Don Angelo Fanelli

Appuntamento con la storia a Conversano, in occasione della presentazione dei volumi Le pergamene di Conversano. Fondo Tarsia 1347-1715 (Vol. I – Tomo 1 e Tomo 2), curati da don Angelo Fanelli (Aga Editrice), presso la Biblioteca Diocesana. 

Quattro secoli di vicende civili, religiose e amministrative tornati alla luce dopo un ritrovamento negli Stati Uniti. Il Fondo Tarsia, infatti, fa parte di un vastissimo patrimonio di pergamene andato disperso e inizialmente venduto in seguito all’estinzione della famiglia. I documenti sono stati rinvenuti anni dopo negli Stati Uniti, nell’ambito dell’operazione Chicago condotta dall’FBI, per poi essere ricondotti al loro contesto originario, la città di Conversano.

Visibilmente emozionato, l’autore ha parlato davanti a una numerosa platea, che nel corso della serata ha potuto scoprire una ricca serie di dettagli illustrati attraverso fotografie videoproiettate.

“Conoscete la mia ritrosia a parlare, tanto più in questa mia stagione della vita, come si suol dire.  Ma voglio dirvi il motivo per cui non ho voluto mettere sulle spalle di qualche presentatore, peraltro di grido — e disponibile, lo riconosco — il compito di introdurmi.

Le prime parole di don Angelo Fanelli hanno introdotto un importante momento di riflessione sulla deriva sociale legata ai nuovi media, soffermandosi sulla “logica dell’apparire”, oggi amplificata all’infinito dai social media, e ponendo l’accento sul valore della biblioteca come luogo che resiste a questa dinamica. 

“Penso che questo mio modo di presentarvi discenda non da una scelta dei secondi posti, ma da una scelta soltanto culturale. Perché oggi, soprattutto oggi, impera il video ergo sum rispetto alla realtà. Si esiste se si appare. E allora ci si sbraccia con le parole, con i gesti, per dare di sé un’immagine, amplificata all’infinito dai mezzi di cui disponiamo. Purché si appaia. Si appaia con il rosario in mano. Si appaia con firme ostentate — consentitemi l’espressione — quasi simboli di potenza. Si reclama persino il paradiso e nello stesso tempo si organizzano conquiste, si preparano attacchi, si pianificano conflitti. 

Penso ai giovani. Penso ai ricercatori, a quelle ragazze e a quei ragazzi che lavorano ogni giorno per qualcosa che è più grande di loro: il bene dell’umanità. Molti di loro riescono a malapena a modulare la propria vita su uno stipendio, su un reddito che francamente è visibile, e non soltanto se paragonato a grossi personaggi sportivi e anche imprenditoriali. Potrei continuare, ma la pratica potrebbe essere abbastanza lunga. E allora voglio semplicemente dirvi di questa mia scelta semplice, che non è da considerare come una prolusione o una conferenza, ma semplicemente come una chiacchieratina tra amici, in un luogo che resiste a questa logica dell’apparire. La biblioteca custodisce. Attende.” 

Claudio Masciopinto, collaboratore dell’Archivio Diocesano e ricercatore antropologo
Claudio Masciopinto, collaboratore dell’Archivio Diocesano e ricercatore antropologo

Al margine dell’incontro abbiamo intervistato Claudio Masciopinto, collaboratore dell’Archivio Diocesano e ricercatore antropologo, che ha raccontato alcuni aspetti salienti del Fondo. 

Ci può raccontare chi erano i Tarsia? “I Tarsia erano una delle famiglie più note di Conversano, parte di quella fetta egemonica che raccontava la storia attraverso illimitate raccolte di scritti, bolle papali, atti amministrativi e pergamene.”

Di che periodo storico si parla?  “Mediante esse, si riesce a ricostruire una storia identitaria della città e la presenza del popolo. Datate intorno alla metà del milletrecento e l’inizio del millesettecento; 

C’è qualche dettaglio o curiosità emerso dalla lettura degli scritti? “Il dettaglio più curioso emerso dalla lettura degli scritti è l’attenzione dettagliata verso la scrittura. In particolare, gli incipit presentano disegni, forme umanoidi e antropomorfe; dunque appare questo legame tra storia dell’arte e storia archivistica. Questa scoperta permette dunque di far luce su alcuni aspetti storici e di riconsegnare alla comunità un patrimonio collettivo, tramite carta che permane e che resiste come visione anacronistica rispetto ai social media.”

Non c’è più alcun erede dei Tarsia ad oggi? “Non c’è una risposta certa ma si può confermare la rilevanza che la famiglia ha avuto nella storia della città. Don Angelo ha fatto un lavoro di pregio, traducendo dal latino e trascrivendo ogni singola pergamena. L’opera, articolata in due tomi, offre un’analisi rigorosa e sistematica dei documenti, contribuendo in modo significativo allo studio della diplomatica, dell’archivistica e della storia locale, e si propone come strumento imprescindibile per studiosi, ricercatori e appassionati.”

L’iniziativa è stata promossa dalla Diocesi Conversano-Monopoli e dal Comune di Conversano – Assessorato alle Politiche Culturali, in collaborazione con l’Archivio Diocesano di Conversano, l’Archivio Capitolare e la Biblioteca “D. Morea”. Chi volesse acquistare l’opera può rivolgersi presso l’Archivio, via dei Paolotti, accanto al Seminario.  Info_tel: 080.495.91.94.

Le foto in pagina sono di #Mimmo Donghia