Lovascio, sostenuto da un’ampia coalizione di liste civiche.
I Popolari Forza Conversano hanno così giocato la loro partita mettendo sul tavolo tutte le proprie carte: il consenso personale di Vito Cerri, il pacchetto di voti della famiglia Di Mise, un’imponente campagna di volantinaggio porta a porta, sedi elettorali, manifesti in ogni dove, giornali e una comunicazione capillare affidata anche ai messaggi WhatsApp rilanciati da amici di amici.
Nella lista Vito Cerri ed Elisabetta Di Mise hanno corso in coppia. Cerri ha trainato la candidatura di Elisabetta, alla quale si è aggiunto il sostegno del cugino Domenico Di Mise, detto Mimmo, ex Consigliere di Forza Italia.
Il pacchetto di voti riconducibile a Mimmo Di Mise, in questa tornata elettorale, ha certamente agevolato Elisabetta Di Mise. Una scelta politica che inevitabilmente non è andata nella direzione dell’altra cugina, Catiana Sportelli, candidata nella lista AttivaMente, rimasta fuori dal Consiglio comunale.
Diversa è invece la posizione della terza cugina, Katiana Sportelli, assessora uscente alla Cultura, oggi consigliera comunale per effetto della surroga scattata dopo la nomina ad assessora di Francesca Lippolis.
Vale la pena ricordare che cinque anni fa Catiana Sportelli faceva parte della lista di Vito Cerri insieme a Roberto Berardi, allora alla sua prima esperienza politica, e Giuseppe Fanelli. Oggi gli equilibri sono completamente cambiati. Roberto Berardi e Catiana Sportelli hanno intrapreso un’altra strada, candidandosi nella lista AttivaMente.
Il risultato delle urne, almeno per Berardi, sembra dare ragione a un vecchio adagio: l’allievo ha superato il maestro.
Per Cerri, invece, qualcuno potrebbe richiamare un altro proverbio: chi troppo vuole, nulla stringe.
LA STORIA SI RIPETE
Nel 2020, Vito Cerri fu eletto consigliere nella coalizione di Giuseppe Lovascio. Lasciò poi il Consiglio per assumere gli incarichi di vicesindaco e assessore all’Urbanistica, con deleghe anche a Patrimonio, Contenzioso e Affari generali. Dopo circa un anno, il 3 novembre 2021, presentò le dimissioni dalla Giunta.
All’epoca Cerri spiegò pubblicamente che la decisione era dovuta esclusivamente a motivi personali e professionali: disse di non riuscire più a conciliare famiglia, studio legale e un assessorato che richiedeva una presenza quotidiana. Rinnovò anche la propria stima nei confronti di Lovascio e della maggioranza, respingendo le voci di conflitti politici.
Tuttavia, la stampa locale ricostruì un quadro più complesso. Cerri veniva descritto come una «voce fuori dal coro», isolata rispetto ai fedelissimi del sindaco e priva di un solido riferimento nel gruppo consiliare. Era stato tra i più votati e aspirava già allora alla Presidenza del Consiglio comunale, ma la carica fu affidata a Carlo Gungolo; a Cerri venne quindi assegnato l’assessorato all’Urbanistica.
Lo stesso Cerri, nell’intervista concessa a La Vipera dopo le dimissioni, ammise che la Presidenza del Consiglio era una sua aspirazione e osservò che, con quel ruolo, probabilmente non si sarebbe dimesso, perché il carico di lavoro sarebbe stato diverso.
La replica di Lovascio: «Non avere un ruolo è stata una tua scelta»
La replica del sindaco è stata altrettanto diretta.
Lovascio ha ricordato di aver proposto a Cerri un incarico in Giunta e ha sostenuto che la decisione di non ricoprire alcun ruolo nell’attuale assetto amministrativo sarebbe stata una scelta dello stesso consigliere.
«Ti avevo proposto di fare l’assessore. Quella di non avere un ruolo è stata una tua scelta», ha affermato il sindaco.
Lovascio avrebbe inoltre ricordato a Cerri che, quando gli era stata avanzata la proposta, si trovava politicamente solo.
