Polignano a Mare. La prima volta che ho incontrato Giope (all’anagrafe Giovanni Pedote) è stato per caso circa venti anni fa. Sotto l’Arco Marchesale vidi quest’uomo seduto in uno iuso, nel quale aveva esposto i suoi lavori. Manufatti in legno, ma anche opere nate dall’incontro tra materia e colore: legno, pietra, juta, sabbia Dentro quei materiali aveva racchiuso il suo modo di guardare il mondo: aperto, curioso, generoso. Prima ancora che artista, era un uomo. Insieme a lui, sua moglie, Silvana Algeo. Una compagna attenta, discreta e sensibile.

Quella piccola stanza era diventata il suo universo e, da lì, accompagnava i viandanti curiosi alla scoperta di una Polignano ancora poco modaiola, non ancora soffocata dal turista tossico che consuma, sporca e se ne va.

Lui era lì, imponente, con la sua figura statuaria. Mi sembrava un gigante perduto nel paese vecchio. E forse è proprio questa l’immagine che porterò sempre con me. Un gigante buono che non aveva bisogno di mostrarsi, né di apparire a tutti i costi, perché parlavano le sue opere. Arrivava il suo messaggio. Attraverso la materia trasformava legno, pietra e colori in racconti di viaggio, di spiritualità e di umanità.

Era un viaggiatore, o forse un esploratore dell’animo umano. Con lo stesso entusiasmo con cui raccontava una sua opera, parlava delle attività dell’associazione u Castarìdd, delle mostre, dei progetti culturali e di tutte quelle persone che continuavano a tenere vivo il dialetto di Polignano. Era convinto che una comunità custodisse la propria identità nella memoria, nella lingua e nella capacità di tramandarle.

Poi c’era un’altra sua passione, meno conosciuta ma altrettanto speciale. Collezionava semi di peperoncino raccolti nei suoi viaggi in giro per il mondo. Li conservava con cura, li scambiava, li regalava. Ogni seme era una storia, un incontro, un pezzo di strada percorso. Oggi quei semi sono sparsi un po’ ovunque. Hanno trovato terra in tanti giardini e, in un certo senso, anche nei nostri cuori. Perché Giope non seminava soltanto peperoncini. Seminava curiosità, gentilezza, cultura e umanità.

Anche tu meriti un posto nel Paradiso degli artisti polignanesi. Accanto a Pino Pascali, Domenico Modugno, Pierluigi Galluzzi e a tutti coloro che, con il proprio talento, hanno contribuito a rendere Polignano un luogo dell’anima prima ancora che una meta turistica.

Grazie, Giope.

Vogliamo ricordarti così: gentile, garbato, generoso. Uno di quegli uomini che lasciano un segno senza fare rumore. Hai preferito seminare. E i tuoi semi continueranno a germogliare, proprio come il ricordo che lasci in chi ha avuto la fortuna di incontrarti.

Alla sua famiglia va il nostro pensiero perché continui ciò che lui ha iniziato.

In foto alcuni suoi lavori