• venerdì , 23 giugno 2017

VERSO IL REFERENDUM, CONFERENZA ALL’UNIVERSITA’

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BARI – Qualcuno di voi si ricorda che domenica 17 aprile si va a votare perché non si rinnovino le concessioni alle trivelle petrolifere nel mar Adriatico? Purtroppo la macchina informativa non sta certo procedendo e ancora oggi molti non sanno che c’è un referendum, e se lo sanno non hanno chiaro cosa si va a votare. E il rischio che venga invalidato perché non si raggiunge il quorum (cioè non si reca a votare almeno il 50% più 1 della popolazione) è concreto. Innanzitutto chiariamo che si tratta di un referendum abrogativo, che cioè si propone di cancellare (abrogare) una legge esistente, quella sulle concessioni petrolifere. Pertanto se si vogliono eliminare le trivelle vuol dire che si è contrari a questa legge e bisogna votare sì al quesito, mentre se le trivelle piacciono si vota no. La nostra testata ha preso posizione a favore del sì, ma intende seguire tutte le manifestazioni, di entrambi i fronti, che si susseguiranno in questi giorni, per documentarvele. La prima di cui vi parliamo è una conferenza tenutasi alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari, “Trivelliamoci”, organizzata da Francesco Paolo Berlen e Vito Gassi dell’associazione M.U.R.O. Un’occasione per confrontarsi pubblicamente sul tema. Intanto è da segnalare positivamente la vastissima affluenza del pubblico in sala, composto per lo più da studenti, a dimostrazione che il tema è molto più sentito di quanto il silenzio mediatico fa intendere. Purtroppo era vasto anche il parterre di relatori, e non tutti presentatisi con interventi indimenticabili. Tra saluti istituzionali d’apertura durati più a lungo del previsto e una parte centrale dedicata a interventi troppo digressivi rispetto al tema centrale (la storia dei referendum in Italia, l’ambiente naturale di Taranto, la storia di questa o quella associazione culturale…) il dibattito vero e proprio è partito dopo quasi due ore ed è stato seguito da una platea ormai decimata. Un vero peccato. Ma ve lo raccontiamo noi, doveri di sintesi permettendo. Anzitutto l’ingegnere Giuseppe Deleonibus ha spiegato il quesito referendario, che va a toccare solo gli impianti di trivellazione già in attività, situati a meno di 12 miglia dalla costa, e le cui concessioni erano in scadenza. La nuova legge di stabilità permette loro potenzialmente di prolungare la concessione all’infinito, mentre con la vittoria del sì dovranno attenersi alle date di chiusura precedentemente stabilite. “E contrariamente a quel che si dice – ha concluso Deleonibus – non si perderebbe alcun posto di lavoro, poiché la chiusura degli impianti sarebbe progressiva e le ditte si atterrebbero a un termine che avevano già sottoscritto al momento della concessione. E non è vero neanche che si fermerebbe la ‘petrolizzazione’ dell’Italia visto che il petrolio da noi si estrae prevalentemente da terra, in Basilicata, e che gli impianti in Adriatico si occupano soprattutto di estrarre gas metano”. A quel punto ha preso la parola Vittorio Farella del Comitato per il Sì, che ha parlato dell’importanza di riflettere sul futuro, “man mano che gli impianti petroliferi verranno smontati si dovrà sempre più investire sulle fonti rinnovabili, e sarà un investimento a lungo termine fruttuosissimo. In altri Paesi i veicoli elettrici e a idrogeno sono già realtà, figuriamoci da noi dove la disponibilità di sole e vento è ben più ricca che altrove”. Ma dibattito non sarebbe senza almeno una voce contraria, per cui sentiamo cosa ha detto Simone Quaranta, fra i promotori del no. Dopo aver mostrato una slide in cui i manifesti a favore del sì venivano bollati come “scandalismo” (c’era anche il nostro. Ringraziamo per la pubblicità gratuita), Quaranta ha chiesto “Ci sono mai stati incidenti petroliferi in Italia? Si muore molto di più in incidenti aerei, stradali o lavorativi… In ogni attività c’è un fattore di rischio, ma comunque da sessant’anni siamo fra i primi produttori di petrolio al mondo. Non di qualità eccelsa, ma non credo che chi viene qui a investire sul petrolio sia stupido… Le piattaforme in Adriatico non fanno perforazione, il petrolio lo producono soltanto. E le loro tecnologie negli anni diventano sempre più efficienti e sicure. L’inquinamento marino è dovuto in gran parte all’immissione di rifiuti dalla terraferma”. Per rispondere alla domanda iniziale di Quaranta, ahimè, poche ore dopo la conferenza è avvenuto uno sversamento di petrolio al largo della Tunisia. L’ondata nera è giunta a 120 km dalle coste di Lampedusa. Questo per la cronaca. Su tutto il resto traete voi le conclusioni. Mentre a concludere il dibattito è stata Antonella Berlen di Legambiente: “A Parigi c’è stato un summit in cui tutti gli Stati si sono impegnati a ridurre le emissioni di combustibili fossili. E’ il momento che a tutti i livelli si inizi a cercare nuove fonti energetiche, e noi cittadini dobbiamo farci sentire su questo. Il referendum non è come lo volevamo noi poiché ben sei quesiti sono stati respinti dalla Corte Costituzionale, ma rimane l’unica possibilità che abbiamo di mandare un segnale al governo. Non andare a votare significherebbe perdere un’importante opportunità”.

Vito Giustino

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