Riceviamo e pubblichiamo
Il 24 settembre 1896 nasceva in Liguria Sandro Pertini, destinato a essere uno dei principali dirigenti della Resistenza antifascista e poi il più popolare presidente della Repubblica che persone come lui avevano contribuito a fondare.
Il 26 settembre 1921 veniva assassinato a Mola di Bari da una squadraccia fascista il deputato socialista Giuseppe Di Vagno per il suo impegno inesauribile contro l’oppressione sulle classi lavoratrici pugliesi.
In questo intreccio di date e di figure noi socialisti vediamo un nostro patrimonio che non possiamo permettere venga disperso o utilizzato in modo improprio né dalle destre al potere né da quella parte della sinistra a favore delle guerre, del plebiscito dei mercati e delle politiche antipopolari.
Il socialismo è opposizione personale e collettiva alle guerre: le vicende dei giovani Di Vagno e Matteotti e di tantissimi altri socialisti e socialiste al tempo della grande guerra ce lo dimostrano. Nonostante diffamazioni, minacce, condanne, repressione, essi mantennero alta l’unica bandiera che doveva essere mostrata: “viva l’Internazionale dei lavoratori!”, “guerra alla guerra!”. Il PSI di allora – faro di una seconda Internazionale in crisi –potrà presentarsi come il partito della pace, dell’odio verso i massacratori dei soldati e gli oppressori dei lavoratori. Di Vagno subirà per la sua propaganda contro l’interventismo un processo e un internamento. Come dimostrano la pagina Wikipedia a suo nome e parte della storiografia benpensante, tale scelta, coerente col suo partito, è completamente omessa.
Il socialismo è antifascismo, anzi l’originario antifascismo. Sin dalla sua “giravolta” dell’autunno 1914, Mussolini fu non solo cacciato dal partito e dal suo glorioso quotidiano, l’Avanti!, ma disprezzato dalle classi popolari che impararono – ben prima degli intellettuali e dei liberali di ogni risma – a riconoscere nel futuro dittatore un volgare truffatore, un torbido voltagabbana, una figura pericolosa – come tutti i sovversivisti – per ogni tentativo di emancipazione popolare.
Proprio in Puglia gli squadristi fascisti furono manifestamente il braccio armato della reazione dei proprietari agrari, della borghesia nazionalista e delle forze clerico-reazionarie: l’uccisione premeditata del compagno Di Vagno era stata preceduta dal massacro indistinto delle masse socialiste a San Giovanni Rotondo (ottobre 1920) e sarà seguita da una progressiva repressione su tutti i compagni che porterà molti di loro alla fame o all’emigrazione durante il ventennio nero. Pertini e i tanti compagni nei gruppi militari e civili della Resistenza sapranno riscattare l’Italia dalla dittatura e contribuire in modo decisivo negli anni della prima Repubblica a consolidare le istituzioni democratiche e le conquiste costituzionali.
Per noi compagni e compagne impegnati da anni nella ricostruzione di un partito per il socialismo in Italia le figure di Di Vagno e Pertini non sono oggetti da museo ma figure magistrali di una tradizione che cerca di continuare in ogni lotta per la difesa e l’attuazione della Costituzione, contro ogni rigurgito fascista e reazionario, contro il partito euroatlantico della guerra e del sostegno al genoc1d1o.
Noi socialisti abbiamo deciso: sabotaggio a ogni costo delle guerre in cui le classi dirigenti – sia di destra sia di certa sinistra – vogliono condurci; solidarietà internazionalista ai popoli che lottano contro l’imperialismo (Venezuela, Cuba, Iran, Burkina Faso) e alla resistenza palestinese in tutte le sue forme. Sappiamo che Di Vagno e Pertini sarebbero con noi, anzi sarebbero loro i nostri dirigenti politici. Non accettiamo né la rimozione del contributo dei socialisti nella storia democratica italiana né la riscrittura in chiave moderatista e liberale di tale storia. Esclusi da quasi tutti i luoghi della rappresentanza politica ufficiale, noi socialisti e socialiste utilizziamo le piazze, i luoghi di lavoro, i nostri testi e comizi per riaffermare le nostre ragioni.
Per Risorgimento socialista Puglia
Gaetano Colantuono – iscritto Bari

