#elezioniconversano2026 – Piazza Cimarrusti il luogo del dialogo scelto dalla lista Avanti Socialisti a sostegno del Candidato Sindaco Vincenzo Miccolis. Davanti ad un gremito pubblico si sono alternati tutti i candidati della lista. Ne riportiamo alcuni interventi, a titolo rappresentativo, per dare il senso di una serata ricca e partecipata.

Ciccio Magistà: “Noi siamo alternativi”. Ad aprire la serata è Ciccio Magistà, voce storica del Partito Socialista conversanese, che va dritto al punto. “Non vi chiediamo semplicemente di votare il Partito Socialista. Vi chiediamo qualcosa di più: di conoscere, capire e scegliere consapevolmente questo gruppo. Perché dietro di noi non c’è una lista nata ieri. C’è un gruppo che si incontra da anni, con costanza, una volta a settimana, senza ruoli, senza poltrone, senza rappresentanza in Consiglio Comunale. Eppure ci siamo sempre stati. Abbiamo studiato, discusso, approfondito. Senza l’ansia della politica urlata, senza la necessità di attaccare qualcuno per esistere. Noi non siamo contro qualcuno. Noi siamo alternativi. Questo percorso dura da 17 anni. E in democrazia esiste una parola semplice, antica e potente: alternanza. Dopo 17 anni, crediamo che sia il momento di cambiare. Abbiamo provato a costruire un’unità a sinistra. Non ci siamo riusciti. Non per il nome del candidato, ma per differenze profonde su metodo, visione e alleanze. E allora abbiamo scelto una strada chiara: andare avanti con coerenza. Perché la politica è una cosa seria. E noi la prendiamo sul serio. Ci diranno che siamo divisi. Ci diranno che non siamo ‘utili’. Ma diciamocelo chiaramente: il voto utile non esiste. Esiste il voto comodo, quello di chi sceglie chi pensa vincerà. E poi esiste il voto vero: quello di chi crede, partecipa, spiega, convince. Il voto proattivo. La domanda è semplice: in questi 17 anni questa città è stata governata davvero bene? Noi pensiamo di no. Pensiamo che sia mancata una visione. Pensiamo che si sia navigato a vista.

Noi vogliamo fare il contrario. Un progetto di città serio, onesto, che non promette ciò che non può mantenere. Un progetto che ha il coraggio di dire dei no, ma anche la forza di valorizzare ciò che questa comunità ha di migliore. Perché la parte migliore di questa città esiste. Ed è quella che non cerca potere, ma senso. Per questo non vi chiediamo solo un voto. Vi chiediamo di innamorarvi di questo progetto. Perché questo progetto non finisce il 25 maggio. Non finisce all’eventuale ballottaggio. Questo è un progetto che continua. Con voi. Dentro la città. Ogni giorno.”

Giuseppe Laselva: “La politica è lo strumento del sorriso”Giuseppe Laselva porta in piazza un po’ di ironia. Il suo intervento inizia con una battuta che strappa subito l’applauso — e il sorriso, appunto: “Vincenzo e Ciccio sono venuti a casa mia a piangere: ti prego, vieni, mettiti in lista.” Risate in piazza. Ma subito dopo, il punto vero: “La politica è lo strumento del sorriso. La politica è lo strumento per creare benessere nella comunità. E la comunità esprime il suo benessere quando è felice, quando sorride.” Laselva parla di politica come si parla di famiglia: con doveri, diritti, piaceri e — soprattutto — con un legame profondo che non si sceglie per convenienza ma si coltiva ogni giorno. “Prendersi cura della propria comunità è come prendersi cura dei propri affetti. Questo è il senso della mia candidatura.” Tra i temi che gli stanno più a cuore, uno emerge con forza: la cultura. “Da cittadino, prima ancora che da candidato, pretendo l’ingresso libero alle nostre bellezze per noi conversanesi.” Una provocazione semplice ma potente. Il polignanese e il monopolitano vivono la propria identità ogni giorno, passeggiando tra i propri monumenti, scendendo sul proprio lungomare. A Conversano, invece, la cultura è chiusa — fisicamente e simbolicamente. “È ora di aprirla alla nostra comunità.”

