• venerdì , 23 giugno 2017

SAN VITO LA STORIA DI UN SANTO

Della sua vita conosciamo ciò che ci riporta una Passio del VII sec.
Secondo la narrazione della Passio, Vito è un fanciullo siciliano di fede cristiana e operatore di grandi prodigi. Valeriano, prefetto della Sicilia, lo fa arrestare con l’aiuto dello stesso suo genitore per costringerlo a rinunciare alla fede. Un angelo lo libera. Insieme al pedagogo Modesto e alla nutrice Crescenza s’imbarca, sotto la guida celeste, alla volta della Lucania, dove sbarca presso la foce del Sele. La sua fama raggiunge la corte dell’Imperatore Diocleziano che lo chiama per guarire la figlia posseduta da un demonio.
Nonostante tutto, vittima dell’ingratitudine, Vito è condannato a diverse torture e infine al supplizio della catasta.

Vito nacque a Mazara, antica città della Sicilia Occidentale, da Ila idolatra e di nobile stirpe e da Bianca, virtuosa Matrona cristiana, il 286 dopo Cristo. Pochi giorni dopo la nascita di Vito moriva la madre. Iddio dispose gli eventi in modo che al tenero lattante fosse dato per nutrice una cristiana: Crescenzia, donna nobile di nascita, caduta in disgrazia, radicata nella fede cristiana e piena di virtù. Di recente le erano morti il marito e il figlio. Ancora in tenera età, Vito fu affidato al precettore Modesto, perché lo istruisse nelle lettere. Anche Modesto però era un fedele discepolo di Cristo. Alla scuola della nutrice Crescenzia e del pio Modesto, Vito fece grandi progressi nella coscienza e nella pratica della vita cristiana, tanto da chiedere il battesimo. Ila, venuta a conoscenza della fede di Vito, usò tutti mezzi per riportarlo all’idolatria, ma inutilmente. Reggeva, in quel tempo , le sorti dell’impero Diocleziano, il quale, con feroci editti, voleva fare annegare nel sangue il Cristianesimo. Valeriano governava la Sicilia in qualità di preside e fu strumento degli imperiali furori. Vito fu condotto davanti ai tribunali di Valeriano e fu accusato d’essere cristiano. Il preside, prima con le buone maniere, poi con le minacce, cercava di fargli rinnegare la fede e di riportarlo al culto degli dei dell’impero. Visto inutile ogni tentativo, stendendo il suo braccio destro, ordinò che fosse flagellato con le verghe. Si tramanda che, a seguito dell’ordine dato, il braccio di Valeriano sia stato fulmineamente colpito da paralisi e che abbia riacquistato movimento per l’intercessione di Vito. Turbato da simili avvenimenti, Valeriano riconsegnò Vito al padre, desistendo cos” dalla persecuzione contro il Santo. I tentativi di ricondurre il figlio alla fede pagana furono ripresi, anche se inutilmente, dal padre. La casa d’Ila diventa per Vito luogo di tentazione e di pericolo per la sua fede. Il giovane atleta di Cristo per nulla intimorito dalle subite torture fuggì dalla casa paterna con i suoi educatori. Imbarcandosi di notte tempo su di una nave, ormeggiata al vicino lido, per divino favore, guidata dall’Angelo del Signore in veste di nocchiero, si rifugiò a Capo Egitarso (l’odierno Capo San Vito – San Vito Lo Capo) sperando di trovarvi la tranquillità. Dopo qualche tempo, riconosciuto, fu costretto a riprendere la peregrinazione. Dal Capo Egitarso il Santo giovanetto, in compagnia dei suoi educatori, andò ramingo in diversi luoghi della Sicilia. A lui si attribuiscono vari miracoli. Celebre, fra tanti, quello operato nelle vicine contrade di Regalbuto ove, in nome di Gesù, risuscitò, dalla morte un fanciullo, sbranato e ucciso dai cani. Con Modesto e Crescenzia, s’imbarcò e raggiunse il golfo di Salerno. Suo unico intento era di far conoscere Gesù Cristo. Nella Campania e nella Lucania il Santo giovanetto ammaestrava la gente idolatra alla verità della fede cristiana; molti si convertirono. Intanto, il figlio di Diocleziano era tormentato maledettamente dal demonio. Alcuni soldati, allora, per ordine dell’imperatore, andarono in cerca di Vito e, trovatolo presso il fiume Sele, lo condussero a Diocleziano. Per intercessione di Vito, il figlio dell’imperatore fu liberato dalle vessazioni del demonio. Diocleziano, ingrato, prima con carezze e promesse, poi con minacce, pretendeva che Vito rinnegasse Gesù per adorare la falsa divinità. Visto inutile ogni tentativo, lo fece rinchiudere in un’oscura prigione; lo sottopose a varie torture L’esposizione davanti ad un cane idrofobo; miracolosamente sarebbero sempre usciti illesi. Da ultimo sarebbero stati sottoposti alla terribile tortura della “catasta”. Con tale martirio Vito, Modesto e Crescenzia diedero l’estrema loro testimonianza. Era il 15 Giugno del 299 (o del 304 d.C.)

LA DIFFUSIONE DEL SUO CULTO

Le reliquie del Santo, che dopo la sua morte furono accolte a Roma, vennero donate nel 755 a re Pipino, come segno di riconoscenza verso i Franchi per i servigi resi alla Sede Apostolica, e accolte nel Monastero di San Dionigi a Parigi.

L’imperatore Ludovico Pio le concesse nel 836 alla Sassonia da poco conquistata alla fede cristiana dal suo predecessore Carlo Magno.

Tra i motivi di successo del Santo presso i popoli slavi sembra non essere estraneo il fatto che nel pantheon dei popoli pagani nord europei era adorata una divinità di nome Vit. I Sassoni comunque sperimentarono una speciale protezione del Glorioso Santo e lo acclamarono loro patrono.

Il santo re di Boemia Venceslao ottenne a sua volta, dall’imperatore Ottone III, le sospirate reliquie.
Per san Vito il re fece costruire a Praga una cattedrale a lui dedicata nel 958. E sul simulacro del Santo il re pose le sue insegne regali. Altri re ne imitarono in seguito il gesto a dimostrare la loro fiducia illimitata nella protezione del Santo. Anche il re Stefano I d’Ungheria pose la sua corona sulla statua del giovane Santo.

Il culto di San Vito si diffuse presso i popoli del nord anche perchè, man mano le sue reliquie venivano trasportate da Parigi in Sassonia e da qui a Praga, nuovi paesi e nuove chiese venivano dedicate a lui.

I monaci sassoni, missionari, devotissimi del Santo, si impegnarono costantemente a propagarne il culto presso i popoli che guadagnavano alla fede cristiana. All’alba dell’anno mille possiamo affermare che il culto del Santo, oltre ad essere diffuso a Roma, in Italia meridionale, in Francia in Belgio e Olanda, Germania, Austria, Boemia e Ungheria, anche presso i popoli ancora pagani si conosceva il Santo martire e lo si onorava insieme alle loro divinità.

fonte sanvitoitalia.it

                                 San Vito – Frazione di San Vito Polignano a mare

Foto Mimmo Donghia  

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