Dopo aver letto l’intervento dell’amico Vincenzo Miccolis sul “authentic beach resort” che sorgerà su Costa Ripagnola e pubblicato ieri da GdM., mi pongo un’ulteriore domanda: ma che idea di costa vogliamo consegnare alle prossime generazioni?
La Puglia continua a promuoversi come terra autentica, custode di un patrimonio naturale e paesaggistico unico, oggi meta turistica indiscussa. Eppure, troppo spesso, proprio quei luoghi e gran parte del litorale che hanno reso la nostra regione famosa nel mondo vengono considerati come superfici da valorizzare economicamente, anziché beni comuni da custodire.
Sia chiaro non è una battaglia contro il turismo. Sarebbe un errore colossale. Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale e merita servizi efficienti, accoglienza e qualità. Ma esiste una differenza sostanziale tra valorizzare un territorio e consumarlo.
Quando il profitto diventa il criterio esclusivo, il paesaggio smette di essere un patrimonio collettivo per trasformarsi in un prodotto. Si moltiplicano strutture, recinzioni, percorsi esclusivi, servizi riservati, fino a far percepire come “privato” ciò che, per natura e per diritto, appartiene alla collettività.
Il mare non ha bisogno di essere venduto. Ha bisogno di essere protetto, custodito, pulito e reso accessibile.
La vera modernità non consiste nel costruire nuovi spazi esclusivi, ma nel garantire a tutti la possibilità di raggiungere la costa attraverso sentieri pubblici ben curati, parcheggi ordinati, servizi igienici, docce, raccolta differenziata, illuminazione essenziale, manutenzione costante e sistemi di mobilità sostenibile.
Investire in infrastrutture pubbliche significa rafforzare il turismo senza cancellare l’identità dei luoghi.
Perché un tratto di costa conserva il suo valore proprio nella misura in cui continua ad essere riconosciuto dalla comunità come parte della propria storia, della propria memoria e della propria libertà.
La bellezza della Puglia non nasce dai dehors sul mare, dalle aree VIP o dai beach club più esclusivi. Nasce dall’equilibrio, spesso fragile, tra natura, storia e presenza dell’uomo.
Quando questo equilibrio si rompe, non perdiamo soltanto un paesaggio. Perdiamo un pezzo della nostra identità.
Per questo il compito delle istituzioni dovrebbe essere semplice e ambizioso allo stesso tempo: proteggere i luoghi, renderli accessibili, migliorarne la fruizione pubblica e impedire che l’interesse economico prevalga sull’interesse collettivo.
Il futuro della costa pugliese non si misura dal numero di resort che riusciremo a costruire.
Si misura dalla capacità di lasciare ai nostri figli un mare ancora libero, riconoscibile e profondamente nostro.
Perché il paesaggio non è una merce. È un’eredità.
Riceviamo da Pasquale Loiacono.