Pamela Fanelli: “Una città senza confini” – Ha preso poi la parola Pamela Fanelli, già consigliera comunale e capogruppo, voce autorevole e appassionata della politica locale. Ha raccontato la sua candidatura come una scelta di cuore, non di calcolo: “Questa è una candidatura che unisce e non divide.” Con la leggerezza di chi sa usare l’ironia senza perdere il filo, ha trasformato un piccolo incidente della serata — è andato via l’audio — in una metafora perfetta del progetto: “Quello che vogliamo costruire è esattamente questo. Una città senza confini, dove non si lascia indietro nessuno.” Socialista per tradizione di famiglia, Fanelli ha rivolto un pensiero speciale ai giovani presenti: “Ho promesso ai ragazzi che questa sarà una delle più belle avventure della loro vita.” Non un’esagerazione — una promessa.

Il nome attorno a cui si raccoglie tutta la lista è quello di Vincenzo Miccolis: non solo il candidato sindaco, ma la sintesi di ciò che il partito vuole essere e di ciò di cui Conversano ha bisogno.

Valentina Lovecchio, “L’esempio è tutto”. – A chiudere gli interventi è stata la segretaria del Partito Socialista, Valentina Lovecchio, con le parole forse più nette della serata. “I cittadini fanno politica ogni giorno, con le loro scelte. Non devono sentirsi distanti da essa, perché le loro scelte condizionano quelle di chi li amministra — e viceversa. È un rapporto alla pari.” Lovecchio ha poi detto chiaramente ciò che i socialisti conversanesi non hanno mai accettato: chi fa politica non può ergersi a detentore della verità, non può assumere un ruolo giudicante verso gli altri. È stata proprio questa cultura — diffusa negli ultimi anni in città — a spingere anche lei a candidarsi in prima persona, uscendo dal ruolo tradizionalmente più defilato del segretario di partito.

“L’esempio è la ricchezza più grande che ognuno di noi può offrire ogni giorno. Solo attraverso l’esempio si costruisce qualcosa di concreto e duraturo.” Così il candidato Sindaco Miccolis ha ribadito: “Abbiamo scelto questo luogo non per caso. Perché ogni nostra decisione nasce dal confronto. Noi discutiamo tutto, anche ciò che può sembrare secondario. Non decidono pochi: decidiamo insieme. E anche scegliere dove presentarci alla città è una scelta politica. Perché la presentazione di una lista è, in fondo, la rappresentazione di ciò che vogliamo essere. E noi vogliamo essere anche la periferia. Vogliamo essere quella parte di città che non coincide solo con il centro, con i luoghi più belli e rappresentativi. Certo, il castello, le piazze, il cuore storico sono importanti. Ma esiste una città più ampia: quella che vive ogni giorno, che lavora, che cresce spesso lontano dai riflettori. È lì che vogliamo stare. Questo luogo parla anche di memoria e di impegno. Parla di chi ha servito lo Stato, di chi ha lavorato per la sicurezza di tutti. E allora il tema della sicurezza non può restare ai margini. Non è una questione di controllo, ma di serenità. Di sentirsi tutelati, nelle proprie case e nelle proprie strade. Oggi, invece, ci troviamo con un presidio fondamentale come la caserma dei Carabinieri sottodimensionato, a fronte di esigenze sempre più complesse. Eppure, per anni, questo tema è stato poco affrontato. Come se bastasse dire che va tutto bene. Noi pensiamo che non sia così. E pensiamo che affrontare i problemi sia il primo passo per risolverli. Allo stesso modo, non siamo qui per attaccare qualcuno. Non ci interessa. Noi immaginiamo una città che torni a essere unita, una città in cui il confronto non è scontro, ma occasione di crescita.

