• sabato , 19 agosto 2017

PRESENTAZIONE LIBRO “NELLE CURVE DEL SILENZIO”

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POLIGNANO – Perché la poesia dovrebbe restare preclusa a chi non la può leggere? L’arte, la conoscenza, la bellezza, la verità, non dovrebbero essere un diritto di tutti? Alcune case editrici, come la FalVision, sfidano i problemi di stampa e creano libri che anche chi ha un handicap può leggere e godere. Uno di questi è stato presentato all’interno di EquiLibri, la rassegna di autori voluta dall’assessore alla Cultura di Polignano Marilena Abbatepaolo, che nella cornice di palazzo San Giuseppe ospita periodicamente autori locali e non. In uno degli ultimi appuntamenti è stato presentato il libro di poesie di Antonio Giampietro “Nelle curve del silenzio” (ed. FalVision, €12, pagg. 96).

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Chi scrive conosce Antonio. Abbiamo frequentato la facoltà di Lettere dell’Università di Bari negli stessi anni e già allora era popolare, in quanto rappresentava la tenacia con cui si può affrontare qualsiasi difficoltà se solo si è decisi a farlo. Dimenticavamo, Antonio è cieco. Ma questo non gli ha certo impedito di studiare con profitto, laurearsi e ora anche di scrivere libri. Dopo l’introduzione di Abbatepaolo (che ha ribadito l’intento di questa edizione di EquiLibri, valorizzare gli autori ed editori locali e proporre libri che aiutino a uscire dagli stereotipi), la presentazione è passata all’attrice Lorena Pasotti: “Queste poesie raccontano in qualche modo la vita di Antonio. Ogni sezione del libro ha un titolo, che la sintetizza in una parola: ‘Guarda’, ‘Sogni’, ‘Passi’, ‘Dispersi’… Il libro si apre con la citazione di un poeta francese… inesistente. Chi è questo poeta?”

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Lì Antonio ha preso la parola: “Quando alcuni mesi fa stavo correggendo le ultime bozze del libro mi sono imbattuto in una poesia firmata Patrick Colbert, ma un mio amico cercandolo per me su Internet scoprì che non esisteva alcun poeta con questo nome. Tornato a casa chiesi a mia sorella di cercare il libro che ero sicuro di avere. Mia sorella si mise a cercare molto pazientemente (i miei libri di poesia sono circa seicento), ma non lo trovò. Solo dopo mi sono ricordato che era uno pseudonimo con cui mi ero firmato io… Ho voluto mettere questi versi all’inizio del libro perché esprimono speranza, e credo che in questo momento tutti ne abbiamo bisogno”. Se volete sapere cosa dicono non avete che da leggere il libro, ma in generale la speranza nel futuro è il filo conduttore di tutte queste poesie, poiché secondo Antonio “è il compito dello scrittore cogliere i segni di bellezza presenti nel mondo, introiettarli, rielaborarli e restituirli a chi legge nella loro essenza. Io sono cieco, ma credo che in questo momento la vista di tutti sia oscurata sulla bellezza che ci circonda, siamo diventati troppo indifferenti. Io non voglio esserlo”.

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La bellezza che Antonio descrive nelle sue poesie è accompagnata nel libro dalle illustrazioni del pittore Michele Condrò, anche lui presente alla serata, che ha raccontato com’è nata questa collaborazione: “Io e Antonio avevamo già collaborato insieme in passato, poi un giorno mi ha parlato del suo libro di poesie e mi ha chiesto di illustrarlo. Ho avvertito subito la responsabilità della cosa, dover entrare nella testa di un’altra persona, sia pure un amico, e interpretarne i pensieri. Inoltre come si può dare forma alle idee di chi non vede, e quindi non pensa per immagini allo stesso modo degli altri? Ma Antonio ha avuto fiducia in me, e mi è stato dietro per tutto il tempo, anche riprendendomi severamente. Infatti, come molte persone non vedenti, ha i restanti quattro sensi molto acuiti e avvicinando il viso al disegno (sia che si trattasse di opere realizzate in precedenza sia che stavo creando appositamente per il libro) riusciva a percepire, vuoi grazie alla minuscola porzione di luce che può vedere, vuoi grazie al tatto e all’odorato (che gli permette di riconoscere il tipo di pittura usata), cosa avevo realizzato. E se non lo convinceva non esitava a bocciarmi! E’ stata un’esperienza importante, che mi ha insegnato a osservare le cose da un altro punto di vista, il suo”.

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Un punto di vista pieno di esperienza. Le poesie raccontano anche i viaggi di Antonio, “lunghi viaggi in cui ho incontrato centinaia di persone, ho ascoltato le loro storie, mi sono riempito della loro bellezza e ho provato a raccontare tutto questo in versi. Quando parlo della bellezza del mondo mi riferisco anche a quella dell’altro da sé, che spesso è anche l’altro di sé, poiché ci aiuta a comprendere qualcosa di noi stessi. Ma certi incontri puoi farli anche riscoprendo l’angolo di mondo in cui vivi. Io sono nato nel quartiere San Paolo di Bari, un luogo difficile, eppure così ricco di autenticità. Ascoltando i rumori provenienti dalle case senti la bellezza delle piccole cose della vita quotidiana”. All’interno del libro c’è anche un pentagramma, composto da Marco Laccone, che ha musicato una delle poesie. “Prima ancora che un libro di poesia – spiega Antonio – volevo che fosse un libro d’arte, che parlasse tutti i linguaggi”. E che parlasse a tutti, evidentemente. Il libro è uscito anche in un’edizione braille (persino le illustrazioni sono state replicate in questo modo da Francesca Piccoli), in modo che tutti, ma proprio tutti, possano leggere queste poesie e provare a vedere il mondo con gli occhi di Antonio. Di sicuro imparando qualcosa.

Vito Giustino

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