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Educazione al consenso, G.I.R.A.F.F.A. contro il Governo: «Ripristinare le risorse»

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L’associazione contesta la rimodulazione dei fondi destinati alle scuole e chiede finanziamenti autonomi per il cyberbullismo e il coinvolgimento dei centri antiviolenza. L’allarme arriva dopo i dati del Dossier indifesa 2026: in Italia 7.272 vittime minorenni nel 2025.

«Di che cosa ha paura questo Governo? Delle emozioni? Di ragazze e ragazzi che imparano a riconoscerle, a dare loro un nome, a interrogarsi sull’amore?». Parte da queste domande la presa di posizione dell’APS G.I.R.A.F.F.A. che, su sollecitazione della socia Alessandra Caiulo, contesta le scelte del Governo Meloni sull’educazione affettiva nelle scuole e la rimodulazione delle risorse destinate alla prevenzione della violenza contro le donne.

Per l’associazione, interrogarsi sull’amore significa anche imparare a riconoscere il potere, il possesso, la libertà e i confini che nessuno ha il diritto di oltrepassare. Una necessità educativa che assume particolare rilievo alla luce dei dati diffusi dalla Fondazione Terre des Hommes nel Dossier indifesa “La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo” 2026, richiamati nel comunicato.

I dati, elaborati dal Servizio analisi criminale della Direzione centrale della Polizia criminale, indicano per il 2025 7.272 vittime minorenni di reati in Italia, con una netta prevalenza femminile. Rispetto al 2024 l’aumento è di circa l’1%, pari a 68 vittime in più. Nell’arco di dieci anni la crescita raggiunge invece il 43%: rispetto al 2015 si contano 2.192 vittime in più.

Il reato più frequente è quello dei maltrattamenti in famiglia, con 3.008 vittime, il 41,4% del totale. Seguono la violenza sessuale, con 881 vittime, la violenza sessuale aggravata, con 664, e l’abbandono di persone minori o incapaci.

Al centro della contestazione ci sono i finanziamenti per le attività educative nelle scuole secondarie. Secondo quanto ricostruisce G.I.R.A.F.F.A., la legge di Bilancio 2026 aveva stanziato 7 milioni di euro all’anno per il 2026 e il 2027, destinandoli alla prevenzione della violenza contro le donne. La disposizione richiamava espressamente il consenso, il diritto all’integrità fisica, il rispetto reciproco e la consapevolezza affettiva. Prevedeva inoltre la possibilità di coinvolgere i centri antiviolenza, portando nelle aule l’esperienza di chi incontra quotidianamente donne alle quali quei diritti sono stati negati.

Il decreto-legge del 30 settembre, denuncia l’associazione, avrebbe modificato quella destinazione: quattro milioni di euro all’anno sono stati spostati sul contrasto al cyberbullismo, mentre gli altri tre sono confluiti nel finanziamento di percorsi più generali sul rispetto, sulle relazioni e sul contrasto alla violenza di genere. Nella disposizione che finanzia questi percorsi, sottolinea G.I.R.A.F.F.A., non vengono più nominati il consenso, l’integrità fisica, la consapevolezza affettiva e i centri antiviolenza.

«Perché dobbiamo scegliere tra proteggere un ragazzo dalla violenza online e insegnargli a riconoscere la violenza dentro una relazione? Perché due necessità educative devono contendersi le stesse risorse?», domanda l’associazione, contestando anche la scelta di rendere generico un intervento che aveva «un nome, uno scopo e una direzione precisi».

Nella lettura proposta da G.I.R.A.F.F.A., la rimodulazione del fondo non rappresenta un episodio isolato. Il comunicato la colloca in una successione di scelte che comprende la legge Valditara, richiamata per il consenso preventivo delle famiglie alle attività scolastiche riguardanti la sessualità e per l’esclusione di tali attività dalla scuola dell’infanzia e primaria.

L’associazione richiama inoltre la riforma della violenza sessuale: nel testo base adottato in Commissione Giustizia al Senato, osserva, il principio del consenso libero e attuale è stato sostituito con quello della volontà contraria, rimettendo in discussione il testo precedentemente approvato all’unanimità dalla Camera.

«Un provvedimento dopo l’altro, una parola dopo l’altra e ogni volta si restringe un po’ lo spazio nel quale ragazze e ragazzi possono conoscere, comprendere, scegliere», sostiene G.I.R.A.F.F.A. «Educare non significa riempire i ragazzi e le ragazze delle risposte che abbiamo già deciso per loro».

La questione riguarda, dunque, anche il modello di scuola. Per l’associazione, dovrebbe essere il luogo in cui il sapere si costruisce insieme, attraverso un’educazione plurale, aperta e orizzontale. Il rischio denunciato è invece quello di un modello sempre più verticale, nel quale gli adulti stabiliscono i confini del confronto e gli studenti, che dovrebbero esserne protagonisti, finiscono per non avere realmente voce.

La critica si estende alle priorità della spesa pubblica. G.I.R.A.F.F.A. richiama il Documento programmatico di finanza pubblica, nel quale, secondo quanto riportato nel comunicato, il Governo prevede di utilizzare nuovi margini di spesa per aumentare di circa 14,4 miliardi di euro gli investimenti nella difesa nel biennio 2027-2028. «I bilanci di uno Stato sono anche una dichiarazione politica perché raccontano per che cosa siamo disposti a trovare risorse e che cosa, invece, siamo pronti a sacrificare».

Tre le richieste avanzate: ripristinare le risorse specificamente destinate all’educazione al consenso e alla prevenzione della violenza contro le donne, assicurare finanziamenti autonomi al contrasto al cyberbullismo e riconoscere il ruolo dei centri antiviolenza anche nel lavoro educativo.

Il comunicato si chiude con un richiamo alla responsabilità degli adulti: «Un giorno noi adulti non saremo accanto a quei ragazzi quando qualcuno proverà a chiamare amore la violenza e allora dovremmo chiederci non perché abbiano bisogno di conoscere certe parole ma chi stiamo proteggendo davvero quando scegliamo di non insegnargliele».

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