Perché anche chi la pensa diversamente può offrire un punto di vista utile. Lo abbiamo visto chiaramente: molti dei temi che oggi emergono nel dibattito pubblico sono stati proposti da noi mesi fa. Questo significa che il nostro lavoro ha inciso. Che qualcosa si è mosso. Ma avere idee non basta.
Serve visione. Serve capacità di tradurle in azioni concrete. Pensiamo all’urbanistica. Conversano è stata tra i primi comuni a dotarsi di uno strumento capace di guidare lo sviluppo in modo ordinato. Poi quel percorso si è interrotto.

E oggi vediamo le conseguenze: zone senza servizi adeguati, crescita non sempre armonica, mancanza di programmazione. Eppure tutto è collegato. Non si può parlare di lavoro senza parlare di sviluppo del territorio. Non si può affrontare il tema sociale senza creare opportunità. Non si può immaginare crescita senza mettere in relazione agricoltura, artigianato e industria. Noi vogliamo ripartire da qui. Da un’idea di città costruita con metodo, con serietà, con responsabilità.

Siamo un gruppo che ha lavorato in questi anni, senza visibilità ma con costanza. Un gruppo che oggi è pronto. Per questo abbiamo fatto una scelta chiara: andare da soli. Non per isolarci, ma per restare coerenti. Liberi di portare avanti un progetto senza compromessi, liberi di dire sì quando è possibile e no quando è necessario. Perché governare significa scegliere. E noi siamo pronti a farlo. Come diceva prima Tonio, immaginiamo quella che è stata anche la nostra tradizione, che metteva insieme più parti della società e le univa nella ricerca di azioni congiunte. Non a caso, quando abbiamo il piano regolatore, è stato realizzato; quando sono stati fatti grandi progetti, sono stati realizzati insieme, con amministrazioni che tenevano insieme gran parte della città.

Stavo dicendo del piano regolatore. Immaginate che siamo stati tra i primi paesi a dotarci di uno strumento urbanistico che ci ha consentito uno sviluppo della città assolutamente ordinato. A un certo punto si è interrotta l’azione di ricerca urbanistica che potesse favorire anche lo sviluppo della città in maniera organica. Si è cominciato a programmare interventi slegati, anche qua, per cercare di modificare condizioni che prima c’erano e che ancora adesso ci sono. Faccio riferimento, quindi, alla nascita di strutture in zone in cui non potevano sorgere oppure alla mancanza di servizi per alcune strutture. Questo significa magari creare uno sviluppo a monte che non è del territorio. Questo non significa disdegnare le attività. Ho rappresentato in altre circostanze che per me la questione urbanistica è fondamentale, così come è fondamentale la questione delle scelte che si possono fare nel sociale. Ma le due questioni si intersecano, perché per vincere la povertà è necessaria la formazione di posti di lavoro, dare dignità alle persone. Ma se abbiamo un traffico veicolare che non consente, per esempio, l’attivazione di alcuni percorsi – immaginiamo la direttrice che conduce da Rutigliano verso Conversano e attraversa la zona artigianale – e non immaginiamo uno sviluppo armonico, quindi non portiamo servizi utili, e non immaginiamo, per esempio, che lo sviluppo del territorio, come diceva prima Tonio a proposito dello sviluppo agricolo, venga alimentato e armonizzato anche con quello industriale e artigianale, allora restiamo fermi. Queste sono le problematiche che noi vogliamo affrontare. Queste sono le questioni che stiamo cercando di risolvere.

E come lo facciamo? Guardate, lo dicevo a qualcuno prima: è stato interessante. Ieri sera abbiamo fatto un confronto con gli altri candidati. È stato interessante e lo considero già un dato politico, una prima vittoria politica. Noi ci siamo confrontati con tutti, ci siamo confrontati in questi anni anche sulle questioni programmatiche.

Immaginate che a luglio dell’anno scorso abbiamo realizzato il programma insieme alla cosiddetta coalizione di centrosinistra. I temi che ha affrontato ieri sera il candidato dell’area, il professor Franco, sono tutti temi proposti da noi. Io l’ho detto a qualcuno: mi sono sentito un po’ scippato, perché noi abbiamo dato degli input che sono stati raccolti.

