• sabato , 19 agosto 2017

PRESENTAZIONE DI “VISIONI D’AUTORE” SULLA PUGLIA

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MOLA – Estate tempo di viaggi. Ma il viaggio non deve necessariamente condurre lontano, è già una meta arrivare a conoscere meglio quel che abbiamo intorno a noi. Solo che a volte non ce ne accorgiamo, e abbiamo bisogno che altri ci insegnino a veder meglio ciò che è nostro. Meglio ancora se questi “altri” sono nomi illustri. Ecco cosa ha spinto Teresa De Francesco a realizzare un’antologia, “Puglia – Visioni d’autore” (ed. Progedit, €20, pagg. 289) che, fra un’illustrazione e l’altra di Donato Sciannimanico, raccoglie descrizioni di paesaggi pugliesi realizzate da autori del calibro di Gabriele D’Annunzio, Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Tommaso Fiore, Vittorio Bodini,Carmelo Bene e tanti altri. L’Autrice dell’antologia è stata ospite di “Orizzonti letterari nel borgo antico”, la rassegna estiva realizzata dall’amministrazione molese con la collaborazione della libreria Culture Club Cafè, che porta gli scrittori nella città vecchia a contatto con un pubblico di solito reticente agli incontri letterari. La prima a prendere la parola è stata l’assessore alla Cultura Francesca Mola, che ha introdotto la sua collega polignanese Marilena Abbatepaolo (“con cui ormai da un anno collaboriamo nell’ambito del Sac per far sì che il nostro territorio venga vissuto in modo più ampio”), la quale ha moderato l’incontro, ricordando anzitutto che “ogni libro dev’essere utile, e questo libro è utile a chi vive in un determinato posto ma tende a darlo per scontato, non si relaziona con esso e non cerca di scoprirlo. I ‘turisti’ antologizzati in questo libro, passati dalla nostra regione, l’hanno vista e sentita in un modo che solo un artista poteva esprimere”. De Francesco ha spiegato che il libro è nato dall’esigenza “di raccontare la mia regione nella sua componente paesaggistica, in quella architettonica, ma anche e soprattutto in quella umana. Ho girato la Puglia in lungo e in largo, e quando ho scoperto che tanti autori che popolano la mia libreria avevano visitato gli stessi luoghi che ho visitato anch’io, lo stupore è stato soprattutto nell’accorgermi che le loro parole descrivevano esattamente quel che avevo provato. Ho scelto volutamente autori novecenteschi, perché il loro linguaggio e il loro modo di sentire erano molto più vicini ai nostri, eppure anche i concetti più semplici sono espressi con incredibile profondità”. Una sensibilità che si percepisce anche nelle tavole di Sciannimanico, presente all’evento: “Malgrado queste tavole sembrino dipinte apposta per illustrare i brani antologizzati, sono in realtà delle pitture a olio che avevo realizzato per una mostra sul paesaggio pugliese, e quando l’editore la visitò mi disse che sarebbero andate bene per un libro. Da qui nacque la mia collaborazione. Personalmente distinguo fra turista e viaggiatore, poiché quest’ultimo vede il paesaggio per apprenderne qualcosa. Io col mio sguardo cerco di sintetizzare visivamente quel che vedo, ed è stato affascinante scoprire che questi autori avevano fatto lo stesso attraverso le parole”. Viene spontanea una domanda: e noi, abbiamo ancora la sensibilità di essere viaggiatori, e saper cogliere quello che vediamo? La conclusione di De Francesco è in questo senso amara: “L’anno scorso sono tornata a Otranto. La bellezza della città è rimasta intatta, ma la sciatteria dei turisti è aumentata in modo intollerabile. Si può entrare in una cattedrale in costume da bagno e con la birra in mano? Dov’è il rispetto per i luoghi, per il passato? Io amo la mia regione, e per questo non sopporto di vederla sfregiata così. Il problema è sia a livello istituzionale (il ministero dei Beni Culturali ormai mira più a sfruttarli che a gestirli) sia individuale. Se non rieduchiamo gli operatori turistici e i cittadini, se non li sensibilizziamo, tra qualche anno non ci sarà più nulla da gestire”. Una “rieducazione” (non si prenda questo termine nel suo senso peggiore) è certamente necessaria, e vedere tutti quei passanti che in una calda serata d’agosto si sono fermati in un piazzale del centro antico per sentir parlare di percorsi turistici e letteratura ci fa sperare che non sia ancora troppo tardi. E che a maggior ragione bisogna insistere.

Vito Giustino

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