CONVERSANO – Non tornare sulla cronaca, ma interrogarsi su quello che resta dopo. Soprattutto dopo le polemiche che negli ultimi giorni hanno attraversato Conversano e acceso il confronto sul disagio giovanile.

La questione è arrivata in Consiglio comunale quasi naturalmente, nel corso dell’interrogazione presentata dell’opposizione e sulla quale è intervenuto il consigliere di opposizione Vincenzo Miccolis dedicata all’utilizzo delle strutture sportive e alle politiche di inclusione dei giovani.

L’opposizione

Ed è proprio parlando di ragazzi che il confronto ha cambiato passo.

Da una parte il sindaco, che ha respinto con decisione l’immagine di una Conversano trasformata in una città insicura e dominata dalle cosiddette “baby gang”. Dall’altra Miccolis, secondo il quale sarebbe invece un errore ridimensionare i segnali di disagio che arrivano dal territorio.

Due letture differenti di una questione che, al di là dello scontro politico, merita probabilmente una riflessione dell’intera comunità.

Il sindaco: «Si è fatta una speculazione velenosa»

Il primo cittadino ha contestato innanzitutto il racconto costruito nelle ultime settimane intorno alla città.

«Ho sentito parlare di disagio giovanile, di un fenomeno che ha una scala internazionale», ha affermato, sostenendo però che su Conversano si sarebbe fatta «una speculazione velenosa».

Il sindaco ha respinto soprattutto l’immagine di una città nella quale «ci sono baby gang e non si può circolare nel centro storico».

Una rappresentazione che, a suo giudizio, sarebbe sproporzionata rispetto alla realtà e finirebbe per produrre un danno all’immagine stessa di Conversano.

Il primo cittadino non ha negato la necessità di occuparsi dei ragazzi. Ha però rivendicato quanto già viene fatto attraverso i servizi sociali, le scuole, le associazioni e lo sport.

Ha ricordato gli investimenti sugli impianti, i campetti di quartiere, la collaborazione con le società sportive e la possibilità, attraverso i servizi sociali, di consentire la partecipazione alle attività anche ai ragazzi appartenenti a famiglie che non possono sostenerne i costi.

Per il sindaco, dunque, il sistema di attenzione e inclusione esiste già e i servizi sociali di Conversano rappresentano «un’eccellenza riconosciuta a livello regionale».

Miccolis: «Il disagio esiste e bisogna raggiungere ragazzi e famiglie»

Completamente diversa la lettura di Vincenzo Miccolis.

Il consigliere si è dichiarato «assolutamente insoddisfatto» della risposta ricevuta e ha contestato quella che considera una sottovalutazione del problema.

«Mi sembra che si voglia nascondere la polvere sotto il tappeto», ha affermato.

Miccolis ha sostenuto di conoscere, anche attraverso la propria esperienza professionale degli ultimi quattro-cinque anni, situazioni di ragazzi che avrebbero vissuto condizioni importanti di disagio ed emarginazione.

Ed è qui che la sua posizione va oltre la polemica sulle strutture sportive.

Per Miccolis non basta controllare. Non bastano le telecamere. E non basta intervenire quando un problema è già arrivato all’attenzione delle istituzioni.

Serve andare a cercare il disagio dove nasce.

Il consigliere ha parlato della necessità di un progetto capace di raggiungere direttamente i ragazzi e le famiglie e ha indicato, tra gli strumenti possibili, gli educatori di strada.

Figure che operano fuori dagli uffici e intercettano adolescenti e giovani nei loro luoghi di incontro, cercando di costruire relazioni prima che una situazione di marginalità o difficoltà possa trasformarsi in qualcosa di più grave.

«Non contestiamo gli uffici, contestiamo la politica»

Il confronto si è fatto ancora più acceso quando il sindaco ha difeso l’operato dei servizi sociali.

«Tutte le famiglie, tutti i disagi, tutti i problemi che conosciamo vengono attenzionati dai nostri servizi sociali», ha affermato, rivolgendosi poi direttamente a Miccolis: «Lei non sa quello che si fa qui. Lei non conosce la realtà di questo Comune. La conoscerà e la apprezzerà, ne sono certo».

Miccolis ha respinto l’accusa e ha chiarito un punto politico sostanziale.

«Non si nasconda, sindaco, dietro le eccellenze dei funzionari».

Il consigliere ha riconosciuto esplicitamente le capacità degli operatori e dei servizi sociali comunali, sostenendo di conoscerne il lavoro.

«Abbiamo sempre riconosciuto agli uffici le loro capacità. È la capacità politica che stiamo contestando».

La distinzione non è secondaria: l’opposizione non mette sotto accusa chi lavora quotidianamente nei servizi, ma chiede all’amministrazione una strategia politica diversa e maggiormente orientata alla prevenzione.

Cosa chiede realmente Miccolis

Al netto delle schermaglie in aula, la proposta avanzata da Miccolis può essere ricondotta a pochi punti molto concreti.

Il primo è intercettare il disagio prima che diventi emergenza, costruendo interventi che raggiungano ragazzi e famiglie e valutando anche l’impiego degli educatori di strada.

Il secondo riguarda gli spazi. Secondo Miccolis, campetti, palestre e strutture sportive comunali devono diventare maggiormente accessibili e non essere legati, di fatto, soltanto all’attività delle società organizzate. Un ragazzo dovrebbe avere la possibilità di trovare un luogo dove giocare a pallone, basket o pallamano anche senza essere necessariamente inserito in un percorso agonistico.

Il terzo punto è politico: trasformare l’interrogazione in un ordine del giorno da discutere nel prossimo Consiglio comunale, così da costringere l’intera assise a confrontarsi sulle proposte e sulle politiche da mettere in campo.

Ed è probabilmente questo il passaggio che merita maggiore attenzione.

Perché il dibattito sul disagio giovanile rischia di finire intrappolato tra due estremi: raccontare Conversano come una città fuori controllo oppure convincersi che, siccome Conversano non è una città fuori controllo, non esista un problema sul quale intervenire.

Le due cose non sono equivalenti.

Non occorre un’emergenza per fare prevenzione.

E dopo ciò che è accaduto e le polemiche che ne sono seguite, il confronto non dovrebbe appartenere soltanto a maggioranza e opposizione.

Scuole, servizi sociali, famiglie, associazioni sportive e culturali, forze dell’ordine, parrocchie, operatori che lavorano con gli adolescenti e gli stessi ragazzi possono contribuire a capire cosa stia realmente accadendo.

Senza etichette e senza processi a una generazione. Ma anche senza aspettare il prossimo episodio per tornare a parlarne.