Giuseppina Torre è tornata con l’album “Life book”

Milano. «Sono i miei appunti degli ultimi anni: un inno alla vita, alla forza, al coraggio, alla determinazione».

La pianista Giuseppina Torre ha sintetizzato così il suo nuovo album di inediti “Life book”.

«Chi lo ascolterà, si immedesimerà in questo mio messaggio per i propri momenti di difficoltà attraversati e che anche io ho vissuto e superato grazie alla musica e alla grandissima forza di volontà. Rispetto al disco precedente vedo la vita più positiva e mi prefiggo di viverla in maniera più serena».

Anticipato dai brani “Never look back” e “Gocce di veleno”, Giuseppina Torre presenta “Life book” il 24 giugno a Milano presso Rizzoli Galleria, con una speciale esibizione ‘live’.

«Mi sento elettrizzata ed emozionata per l’uscita di questa mia nuova creatura – ha affermato – Penso ai mille passi fatti per arrivare fino a questo disco e vederlo pubblicato per un’etichetta prestigiosa come Decca è il sogno di ogni musicista: rappresenta per me l’inizio di un nuovo percorso per riuscire a voltare le spalle al passato e godere delle meravigliose sorprese che la vita ti riserva quando meno te lo aspetti».

Nel 2018 Giuseppina Torre ha firmato le musiche del documentario “Papa Francesco – La mia idea di arte”.

«È stata una grandissima emozione dopo aver letto il suo libro curato dalla giornalista e scrittrice Tiziana Lupi – ha ribadito – Mi sono dovuta concentrare su Papa Francesco ed  è stato un momento di arricchimento spirituale poiché contiene importanti riflessioni, come ad esempio l’arte intesa come strumento di evangelizzazione: solo la mano dell‘uomo creata da Dio può creare capolavori».

Nel 2012 l’artista ha vinto due premi ai Los Angeles Music Awards come “International Artist of the Year” e “International Solo Performer of the Year”: è un esempio di eccellenza italiana nel mondo.

«Ho avuto la fortuna di vivere una delle più grandi emozioni della mia vita – ha ricordato – Dall’oggi al domani sono stata catapultata in un mondo diverso da quello che vivevo e a Hollywood, per la prima volta, ho sentito il mio nome fra i premiati: ho avuto modo di verificare che in America c’è molta attenzione sull’arte che viene dall’Italia».

Nel 2017 la Torre ha vinto anche gli “Akademia Awards of Los Angeles” nella categoria “Ambiental/Instrumental”, bissando il successo anche all’inizio di quest’anno, e il suo nome è stato recentemente inserito nel “Dizionario dei compositori di Sicilia”, opera del poeta e scrittore triestino Giovanni Tavčar.

«Per me è veramente prestigioso stare all’interno di questo dizionario che va dall’epoca greca ai giorni nostri – ha confessato – È un traguardo professionale e artistico che mi onora».

L’album è un vero lavoro interattivo e in “Un mare di mani” tocca il tema scottante dei migranti.

«Abito a pochi chilometri da Pozzallo, dove sbarcano clandestini – ha osservato – Sono stata ospite della Guardia Costiera e ho visto immagini di salvataggio, mare di mami che cercano altre mani per essere salvate; anch’io mi sono trovata in un momento della vita in cui avevo bisogno di altre mani per essere aiutata e le ho trovate: invece il 50 % di quei disperati non ce la fanno e la politica non fa nulla per evitarlo».

“Dove sei” è sulla appartenenza alle proprie radici.

«È dedicata alla mia terra, alla Sicilia, con cui ho un rapporto di amore e di odio, ma vale per tutti – ha precisato – Per gli abitanti di una terra che si isola da tutto il resto è molto difficile viverci: io ci tento, abituata come sono a lottare e a ottenere con tutte le mie forze quello che voglio; ero a Milano quando l’ho composta, e stavo vedendo in televisione il commissario Montalbano: abito in quei luoghi e mi ha profondamente colpita rivedere la mia terra».

“Rosa tra le rose” isola il tema affettivo. «È la prima traccia dell’album ed è dedicata alla mia mamma che non c’è più – ha concluso – Alla telefonata che stava per andarsene, volevo riuscire a stringerle la mano per l’ultima volta: ci sono riuscita e mi è morta tra le braccia; sento sempre la sua presenza, ed è il mio angelo. Mia madre si chiamava Rosa e i suoi fiori preferiti erano le rose».