#elezioniconversano2026. Mario Loiacono candidato Sindaco di Conversano si è presentato ieri sera nella sala convegni di San Benedetto al secondo piano. La sala gremita, la sua immagine proiettata sul grande schermo e lo slogan elettorale E’ l’ora di ... al suo fianco Andrea Colapinto.
Alla sua destra i giornalisti “d’assalto” e a sinistra i referenti delle sue liste, (nel momento in cui scriviamo quattro in tutto):Maurizio Galiano (Valore Futuro), Domenico Di Vagno (Officine Progressiste), Ciro Moramarco (Conversano che Vorrei), e la lista Mario Loiacono Sindaco.
Al fianco del candidato Andrea Colapinto che ha moderato la serata.
COLAPINTO: Mario rappresenta un progetto che nasce da tutti coloro che vogliono dire un netto “no” agli ultimi quindici anni di amministrazione. È un progetto che raccoglie chi ha fatto l’opposizione più determinata e chi ci ha messo la faccia per mandare a casa l’ultima amministrazione. Da qui si riparte, con l’obiettivo di certificare un cambiamento vero. Di cambiamento parlano in molti, lo gridano tutti, ma noi crediamo che servano persone credibili e qualificate. Per questo abbiamo scelto di affidare a lui questa responsabilità, questa impostazione, questa campagna elettorale. E su questa base siamo chiamati a continuare, a costruire, a cercare consenso attorno a un progetto chiaro.
Di seguito il discorso del candidato sindaco
LOIACONO: Vi mostreremo in questi giorni, lo dimostreremo insieme a voi. Ci vedrete consapevoli, motivati, con la voglia vera di esserci e di farvi capire che non è stata una scelta avventata. Ci metteremo tutto l’impegno e tutta la forza: quella delle donne, degli amici, di tutte le speranze che ci accompagnano. Potremo anche commettere errori — saranno errori di inesperienza — ma sarete voi a indicarci la strada, a pungolarci, a pretendere il meglio.
Ci proveremo. Ma con una certezza: solo insieme si raggiunge il risultato. E per noi questo significa lasciare un segno, mettere un pezzo nella storia del Paese. Abbiamo bisogno di scrivere una storia diversa.
Datevi fiducia. Datevi la possibilità di credere che non è stata una scelta avventata. Non siamo improvvisati.
Ci metteremo tutto l’impegno e tutta la forza: quella delle vostre voci, delle vostre richieste, delle speranze che ci avete affidato. Potremo anche sbagliare — e sì, saranno errori di inesperienza — ma sarete voi a insegnarci, a pungolarci, a pretendere da noi sempre di più.
Ci proveremo. Con una certezza semplice: solo insieme si raggiunge il risultato. Noi rappresenteremo tutti. Non solo chi ci darà fiducia, ma anche chi non si riconosce in noi, nelle nostre idee, nei nostri progetti. Perché ho imparato una cosa, e la porto con me: la politica dell’attenzione è quella che sa ascoltare chi è più lontano, chi protesta, chi è insoddisfatto. È lì che spesso si nascondono le esigenze più vere.
E allora perché no?
Cambiare rotta, quando serve. Non restare fermi accanto alle abitudini, ma avere il coraggio di rimettersi in discussione. Noi non cambieremo nella sostanza: siamo gli stessi, e resteremo gli stessi.
Con la voglia di incontrarci, di guardarci negli occhi, di rispondere. Sempre a testa alta. Sempre con un obiettivo: provare a fare il bene del Paese. Dico “provare” perché non abbiamo certezze assolute.
Ma una promessa sì: ci sarò. C’ero. Ci sono. E ci saremo.
È il tempo di cambiare, insieme. Non di dividerci sui nomi, ma di costruire sui programmi. Abbiamo perso troppo tempo in riunioni lunghe, a parlare di tutto tranne che di ciò che conta davvero. Ora serve chiarezza. Serve direzione. Io mi sento un cittadino tra i cittadini.
Mi riconosco nei valori di sempre, in una storia che guarda alla giustizia, all’equità, alla dignità. Eppure quella stessa area, quella parte più vicina a noi, non sempre ha voluto camminare insieme.
Ma è da lì che dobbiamo ripartire.
Noi vogliamo esserci. E pretendiamo che si costruisca insieme un progetto vero. Perché solo così un centro-sinistra può tornare ad essere una casa. Non un elenco di nomi, ma una visione.
La domanda è semplice: quanta voglia di cambiamento c’è davvero?
Noi ne abbiamo. E siamo pronti a dimostrarlo.
L’unità del Paese nasce da qui: da quei cittadini che oggi non si riconoscono più nelle precedenti amministrazioni. Sono loro che devono tornare protagonisti. Per questo i nostri alleati più vicini, a volte, sono anche i nostri competitori. Ma la vicinanza a loro la sento, è reale. E mi auguro che sia reciproca. Perché, se davvero crediamo in un progetto di rinnovamento, dobbiamo avere il coraggio di costruirlo insieme.
