• sabato , 19 agosto 2017

POLIGNANO, INCONTRI AL VIGNOLA: “SPIRITO ALLEGRO” CON LEO GULLOTTA

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A cura di Vito Giustino

POLIGNANO – Si alza il sipario sulla nuova stagione del teatro Vignola di Polignano. Primo spettacolo in cartellone “Spirito allegro” di Noel Coward, per la regia di Fabio Grossi e interpretato da Leo Gullotta. La commedia, scritta nel 1941, racconta di uno scrittore che, vedovo ma risposato da anni, una sera invita a casa sua una medium per studiare da vicino una seduta spiritica e farne il soggetto del suo prossimo romanzo. A fine serata però, si accorgerà che lo spirito evocato è quello della moglie defunta la quale non ha più intenzione di andarsene di casa… Protagonista Leo Gullotta, dicevamo, che è stato anche il mattatore dell’incontro nel foyer tenutosi un’ora prima di andare in scena, moderato dalla presentatrice Mariella Lippo in quella che è ormai una tradizione voluta e sostenuta da due anni dall’assessore alla Cultura Marilena Abbatepaolo, che dobbiamo ringraziare per darci la possibilità di fare incontri così piacevoli. Gullotta, dopo aver presentato il resto del cast, ha intrattenuto il pubblico del foyer (più folto del solito) per quasi un’ora, non solo con le sue doti affabulatorie e l’indubbia cultura, ma anche con un garbo e una generosità davvero d’altri tempi, e da cui tutti dovremmo prendere esempio. E dato che il protagonista è lui, per il resto dell’articolo gli cediamo volentieri la scena: “Coward è uno dei più importanti autori inglesi, a Londra c’è perfino un teatro col suo nome. Questa commedia fu scritta mentre l’Inghilterra era in guerra, per esorcizzare la morte che la guerra porta con sé egli scrisse questo testo ironico, gioioso, che scherzava sulla morte e sulla società dell’epoca. Spettacoli del genere non se ne vedono più, specie in Italia dove il teatro e la cultura tutta sono in forte crisi, anche per colpa di una politica che da anni non fa studiare il teatro nelle scuole (a differenza di altri Paesi). Non studiare significa non crescere, non uscire dalla propria realtà, non sapersi confrontare con gli altri ed essere impreparati agli schiaffi della vita. Non abbiate paura di uscire di casa, di andare a teatro, che da millenni è fatto per stare insieme e insieme riflettere sulla realtà, talvolta col dramma talvolta col sorriso. Abbiamo lottato per avere la libertà, non possiamo perderla per piegarci al ricatto psicologico dei poteri forti. Lo dico soprattutto ai giovani, che hanno più spiccata la tendenza a chiudersi in se stessi, nella propria stanza, e a usare la tecnologia non per quello che può insegnare ma per fuggire dalla realtà. Non si può delegare tutto agli altri e aspettare che sia lo Stato ad aiutarci, siamo noi che dobbiamo guardare avanti e costruire qualcosa, insieme. Questo ovviamente non significa che la politica non abbia responsabilità. In altri Paesi, come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, che hanno conosciuto come noi la crisi, non hanno fatto alcun taglio alla cultura, da noi invece sì. E questo significa che l’Italia, che un tempo insegnava la bellezza al mondo, ha rinunciato alla sua bellezza, al suo sapere, a quelle cose che definiscono una civiltà. Ora si preferisce la furbizia all’intelligenza, e l’apparire al lavoro. E’ come se da trent’anni a questa parte si fosse inculcata nei ragazzi questa parola, ‘apparire’, anziché insegnare loro che la cosa più importante nella vita è capire cosa si sa fare meglio, e impegnarsi per farlo. Dopodiché l’apparire sarà una conseguenza, un premio per il lavoro svolto. Ma il lavoro culturale è lento, si semina qualcosa di anno in anno, e sempre più persone alla volta cambieranno il loro modo di vedere le cose”.

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