Parole che non hanno ricomposto la frattura e che hanno anzi reso evidente la distanza tra i due, già emersa durante la complessa fase di formazione della Giunta e nella successiva contesa per la Presidenza del Consiglio.
Convalida degli eletti e surroghe
Durante la seduta, il Consiglio ha convalidato l’elezione del sindaco Giuseppe Lovascio e dei consiglieri comunali:
Vito Cerri, Elisabetta Di Mise, Roberto Berardi, Lorenzo Abbruzzi, Michele Lovascio, Bernardino Nardelli, Daniela Martino, Antonello D’Alessandro, Claudio Giannotta, Barbara Accardo, Vincenzo Miccolis, Mario Loiacono, Francesco Paolo Fanizzi, Antonella Giustiniani, Caterina Sportelli e Maria Siciliani, detta Mery.
Il Consiglio ha inoltre preso atto della cessazione dalla carica di consigliere comunale di Carlo Gungolo e Francesca Lippolis, entrambi nominati assessori.
Al loro posto sono entrati i primi dei non eletti delle rispettive liste:
- Antonella Giustiniani, in sostituzione di Carlo Gungolo;
- Caterina “Katia” Sportelli, in sostituzione di Francesca Lippolis.
Maria Siciliani, detta Mery, è invece subentrata al consigliere dimissionario Donato D’Attoma, detto Donatello.
La deliberazione relativa alla convalida degli eletti è stata approvata all’unanimità, così come la sua immediata eseguibilità.
La Commissione elettorale e i capigruppo
Nel corso della seduta sono stati eletti componenti della Commissione elettorale comunale:
- Michele Lovascio;
- Elisabetta Di Mise;
- Barbara Accardo.
Sono stati inoltre comunicati i capigruppo dei gruppi consiliari composti da almeno due consiglieri:
- Antonello D’Alessandro per il Partito Democratico;
- Daniela Martino per Conversiamo la Città;
- Vito Cerri per i Popolari.
Le deleghe ai consiglieri
Il sindaco ha anticipato anche alcune deleghe che saranno formalizzate nei prossimi giorni:
- Bernardino “Benny” Nardelli: Agricoltura, valorizzazione dei prodotti agricoli e strade rurali;
- Maria “Mery” Siciliani: Artigianato, valorizzazione dei prodotti artigianali e gemellaggi;
- Daniela Martino: Strategie, promozione e valorizzazione dei prodotti tipici;
- Michele Lovascio: Eventi culturali e sportivi;
- Caterina “Katia” Sportelli: Mostre e spazi dedicati all’arte.
La composizione della Giunta Lovascio
Durante il Consiglio comunale è stata ricordata anche la composizione della Giunta, ufficializzata il 1° luglio.
Giuseppe Lovascio – Sindaco
Deleghe trattenute: Lavori pubblici ed Ecologia.
Carlo Gungolo – Vicesindaco
Urbanistica, Pianificazione territoriale, Turismo, Triggianello, Trasporti pubblici, Contenzioso, Servizi cimiteriali, Verde pubblico e Toponomastica.
Stefano Caradonna – Assessore
Ambiente, Patrimonio e manutenzioni, Mobilità e traffico, Mobilità sostenibile, Protezione civile ed Ente Parco.
Rosa Anna Ramunni – Assessora
Politiche culturali, Biblioteche e Polo museale, Commercio, Fiere, Suap, Distretto urbano del commercio, Decoro urbano, Comunicazione istituzionale, Politiche giovanili e del lavoro, Sport e Marketing territoriale.
Francesca Lippolis – Assessora
Pubblica istruzione, Politiche sociali, Piani di zona, Polizia locale, Servizi demografici, Pari opportunità e Politiche abitative.
Fabio Locaputo – Assessore
Servizi finanziari, Tesoreria, Personale, Bilancio, Tributi, Servizi al cittadino e Digitalizzazione Smart.
Con l’elezione di Berardi si apre dunque ufficialmente il nuovo ciclo amministrativo. Ma il quarto mandato Lovascio nasce con una prima, evidente crepa politica: nessuna uscita formale dalla maggioranza, ma una frattura con Vito Cerri che, dopo le parole pronunciate in aula, difficilmente potrà essere liquidata come una semplice divergenza sui nomi.