LA SFIDA: Come sappiamo, le società europee sono realtà complesse, ma spesso anche più serene, dove il benessere e la partecipazione incidono sulla qualità della vita dei cittadini.
Una delle sfide più importanti sarà proprio questa: riportare i cittadini al voto, restituire fiducia e rendere possibile un cambiamento reale.
Lo abbiamo visto anche in Europa, dove i dati sulla partecipazione ci interrogano: senza coinvolgimento, la democrazia si indebolisce.
Perché nelle democrazie c’è sempre tempo per cambiare, ma il cambiamento passa prima di tutto dalla partecipazione. È nel voto che si compie una scelta, è lì che si decide la direzione. Ma è anche vero che non basta.
Il voto, troppo spesso, viene vissuto come una delega: si affida ad altri la responsabilità e poi ci si allontana. Io credo invece che il confronto con i cittadini debba restare aperto, continuo, per tutti e cinque gli anni. Perché chi amministra deve rappresentare tutti: non solo coloro che lo hanno sostenuto, ma anche chi non si riconosce in quel progetto, chi resta distante, chi dissente. È da lì che nasce una comunità più forte.
Quello che ho detto nasce da tanti insegnamenti che porto con me, e che ricordo con piacere anche pensando a mio padre. Io ho imparato quella che chiamo la politica dell’ascolto: quella che sa guardare a chi è più lontano, a chi sta nella minoranza, a chi protesta, a chi esprime insoddisfazione.
Perché spesso, proprio in quella protesta, ci sono esigenze vere, legittime. E allora perché no?
Cambiare rotta, quando serve. Non essere sempre e comunque al fianco degli amministratori, ma avere il coraggio di mettersi in discussione. Noi non cambieremo nella sostanza.
Siamo gli stessi e saremo sempre gli stessi. Abbiamo la felicità di incontrarci, di sorriderci, di rispondere alle persone, sempre a testa alta, con la dignità di voler fare il bene — e di provarci davvero. Dico “provare” perché non abbiamo certezze assolute. Ma una promessa sì: io ci sarò. C’ero, ci sono e ci saremo. Una delle cose che ci ha fatto perdere più tempo è stata proprio questa: restare fermi su posizioni personali, sul “secondo me”.
Abbiamo capito che non serve il “secondo me”, né il “secondo noi” chiuso in sé stesso. Serve qualcosa di più grande. Per questo abbiamo scelto di dire: è il momento, è l’ora di cambiare le cose, tutti insieme. E si parte dal lavoro.
LA SINISTRA E IL CAMPO LARGO – Io mi riconosco nei medesimi valori, profondamente. Forse c’è stata, in passato, un’incapacità di accogliere fino in fondo. Io mi sento di sinistra e lo sono sempre stato. Come ricordavo poco fa, mio padre era democristiano, ma con lo sguardo rivolto a sinistra; io mi sentivo ancora più a sinistra. Eppure proprio quella sinistra, che da sempre ha rappresentato ideali di vita importanti — forse oggi persino considerati utopici, perché il mondo è cambiato così in fretta — non sempre ha avuto il piacere di percorrere insieme a noi un cammino. Eppure restano i più vicini a noi. Noi vogliamo essere con loro e pretendiamo che si costruisca insieme un percorso. Ci danno già per favoriti verso il ballottaggio, ma a quel traguardo dobbiamo arrivarci. E possiamo farlo solo se condividiamo un percorso vero, se c’è una reale volontà di cambiamento. La domanda è semplice: quanta voglia di cambiamento ha oggi la sinistra a Conversano? Noi ce l’abbiamo. Vogliamo essere con loro e chiediamo che si condividano progetti e idee, per far sì che finalmente un centrosinistra possa diventare una realtà solida. Ricordo esperienze passate, anche lontane nel tempo, e ricordo amministrazioni che hanno dovuto affrontare difficoltà interne alle coalizioni. È proprio da lì che dobbiamo imparare. Dobbiamo andare avanti insieme, tutti, con un obiettivo chiaro. Per troppo tempo si è parlato di nomi e non di programmi. Abbiamo passato ore, quattro, cinque, sei, a discutere di tutto, senza focalizzare l’attenzione sull’unica cosa davvero importante. Eravamo lì per far sì che qualcosa cambiasse. E dovevamo partire da questo, tenerlo come punto centrale. A dover cambiare è il Paese. E a partecipare al cambiamento devono essere i cittadini che oggi non si riconoscono più nelle precedenti amministrazioni.
È vero: i nostri alleati più vicini sono oggi anche i nostri competitori. Ma la vicinanza a loro la sento, ed è reale. E mi auguro che sia altrettanto forte anche da parte loro, se davvero vogliono partecipare a questo progetto di cambiamento.








