• venerdì , 15 dicembre 2017

POLIGNANO, IN VIAGGIO TRA GLI IPOGEI

POLIGNANO – Nei giorni 4 e 5 maggio Polignano ha rivissuto un tratto della propria storia, antica ma anche recente. L’oggetto erano gli ipogei (costruzioni sotterranee) di età neolitica scoperti nel 1975 nelle campagne di Santa Barbara. Il 4 il museo “Pino Pascali” ha ospitato un convegno dedicato alle scoperte effettuate in tutti questi anni. Nell’arco di una giornata studiosi di ogni livello hanno illustrato cosa gli scavi di Santa Barbara hanno portato alla luce, in che modo la loro scoperta ha influenzato gli studi archeologici, la morfologia della costa polignanese in età neolitica, lo sviluppo della civiltà nelle terre della futura Polignano e in quelle vicine come Conversano e Monopoli… E anche molto altro, che chi non ha avuto la possibilità di esserci potrà comunque apprendere non appena saranno pubblicati gli atti del convegno (come ha reso noto l’assessore alla Cultura Marilena Abbatepaolo, forse il membro della giunta che più di tutti si è battuto perché il Comune finanziasse le ricerche).

Quel che il 4 è stato raccontato, il giorno dopo abbiamo potuto vederlo di persona, partecipando alla visita guidata nell’ipogeo. In poche ore abbiamo potuto ricevere un’infarinatura dal professor Alfredo Geniola, che ha diretto gli scavi per decenni…

…e dal suo “successore” Rocco Sanseverino, fra le altre cose curatore della guida a Santa Barbara, uno strumento che si rivelerà prezioso per i turisti, ma anche per i cittadini polignanesi.

Abbiamo camminato su rocce in cui millenni orsono furono scavati fori per i pali, che sorreggevano le palafitte, le prime abitazioni costruite dall’uomo.

Siamo passati accanto ai fossati, come la cosiddetta “Trappola”, che serviva con molta probabilità a raccogliere le acque meteoriche (cioè provenienti da pioggia, neve, grandine, brina e altre precipitazioni) per attingerne e utilizzarle in agricoltura, e in un secondo momento a seppellire i defunti.

Abbiamo visitato l’ipogeo Manfredi (chiamato così dal nome della famiglia proprietaria, che non esitò a metterlo a disposizione degli studiosi dopo la clamorosa scoperta), quasi sicuramente un luogo di culto (interessante notare come l’uomo, appena all’alba della sua civilizzazione, abbia avvertito l’esigenza di coltivare e manifestare la propria spiritualità).

Infine, in zona Galluzzi abbiamo visto quella che per ora rappresenta l’ultima frontiera degli studi: tre nuovi tratti di fossato e due nuove strutture sotterranee, in cui sono stati rinvenuti manufatti ceramici, e che presentano una morfologia differente dagli ipogei visti finora, il che fa supporre siano di un’epoca leggermente diversa.

Sappiamo che queste poche foto e nozioni non bastano a rendere l’idea, per cui vi invitiamo a prenotare una visita guidata, contattando il dottor Sanseverino presso l’Università di Bari. Una cosa è sicura: la scoperta è appena all’inizio.

Vito Giustino

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