È una vittoria politica, perché significa che si è formata una sensibilità. Vedo che adesso anche nell’altra coalizione qualcuno comincia finalmente a pensare che Conversano è a sette chilometri dal mare. Meno male che se ne sono accorti dopo diciassette anni e che si propongono le navette. Benissimo, questo è quello che si può fare. Ma quello che noi lamentiamo è l’assenza di un’attività politica vera, concreta.

E quindi ci proponiamo come gruppo, come partito coeso, perché siamo pronti a governare. Perché già in questo gruppo possono uscire tutti i componenti del consiglio comunale che possono governare. E voglio dire un’altra cosa: la nostra è stata una scelta voluta. Noi abbiamo scelto di andare da soli, perché vogliamo offrire a Conversano un’alternativa. Perché siamo gli unici che possono mettere d’accordo quelli che hanno litigato, che hanno deciso di essere divisi, come diceva Valentina, e come diceva anche Sebastiano che ha vissuto questa cosa. Il problema è quando non siamo capaci di dare spazio a chi ha un’idea diversa dalla nostra. E quindi, come diceva Ciccio, la nostra volontà è quella di essere alternativi a un governo che mette insieme una coalizione che raccoglie un po’ tutto. All’interno della coalizione di Giuseppe ci sono pezzi del Partito Democratico. Giuseppe ha sostenuto apertamente Decaro e alcuni candidati del Partito Democratico, ma ci sono anche pezzi della Lega, pezzi di Fratelli d’Italia, pezzi di ogni parte del panorama politico nazionale e locale, legati soltanto dall’idea di poter vincere le elezioni.

Ma una progettualità specifica non l’hanno. Giuseppe dice che vuole portare avanti i progetti cominciati. Io su questo ho discusso. Ma è possibile immaginare, faccio degli esempi, una raccolta porta a porta che è stata privata per tutti questi anni di un centro di conferimento dei rifiuti e che ancora oggi non c’è?

È possibile immaginare, a proposito della discarica, che siano state messe delle somme in bilancio per evitare un periodo critico, quando si è posta la questione di un possibile pagamento? Certamente sono state accantonate delle somme. Quindi, fuori da ogni demagogia, nessun danno a Conversano. Ma questa è ordinaria amministrazione. Questo non lo si fa perché qualcuno ha fatto qualcosa di straordinario: lo si fa perché si deve fare. È una scelta assolutamente ordinaria. E allora noi dobbiamo andare oltre. Andare oltre per essere il punto di equilibrio.

Il voto è super utile per un motivo: guardate i numeri delle ultime elezioni. Noi dobbiamo arrivare al ballottaggio. Non c’è l’illusione di una vittoria eclatante. Io non mi illudo che la città si svegli improvvisamente e decida di cambiare. Non credo. Io sono una persona concreta. Proprio perché sono concreto, ritengo che possiamo arrivare al ballottaggio. E il numero di voti necessario non è altissimo: lo stimo intorno ai 3.200-3.500, dipenderà dagli elettori. E dico che, se ciascuna delle persone che è qui vorrà dare il proprio contributo, oltre al nostro impegno, è una cifra che si può raggiungere. Lo dico nell’interesse di tutti, perché siamo gli unici che successivamente potranno mettere insieme chi proviene da una tradizione democristiana e chi ancora oggi si riconosce nella rifondazione comunista, passando per chi si riconosce nel Partito Democratico in tutte le sue sfumature. Siamo gli unici che possono provare a realizzare un’alternativa vera per Conversano, non per andare contro qualcuno, ma per migliorare quello che è stato fatto e soprattutto superarlo. Riportare Conversano ad avere quel ruolo che merita per la storia che ha avuto. Noi siamo un territorio importante: una parte guarda verso la Murgia, verso il territorio rurale; un’altra è vicinissima al mare. Abbiamo delle possibilità. Ma soprattutto abbiamo la possibilità di vivere meglio, di svilupparci meglio. E soprattutto, lo dico da cittadino, di vivere meglio la nostra città.”