• sabato , 19 agosto 2017

“ZERO A ZERO”, UN MONOLOGO PER TORNARE A DIALOGARE

BARI – Chi ha detto che i ragazzi non sanno ascoltare? A volte, le cose basta saper dirgliele. L’altro giorno, per dire, nell’auditorium del liceo “Gaetano Salvemini” erano tutti molto attenti nel seguire uno spettacolo sull’incomunicabilità. Si intitolava “Zero a Zero” ed è stato scritto, diretto e interpretato da Daniela Baldassarra. Un monologo comico (“ma i monologhi non esistono – spiega l’Autrice – poiché a teatro anche quando sei solo in scena ti stai comunque rivolgendo alla platea, il dialogo è con loro”) in cui la protagonista ripercorre una vita, che può essere la sua o quella di qualcun altro o quella di tante altre e tanti altri: fidanzata, sposa, divorziata, single, amante, ma sempre perennemente insoddisfatta. Domenica era la Giornata Regionale contro le Solitudini, e l’associazione Giraffa onlus (Gruppo Indagine Resistenza Alla Follia Femminile Ah!) ogni anno porta in scena uno spettacolo sul tema. Se negli scorsi anni (la Giornata fu istituita nel 2012) lo spettacolo andava nelle carceri, quest’anno si è deciso di puntare su chi ancora può essere ben instradato, i ragazzi delle scuole. Baldassarra usa la comicità per raccontare i problemi di tutti, in modo che tutti possiamo avere il coraggio di ridere dei nostri problemi. E quindi giù con battute sui preparativi del matrimonio, sulle chiacchiere di amici e parenti, sulle prestazioni sessuali dell’uomo di turno (qui le risate e gli applausi si fanno soprattutto femminili), ma anche sulle paturnie della donna (e qui per un riequilibrio sono le mani maschili a battere più convintamente). Poi, quando il pubblico è divertito e appagato, l’ironia può lasciare il posto alla riflessione: siamo soli. Se un tempo eravamo prigionieri di convenzioni sociali (giuste? sbagliate? incomprese?), nel momento in cui ce ne siamo liberati non abbiamo saputo crearne di nuove, e siamo rimasti soli con noi stessi. E allora è servito distruggere la sacralità del matrimonio per finire a vivere amori usa e getta? E’ servito rinunciare alla famiglia per non essere più in grado di fare progetti a lungo termine? E’ servito uscire da una prigionia per consegnarci ad un’altra?

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Al termine dello spettacolo è seguito un dibattito, moderato da Annamaria Minunno, con la preside della scuola Tina Gesmundo, la consigliera regionale Serenella Molendini, la psicoterapeuta Elena Presicci e la stessa Daniela Baldassarra. I loro interventi sono stati incentrati sull’importanza di ritrovare il dialogo, l’invito ai ragazzi a non perdere il coraggio di esprimersi ma neanche l’umiltà di ascoltare. E, coerentemente, sono stati alcuni ragazzi, scelti tra il pubblico, a concludere il dibattito. Hanno fornito riflessioni interessanti per giovani della loro età sul paradosso di sentirsi soli nell’era delle interconnessioni (ma anche sul fatto che, quando il digitale non c’era, era comunque possibile sentirsi soli in una stanza affollata), sulla differenza tra solitudine e isolamento, tra la solitudine volontaria e quella subìta, sulle opportunità che la solitudine offre di riflettere su se stessi, e su quelle che offre la stessa tecnologia di superare barriere millenarie, ad esempio attraverso delle startup per comunicare con ciechi e sordi… Una bella mattinata insomma, che attraverso un monologo ci ha rimessi in dialogo col mondo dei giovani.

Vito Giustino

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