Conversano – Il mare come paesaggio, ma soprattutto come memoria, patrimonio culturale e identità collettiva. È questo il tema dell’incontro “Memoria, Mare e Comunità”, in programma venerdì 21 agosto alle ore 19:00 presso La Balconata di Conversano, dedicato al rapporto tra le comunità e il mare attraverso la fotografia, la ricerca antropologica e la memoria.

Al centro della serata sarà la presentazione della trilogia fotografica di Joe Pansa, interamente dedicata a Mola di Bari e articolata in tre lavori: “Amarcord – Atlante popolare di Mola di Bari”, viaggio nella memoria collettiva e nei luoghi dell’identità popolare; “Gli Ultimi Pescatori – Archivio del mare di Mola di Bari”, dedicato alla pesca artigianale e alle persone che ancora custodiscono saperi, pratiche e conoscenze legate al mare; “Folklore – Cronache del Sacro e del Profano”, un racconto delle feste, dei riti e delle tradizioni che contribuiscono a definire l’identità del territorio.

Attraverso fotografie, aneddoti e retroscena, Joe Pansa racconterà la genesi del progetto e il lungo lavoro di ricerca e documentazione condotto sul territorio, mostrando come la fotografia possa superare la semplice rappresentazione per diventare un vero e proprio archivio vivente della comunità.

A dialogare con l’autore sarà Claudio Masciopinto, antropologo e direttore del MuMaF – Museo della Marineria e dei Fari di Conversano.

La presenza del MuMaF assume, in questo contesto, un significato particolarmente importante. Il museo nasce infatti come museo del mare e oggi trova la propria sede nel centro storico di Conversano, una città che il mare non lo ha immediatamente davanti agli occhi, ma lo guarda da lontano, dall’alto della collina.

Una distanza che non rappresenta un limite, ma diventa parte integrante della narrazione del museo.

Dopo essere stato ospitato negli spazi di un vero faro a Torre Canne, il MuMaF è approdato a Conversano, trasformando la distanza fisica dalla costa in una nuova prospettiva attraverso cui raccontare il mare. Una prospettiva che mette al centro non soltanto la dimensione geografica, ma soprattutto quella umana, culturale e antropologica.

Conversano è una città che guarda il mare: lo osserva, lo immagina, ne conserva le tracce e, attraverso le proprie comunità, mantiene con esso un rapporto fatto di memorie, migrazioni, mestieri, saperi e relazioni.

È proprio da questa consapevolezza che nasce il progetto del MuMaF: raccontare il mare come patrimonio culturale e umano, capace di attraversare i territori anche quando la costa non è immediatamente visibile.

Strumenti di navigazione, oggetti della pesca, testimonianze dei guardiani dei fari e reperti provenienti dalle comunità del Mediterraneo compongono così un racconto nel quale il mare diventa un orizzonte culturale condiviso. Un mare che può essere osservato dalla costa, attraversato dai pescatori, custodito nei gesti di un mestiere, evocato in una fotografia o tramandato attraverso la memoria di una comunità.

È in questa prospettiva che il percorso del MuMaF incontra quello della trilogia fotografica di Joe Pansa. Entrambi partono dalle tracce lasciate dalle comunità per interrogarsi su ciò che resta, su ciò che rischia di scomparire e sulla possibilità di trasformare la memoria in patrimonio condiviso.

Il MuMaF è dunque un museo del mare anche perché ha scelto di guardarlo da un luogo che non è sul mare. Perché il mare, prima ancora di essere un luogo fisico, è una relazione, una memoria e un modo attraverso cui una comunità può raccontare se stessa.

L’incontro di venerdì 21 agosto vuole quindi diventare uno spazio di confronto sul valore della memoria come bene comune, interrogandosi sul ruolo della fotografia, della ricerca antropologica e dei musei nei processi di costruzione, conservazione e trasmissione del patrimonio culturale.

Una serata per parlare di mare, ma anche di comunità. Di fotografie, ma soprattutto di persone. Di ciò che è stato e di ciò che rischia di perdersi.

Perché ogni comunità merita un archivio della propria memoria.

E perché ogni memoria, prima di essere conservata, deve essere raccontata.