Mola di Bari. Mostre. C’è un filo sottile che attraversa il Novecento artistico italiano e collega la tradizione classica alla sensibilità moderna. Quel filo ha il nome di Bruno Calvani (1904-1985), scultore pugliese di grande raffinatezza formale, oggi protagonista della mostra retrospettiva “Bruno Calvani. La luce sull’antico”, inaugurata il 28 febbraio 2026 negli spazi del Castello Angioino-Aragonese di Mola di Bari.

L’esposizione, ideata dalla Cooperativa Armida e curata dal professor Massimo Guastella, riporta l’attenzione su un artista schivo ma di grande statura, capace di dialogare con i grandi protagonisti dell’arte europea del suo tempo. Il progetto è sostenuto dal Comune di Mola di Bari e dalla Regione Puglia – Puglia Culture.

La mostra, che sarà aperta fino al 30 settembre, raccoglie 55 opere, tra cui 33 sculture, insieme a dipinti, disegni e incisioni che raccontano oltre sessant’anni di attività artistica. Il percorso espositivo è articolato in quattro sezioni cronologiche che accompagnano il visitatore dagli esordi dell’artista fino agli anni della piena maturità.

Dalla formazione alla Parigi degli artisti

La vocazione artistica di Calvani nasce molto presto. Nel 1918 apprende i primi rudimenti della scultura nella bottega dello scultore barese Gaetano Stella. Poco dopo entra in contatto con l’ambiente artistico romano, frequentando luoghi simbolo della cultura come il Caffè Greco e il Caffè Aragno, dove conosce importanti artisti e intellettuali.

Negli anni Venti si trasferisce a Milano, dove incontra Adolfo Wildt, maestro della scultura moderna, che ne perfeziona la formazione. Ma è Parigi a segnare una svolta decisiva: dal 1928 Calvani vive nella capitale francese, entrando nel fermento artistico di Montparnasse e partecipando ai Salon e alle mostre collettive.

Qui entra in contatto con artisti come De Chirico, Campigli, Savinio e Severini, protagonisti della comunità degli italiani a Parigi. Le influenze francesi, in particolare quelle degli scultori Maillol e Despiau, contribuiscono a definire il suo linguaggio, sempre in equilibrio tra classicità e modernità.

Il ritorno in Italia e i riconoscimenti

Durante la Seconda guerra mondiale Calvani rientra in Italia e si stabilisce a Milano, dove avvia una stagione artistica intensa. Espone alla Quadriennale di Roma, alla Triennale di Milano e alla Biennale di Venezia del 1952, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico nazionale.

Nel 1965 viene nominato Accademico di San Luca, uno dei più prestigiosi riconoscimenti per un artista italiano. La sua ricerca resta fedele alla figurazione: nudi femminili, ritratti, paesaggi e figure sospese tra equilibrio classico e sensibilità contemporanea.

La luce dell’antico

Le sculture di Calvani hanno una caratteristica inconfondibile: la luce.

Una luce morbida, diffusa, che avvolge i volumi senza spezzarli. Una luce che sembra arrivare direttamente dall’antico – dalla scultura greca e romana – ma che si rinnova in una visione moderna e personale.

Non è un caso che i critici abbiano parlato di opere “piene di luce, dolcemente diffusa e ferma”, capaci di coniugare tradizione e modernità senza contraddizioni.

Un ritorno alla memoria

La mostra si chiude con una delle opere più sorprendenti dell’artista, “Il Carciofo”, un disegno realizzato negli ultimi anni di vita, quasi una meditazione poetica sul tempo e sulla memoria.

Con questa retrospettiva, Mola di Bari restituisce al pubblico una figura che merita di essere riscoperta: un artista che ha attraversato il Novecento restando fedele alla propria identità stilistica e alla forza silenziosa della forma.


Info mostra

📍 Castello Angioino-Aragonese – Mola di Bari
📅 fino al 30 settembre 2026
🕙 martedì-venerdì 10-13 (pomeriggio su prenotazione)
🕙 sabato-domenica 10-13 / 16-20
🎟 biglietto: 3 €