• sabato , 21 aprile 2018

PORTO TURISTICO DI POLIGNANO A MARE, LA CORTE DEI CONTI: “IL COMUNE HA COMMESSO UNA VIOLAZIONE: VENDUTO SENZA EVIDENZA PUBBLICA”

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POLIGNANO A MARE – Finalmente abbiamo compreso l’arcano del Porto Turistico, tutti hanno taciuto e soggiaciuto alle decisioni della politica senza scrupoli che ha svenduto un bene prezioso per la comunità polignanese senza fare nulla, senza dire nulla. Gli interessi sono sempre trasversali e le Amministrazioni che si sono susseguite a Polignano, di destra e sinistra, non certo hanno brillato per etica e morale nell’edilizia; e Polignano è solo una dei paesi del Sud Est barese afflitti da queste problematiche barbare che pongono al primo posto il business privato del mattone anziché il rispetto del territorio e dei cittadini presi in giro per anni. Troppo impegnati a dover combattere con il quotidiano, non possono certo perdere tempo nell’approfondire i fatti. Si affidano ai giornali locali spesso edulcorati dalle mance pubblicitarie di amministratori che la sanno lunga sul come “sedurre il giornalista di turno” ,  così che invece di essere cane da guardia delle istituzioni diventa cane da compagnia. 
Senza dimenticare i giornali regionali come il Corriere del Mezzogiorno, giusto per fare un esempio, che ogni tanto pubblica articoli mielosi e straordinariamente positivi sul porto turistico di Polignano a Mare, senza utilizzare la nomenclatura – messaggio pubblicitario (si veda articolo on line http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/27-giugno-2011/polignano-alberghi-campi-golfriapre-cantiere-il-porto-turistico-190957811397.shtml). Poi scopri che un azionista del Corriere, anzi dell’Editoriale Mezzogiorno, Francesco Divella, è anche azionista della Monsignore Srl. Insieme a suo fratello Vincenzo e ad un certo Giovanni De Biase, ha certe proprietà vicino al porto turistico. Allora capisci che nulla accade per caso.

Solo che per aprire un’inchiesta, perchè la Procura scoperchi questo vaso di terracotta, ci vuole una denuncia. E in questi anni nessuno, nessuno l’ha fatta.

Solo chiacchiere e distintivo! Solo fumo lanciato negli occhi dai politici pret a porter che davanti alle telecamere si fanno belli, lanciano saette e fulmini a ciel sereno contro tutto e tutti e poi non arrivano mai alla conclusione. Anche perchè la macchiana giudiziara è così lenta che magari certi reati sono già caduti in prescrizione.

Ma veniamo ai fatti, la Corte dei Conti ci ha messo 10 anni per scoprire che il Comune di Polignano a Mare ha svenduto il porto senza evidenza pubblica, ad un privato la FIMCO di Noci (della famiglia Fusillo), che ha messo le mani su Polignano entrando dalla porta principale. Anche il cimitero e roba sua! Ha chiesto spiegazioni al Comune in merito a questa vendita, e dopo l’audizione di maggio scorso (Vitto si è presentato davanti alla Corte dei Conti) si attendono le spiegazioni.

LA STORIA – C’era una volta la Cala Ponte spa, società mista costituita il 18 dicembre 1999 con lo scopo di realizzare il località Cala Ponte il porto turistico. Il primo socio privato CHIODONI, fu scelto con una procedura ad evidenza pubblica. La società avrebbe dovuto avviare il progetto da presentare alla Regione per ottenere il finaziamento. Stando alla versione ufficiale, tale progettazione, a causa del dilatarsi dei tempi tecnici, arrivò in ritardo, facendo perdere un finanziameto europeo di svariati milioni. Poi il socio privato si ritirò e le quote furono vendute, senza asta pubblica, ad altro socio privato ovvero a FUSILLO.
Il signor Chiodoni è morto, per cui non abbiamo una fonte diretta per conoscere come si svolsero realmente i fatti, in una telefonata che ebbi con la moglie quando lavoravo per il quotidiano il Levante, mi dichiarò “che era un’esperienza che il marito voleva dimenticare, che aveva avuto numerosi perdite economiche e troppi impicci”.
Mimmo Lomelo che ai tempi era consigliere regionale ci ha detto: “E’ stata fatta un’enorme sciocchezza, ricordo che all’epoca dei fatti nel 1999 il sindaco era Simone Di Giorgio, l’avvocato che preparò lo statuto della Cala Ponte fu Gianvito Mastroleo, di Conversano. La prevalenza della Calaponte era pubblica al 51%, ma il Consiglio di Amministrazione presentava un inghippo ( il Consiglio poteva riunirsi solo con la maggioranza dei 2/3)che impediva al Comune di prendere delle decisioni pur avendo la maggiranza delle azioni. Chiodoni aveva avuto la possibilità di costruire un approdo turistico con un finanziamento europeo di 4miliardi e 200milioni delle vecchie lire. Il progetto era stato approvato ma l’imprenditore era ostacolato, non gli davano la possibilità di lavorare, non riusciva nemmeno ad aprire il cantiere e ciò portò alla perdita del finanziamento europeo. Davanti a questa insofferenza preferì andarsene. Di Giorgio, successivamente fece cambiare lo Statuto della Cala Ponte, da prevalenza pubblica la società divenne a prevalenza privata (oggi il Comune ha solo il 5%). Avevano deciso di vendere le quote dell società. La sciatteria con la quale si perse un finanziamento regionale la dice tutta su come furono gestite le cose. A quel punto il Comune avendo perso il socio scelto con evidenza pubblica, aprì la porta a Fusillo che aveva già rapporti con l’amministrazione. Dopo di Giorgio arrivò Bovino Sindaco che aveva anche rapporti politici con la famiglia Fusillo”.

La posa della prima pietra fu fatta con una conferenza stampa sul posto dove erano presenti Bovino Sindaco, Introna assessore regionale e Fusillo.

Oggi: la Corte dei Conti non ha dubbi, nelle controdeduzioni inviate all’amministrazione esiste una violazione. Così scrive: “Il porto turistico come chiarito nella sentenza del Consiglio di Stato del 18 /12/2012, è un’opera pubblica e di rilevante interesse pubblico, nonché la sua gestione, servizio pubblico locale, per cui ammesso che lo scopo sociale sia rimasto invariato, la cessione delle quote di maggioranza non poteva avvenire senza gara di evidenza pubblica, ad un prezzo apparentemente concordato dalle parti, in assenza di un confronto concorrenziale”. 

Fine prima parte.

 

 

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