• giovedì , 26 aprile 2018

“STORIA DI GIUSEPPE IL FALEGNAME” IL FILM

BISCEGLIE – E’ stato il padre adottivo di Gesù. Il calendario gli dedica due feste, quella dei papà (19 marzo) e quella dei lavoratori (1° maggio), essendo patrono di entrambi. Eppure i vangeli canonici dicono poco di lui. Non contengono una sola frase che provenga dalle sue labbra, non ci informano nemmeno su come avvenne la sua morte. San Giuseppe è una presenza silenziosa, tanto fondamentale quanto defilata. Eppure quel poco che ci raccontano dice tanto di lui: in un’epoca in cui era considerato normale lapidare una moglie sospettata d’adulterio egli, pur non riuscendo a credere che Maria fosse rimasta incinta per opera dello Spirito Santo (un mistero troppo grande per qualsiasi mente umana), le salvò la vita evitando di accusarla pubblicamente, dimostrandosi così un uomo dalla morale superiore a quella del suo tempo. Ad ogni modo, chi vuol saperne di più su di lui non può far altro, se vuole, che affidarsi ai vangeli apocrifi (quelli che la comunità cristiana prima e la Chiesa dopo esclusero dal canone), come ha fatto l’attore di origine conversanese Vito Lopriore che ha scritto, diretto e interpretato “Storia di Giuseppe il falegname”, dapprima una pièce teatrale e ora un mediometraggio che ha già avuto diverse proiezioni. L’ultima poche sere fa presso il palazzo Tupputi di Bisceglie, presentata dallo stesso Lopriore e dalla presidente dell’Accademia Orfeo Vanna Sasso, che ci tiene a seguire le opere in qualunque modo legate alla sua accademia (di cui Lopriore è docente da anni), e che ha raccontato di come, quando anni fa conobbe il suo collaboratore, questi fosse già al lavoro sull’opera. Poi è toccato a Lopriore raccontarne la genesi: “Qualche anno fa mi è stato chiesto di cimentarmi in un lavoro sui vangeli apocrifi e mi è stato affidato uno dei vangeli dell’infanzia, la ‘Storia di Giuseppe il falegname’ appunto. Venendo dal teatro di narrazione (ed essendo il testo appunto una narrazione fatta da Gesù ai discepoli sulla vita del suo padre carnale Giuseppe) non ho dovuto stravolgerlo ma solo fare qualche piccolo taglio. In seguito mi sono reso conto che un testo così immaginifico poteva reggere anche un adattamento cinematografico”.

Il film, che dura circa 35 minuti, si apre a sorpresa con una citazione dal Vangelo di Matteo: “Voi siete la luce del mondo…” (Mt 5, 14-16). Da quel momento però Lopriore si dimostra molto fedele al testo apocrifo: il prologo (che nel testo ha una narrazione impersonale) è affidato a un attore che, ai giorni nostri, davanti a un pubblico di curiosi apre un leggio. Vuol raccontare loro una storia sconosciuta. D’improvviso veniamo catapultati indietro di duemila anni, e vediamo Gesù raccontare ai discepoli la vita di Giuseppe; da lui apprendiamo come avvenne il matrimonio fra Giuseppe e Maria, e quale rapporto ebbe il Figlio di Dio con l’uomo che lo allevò. Buona parte della narrazione è dedicata all’agonia di Giuseppe, che sarebbe stato sorpreso dalla morte a un’età avanzatissima (centoundici anni) e vegliato nei suoi ultimi giorni di vita proprio da Gesù. Uno dei momenti emotivamente più forti è quando di notte Gesù, vedendo le sofferenze di Giuseppe, ha un improvviso, rapido e doloroso flashforward della passione che un giorno dovrà affrontare in croce. Ma alla fine Giuseppe se ne andrà nella gloria degli angeli come premio per aver vissuto da giusto.

All’accensione delle luci in sala l’applauso di rito tarda un po’ ad arrivare. Può sembrare indice di insoddisfazione ma quando iniziano le domande appare evidente la verità: ciò a cui abbiamo assistito è qualcosa di più del solito film a basso budget. Tocca corde che appartengono a tutti noi indipendentemente che crediamo o meno (il nostro rapporto con la figura di Cristo, quello coi nostri familiari, la nostra paura di morire) e ci vuole almeno qualche minuto per metabolizzarlo. “E’ tipico delle grandi storie – spiega Lopriore – impegnare a livello emotivo. Quel che più mi ha affascinato è stato che fosse Gesù a raccontare il rapporto con suo padre. L’interazione fra l’aspetto divino e quello umano ci permette di vedere il mistero in una luce più alla nostra portata; ad esempio, il gesto di spezzare il pane, da lui compiuto nell’Ultima Cena e che noi riviviamo a messa, era una tradizione nelle famiglie ebraiche, lo avrà visto fare tante volte a suo padre a tavola… Conoscere il contesto storico ci aiuta anche a capire certe scelte: Maria era stata affidata a Giuseppe dalla legge ebraica perché lui se ne prendesse cura. La loro non è quindi una storia d’amore come la intendiamo noi moderni, ma il fatto che Giuseppe, di fronte al mistero del concepimento, decida di non ricorrere ai mezzi che quella stessa legge gli offriva per tirarsene fuori, dimostra comunque da parte sua un’umanità straordinaria. Per il resto ricordo questo film come un periodo di grande riflessione su temi che ci riguardano tutti. Non è mio intento fare proselitismo, mi interessa la portata umana del messaggio di Cristo, che indipendentemente si creda o no resta di grande attualità”. Anche a livello tecnico il film, per essere un low budget, ha poco da invidiare a produzioni più ricche. Pensiamo a come le scene girate al buio trasmettano anche una sorta di oscurità spirituale. O alla bellezza dei campi lunghi. “Abbiamo fatto uso dei droni, che due-tre anni fa rappresentavano una novità assoluta. Fortunatamente, a fronte di una totale assenza di budget, ho incontrato molta disponibilità a livello umano: tutti, dalle comparse ai musicisti a chi ha offerto la location esterna, hanno contribuito volentieri e in amicizia. E siamo riusciti a girare in soli quattro giorni e mezzo, un record. Ringrazio tutti perché mi hanno dato la possibilità di misurarmi con qualcosa di bello. Mi piacciono le belle storie e mi piace poterle condividere. La citazione evangelica che ho posto all’inizio del film è un messaggio in cui credo profondamente: come Giuseppe ha accettato una missione così rischiosa anche tu non puoi permetterti il lusso di nasconderti al mondo, devi assumerti la responsabilità del tuo destino, del motivo per cui sei nato”.

Vito Giustino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Related Posts