Conversano si prepara alle amministrative tra i temi che dividono e preoccupano: unità del centrosinistra, emergenza abitativa, ambiente (Martucci), lavoro, cultura e pluralismo. Ne abbiamo discusso con la segretaria del Partito della Rifondazione Comunista Circolo Gramsci, Maria Giovanna Demarinis, partendo dalla questione che più di tutte condiziona gli equilibri: l’unità a sinistra.

Cominciamo dal tema più delicato e che incide sostanzialmente sul risultato elettorale. Se guardiamo al passato, i numeri ci danno conferma. A Conversano esiste un’unità della sinistra? E perché, storicamente, è così complicato stare uniti?

«L’unità è possibile, ma non è mai automatica. Quando si costruisce una coalizione di centrosinistra si mettono insieme forze diverse: idee, priorità, metodi e culture politiche differenti. Non si entra in un unico partito dove tutti la pensano allo stesso modo: si prova a fare sintesi tra gruppi che possono essere anche lontani su alcuni punti. E la sintesi, spesso, richiede compromessi e rinunce da parte di tutti.»

Quindi non è solo questione di personalismi?

«Secondo me no, o almeno non principalmente. La difficoltà nasce soprattutto da divergenze politiche e ideologiche reali. A sinistra ci sono delle sensibilità diverse che sono reali e non capricci. Sensibilità che sono formate da personalità e da prodotti storici che son differenti. Non devono essere la scusa per dividersi ma non devono nemmeno essere nascoste come la polvere sotto al tappeto.
Siamo il paese del cosiddetto “compresso storico”. Uno sforzo politico e enorme che ha tentato di unire davvero le rispettive basi di due grandi mondi che abitavano allora l’Italia. In quel momento storico c’erano responsabilità, problemi e questioni che oggi sarebbero inimmaginabili. Nonostante tutto questo ci fu un’assunzione di senso di responsabilità. Noi questa responsabilità la sentiamo in quanto comunisti e in quanto giovani: a livello nazionale, come a livello locale, dobbiamo unirci con le altre forze per fermare una destra che è sempre più invasiva».

Emergenza abitativa e centro storico: affitti, B&B e case introvabili. Molte coppie giovani e famiglie fanno fatica a trovare casa. Nel centro storico aumentano strutture ricettive e affitti brevi. Come rispondete a questa emergenza?

«È un problema enorme, e non riguarda solo Conversano: trovare casa in affitto è diventato difficilissimo ovunque. Gli affitti brevi e la facilità con cui si avviano attività ricettive stanno cambiando il mercato, spesso a scapito dei residenti. Servono politiche che mettano il tema al centro e soprattutto controlli: senza controllo, il fenomeno cresce e diventa ingestibile.»

In concreto, che strumenti proponete?

«Regole più chiare e verifiche reali. Se non si monitora il fenomeno, il centro storico rischia di trasformarsi in un luogo che funziona solo per chi arriva e non per chi vive. La priorità è riequilibrare: la città deve restare abitabile, non diventare un set.»

Ambiente: oltre Martucci, cosa fareste? A Conversano, quando si parla di ambiente, si finisce sempre su Martucci. Oltre a questo tema, cosa proponete?

«In preparazione alle amministrative abbiamo incontrato associazioni e realtà competenti che ci hanno dato spunti concreti. Un punto fondamentale è la riforestazione urbana fatta bene: non alberi “messi a caso”, ma un progetto serio, con spazi adeguati, manutenzione e criterio. Oggi spesso si vedono alberi costretti in aiuole troppo piccole: è un errore, perché impedisce alle radici di svilupparsi e rende fragile anche la chioma.»

Coinvolgereste scuole e cittadini?

«Sì. Sarebbe importante integrare scuole, associazioni e comunità: non solo per aumentare il verde, ma per creare cultura ambientale. Un paese più verde è più vivibile, più sano e anche più accogliente: non è solo estetica, è qualità della vita.»

«Il lavoro, soprattutto giovanile, resta una domanda da un milione di dollari. Come si creano opportunità qui?

Un’idea è lavorare sul ripopolamento del centro storico e sull’uso degli spazi: se si riduce l’eccesso di ricettività e si liberano locali, si può favorire l’apertura di attività e anche l’utilizzo di spazi per servizi e progetti pubblici e culturali, con gestione trasparente e sostenuta da fondi.

E sul lavoro “nero”?

«Il tema è anche quello: senza controllo e rispetto dei contratti, il mercato del lavoro resta distorto. Serve legalità, trasparenza e tutela: non è una battaglia “di categoria”, è dignità.»

A Conversano si parla spesso di un “monopolio culturale” di alcune associazioni vicine a vecchie amministrazioni nell’organizzare eventi. Come affrontate questo tema?

«In democrazia non puoi impedire a qualcuno di fare cultura. Sarebbe sbagliato e antidemocratico. Il punto non è “chiudere” spazi a qualcuno, ma aprirli ad altri: creare condizioni perché anche altre associazioni e gruppi possano proporre eventi, progetti, iniziative. Non screditare: bilanciare.»

Quindi più opportunità, non meno libertà.

«Esatto. Si governa garantendo pluralismo e accesso, non costruendo muri. E dico di più, senza avere la puzza sotto il naso: le buone idee di valore collettivo possono svilupparsi a campo largo.»

Se ci fosse un nuovo sindaco di centrosinistra, qual è la prima cosa che dovrebbe fare? Quindi più opportunità, non meno libertà.

«Avviare un cambiamento netto nel metodo di amministrare, costruendo un modello alternativo a quello radicato in quasi vent’anni di governo Lovascio. Dobbiamo ribaltare il sistema Lovascio, che come partito non condividiamo. Non parlo di giudizi morali, ma di impostazione: serve un modo diverso di governare!! Dobbiamo entrare in modalità CENTRO SINISTRA, più attento ai temi sociali, ambientali, di partecipazione. I temi riguardano tutti, ma cambiano le priorità e il modo di affrontarli.»

Perché scegliere Rifondazione Comunista oggi? E ha ancora senso definirsi comunisti nel 2026?

«Sì, ha senso. Essere comunisti oggi non significa vivere nel passato o riproporre modelli storici. Significa prendere alcuni principi — giustizia sociale, critica al capitalismo senza regole, contrasto alle disuguaglianze, difesa dei diritti e della Costituzione — e attualizzarli. Il mondo è cambiato, e proprio per questo alcune derive del presente vanno contrastate. Essere comunisti oggi significa provare a limitare ciò che è inaccettabile in uno Stato democratico e tenere viva una visione che mette al centro la persona, non solo il profitto.»

Maria Giovanna Demarinis segretaria del Partito Rifondazione Comunista Circolo Gramsci Conversano