Proemio
In data 5 aprile 2026, Pasqua occidentale della risurrezione del Signore, accanto alla Collana Crescamus in cartaceo, giunta al n. 32 – ultima pubblicazione: Angelo Fanelli, Le pergamene di Conversano: Fondo Tarsia 1347-1715, Conversano, 2025, voll. I, tomi 1-2, pp. 1143 –, s’inaugura la Collana Crescamus On line 1 con la vicenda nazionale di Vincenzo D’Aprile.
Vi è proposta tutta la documentazione che il protagonista ha personalmente raccolta dal 1962 al 2025 con il titolo Il nostro Sessantotto. Per non dimenticare, ossia per consegnare alla futura memoria non solo la sua personale, ma una “storia” conversanese, concedendola all’Archivio Diocesano di Conversano in digitale per una pubblicazione in copyright.
È parso opportuno, anzi necessario, che l’ingente patrimonio documentario rivestisse una forma ben compaginata cronica e logica, e per questo sono state costituite 3 parti suddivise in 20 corpose sezioni che abbiamo intitolate dossier.
La vicenda personale del D’Aprile s’inquadra storicamente nel clima postconciliare del Vaticano II, che, ponendo fine all’epoca pacelliana, ha segnato una stagione nuova nella Chiesa latina, mediante il fraterno dialogo con le Chiese orientali e occidentali protestanti, con il mondo sempre più proteso alla secolarizzazione e con in grembo i fermenti rivoluzionari – che in Italia hanno segnato qualche anno dopo durevoli giorni di piombo, colpendo persone-simbolo, ma sempre innocenti –, con la rivendicata affermazione della libertà religiosa, per ritrovarsi in Italia non più come religione cattolica di stato in quel clima sociale e politico che si rannodava al contesto della Lettera a Diogneto della metà del II secolo dopo Cristo.
Le nuove frontiere teologiche che ne sono scaturite hanno aperto spazi incommensurabili di riflessione e prospettive pastorali che a volte hanno anche osato opzioni di ambiguità, ma il clima di libertà che si respirava nella Chiesa era straordinario; accadeva, come al tempo del concilio di Costantinopoli nel 451 – in cui il fornaio o il cambiavalute o il bagnino discettavano di teologia sulla persona di Gesù –, che nella nostra città ci si infervorava dei problemi della Chiesa, della morale, della società, del Terzo mondo, delle rivoluzioni da coniugare con il messaggio evangelico, come la figura del prete colombiano ucciso Camilo Torres, simbolo della teologia della liberazione.
È stato un pullulare, oltre che di opere internazionali e nazionali – per citare appena qualche autore Rahner, Schillebeeckx, Häring>, e di riviste come Diakonia, Concilium, Adista, anche di ciclostilati locali come Metànoia di Triggiano, e l’elenco è solo molto molto parziale.
Il giovane prete don Vincenzo D’Aprile, appena terminati gli studi di teologia alla Facoltà Teologica dei gesuiti di Posillipo a Napoli, si è trovato immerso nel capitolo e clero conversanese, la cui formazione teologica, morale e pastorale era stata quella tomistica e classica e che non aveva ancora recepito le nuove dimensioni conciliari, per cui l’approccio lo faceva sentire di primo acchito certamente spaesato, ma pronto a immettere linfa conciliare nel popolo conversanese che si riconosceva marcatamente nelle due identità politiche di sinistra e democristiana.
La comunità del Carmine, che gli viene affidata e cui riversa la sua entusiastica testimonianza evangelica, comincia a sentirlo subito “suo”; si dispiegano con e intorno a lui iniziative sociali e caritative, e i piccoli episodi marginali diventano metafore di un nuovo ecclesiale: un ladro che irrompe dall’alto nella chiesa per rubare e si ferisce cadendo, e che trova la sua accoglienza umana e caritativa; l’abolizione dei tariffari che lo rendono immediatamente referente comunicativo con il popolo; e i fedeli, non solo della parrocchia, diventano quelli che oggi chiameremmo suoi followers, ovviamente con almeno tutto un malcelato disappunto degli altri parroci, che, impreparati a un dialogo, sono pronti all’affermazione perentoria della tradizionale opzione pastorale.
Dalla sagrestia, aperta a tutti, gli viene carpita una lettera del tutto personale che, portata nelle mani curiali, diviene una pistola fumante contro di lui. E di qui inizia a snodarsi la storia che da personale diviene una slavina che coinvolge tutta la città per assumere risonanza perfino nazionale.
Angelo Fanelli
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