• giovedì , 17 agosto 2017

POLIGNANO, UNA GUIDA PER L’IPOGEO DI SANTA BARBARA


“Il passato è la torcia che ci illumina la via.”

(dal film “Gangs of New York”)

POLIGNANO – Il passato è ciò da cui proveniamo. La nostra stessa identità inizia da lì. Un’amministrazione seria non può prescindere da questo, e dovrebbe mettere sempre la comunità in condizione di conoscere il proprio passato. Per fortuna nell’amministrazione di Polignano c’è chi lo ha sempre tenuto presente e continua a battersi in questo senso. L’assessore alla Cultura Marilena Abbatepaolo ha dato una spinta decisiva alle ricerche intorno all’ipogeo (costruzioni realizzate sottoterra, da lì il nome che deriva da “ypo”, sotto, e “gaia”, terra) di epoca neolitica scoperto nella contrada Santa Barbara vicino Polignano nel 1975. I risultati raggiunti (finora) da quelle ricerche sono confluiti in una guida, presentata qualche sera fa a palazzo San Giuseppe. Dopo i saluti istituzionali del sindaco Domenico Vitto (“Non ha senso avere un patrimonio culturale sotto i piedi se non lo rendi fruibile alla comunità. Nel nuovo bilancio abbiamo investito centomila euro nelle ricerche archeologiche”) e dell’assessore Abbatepaolo (“Ho sempre tenuto al recupero di tutte le aree archeologiche presenti sul nostro territorio, e stasera il lavoro che abbiamo fatto inizia a mostrare i suoi frutti. Offriamo alla cittadinanza uno strumento per avere le informazioni indispensabili sull’ipogeo”) ha preso la parola l’autore della guida (nonché tra i responsabili degli scavi) Rocco Sanseverino: “Ci sono decine di ipogei nei dintorni di Polignano, di cui stiamo studiando l’ordine cronologico di costruzione e i diversi utilizzi. Ringrazio tutti coloro che a vario titolo ci hanno aiutato in questi anni e continuano ad aiutarci: dalle istituzioni ai proprietari terrieri che hanno ceduto le loro proprietà, a tutti gli studenti e i collaboratori che ci affiancano in questo duro ma entusiasmante lavoro”. Da lì il professore si è alternato per l’appunto con tre delle sue collaboratrici (Domenica Carrasso, Maria Maurizio, Rosanna Modugno) che hanno illustrato le caratteristiche del lavoro di archeologo: l’importanza delle ortofoto (fotografie scattate con le più avanzate e dettagliate tecnologie in modo da ottenere una vera e propria mappa fotografica del territorio), il metodo stratigrafico (che consiste nel rimuovere gli strati di roccia e terreno partendo ovviamente dal più superficiale, che è anche il più recente, arrivando al più profondo e antico; la storia del territorio viene così ricostruita a ritroso), l’assoluta importanza dei reperti ceramici (vasi), di quelli ossei e di quelli appartenenti alla cosiddetta industria litica (selce, ossidana e pietre levigate) per datare lo strato in cui vengono ritrovati (dato che ognuno di essi è riconducibile a un’epoca ben precisa), il lavoro di restauro e di catalogazione, i metodi di rilievo (quello diretto basato sulla ricerca in loco e quello indiretto fatto di calcoli e proiezioni).

E non è tutto: il Comune ha ottenuto di prender parte a un bando regionale per realizzare con la Sovrintendenza un convegno dedicato a Polignano e agli scavi archeologici. Il convegno si terrà dopodomani, il 4 maggio, presso la Fondazione Museo Pino Pascali in via Parco del Lauro n°119. Dalle 9 di mattina fino a sera ascolteremo vari relatori, esponenti dell’Università degli Studi di Bari (tra cui lo stesso Sanseverino e Alfredo Geniola, che ha diretto gli scavi per anni). Verrà messo in luce soprattutto come i ritrovamenti a Santa Barbara hanno permesso di riscrivere la storia antica di Polignano e del sud-est barese. Il giorno dopo, 5 maggio, alle 9.30 sarà organizzata una visita guidata al sito di Santa Barbara.

L’assessore Abbatepaolo rivendica l’importanza di queste ricerche. A chi le chiede se ne valga la pena (considerando la notoria indifferenza del popolino verso la cultura) risponde con orgoglio: “Mi è stato detto più volte che non è compito di un’amministrazione investire nell’archeologia. Invece no! Il pubblico e il privato devono interagire, altrimenti non si va da nessuna parte. Gli studiosi devono essere messi in condizione, anche economicamente, di fare quello per cui hanno studiato tutta la vita, e il cittadino dev’essere messo in condizione di conoscere la propria storia per poterla portare avanti”.

Vito Giustino

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