• venerdì , 23 giugno 2017

OTELLO (E IAGO, E DESDEMONA…) RACCONTATI DA EMILIA

BARI – La storia della più devastante passione di tutti i tempi. Un manifesto della gelosia, “mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre”. E’ Otello, una delle più celebri tragedie di William Shakespeare. I suoi protagonisti (come quasi tutti quelli delle opere del Bardo) sono ormai archetipi: Otello della passione senza giudizio, Desdemona dell’amore incondizionato, Iago dell’inganno… Un’opera che ha avuto centinaia di trasposizioni, ognuna concentrata su alcuni dei suoi numerosi livelli di lettura. Fra quelle teatrali, restando nel Novecento italiano bisogna ricordarne almeno due, da parte di Vittorio Gassman (con Salvo Randone in quella che molti considerano la miglior interpretazione di Iago mai vista) e di Carmelo Bene (il quale impiegò trent’anni a montare la riduzione televisiva che alla fine uscì postuma). Delle tante cinematografiche, ricordiamo quella di Orson Welles (le cui riprese durarono ben quattro anni), quella di Franco Zeffirelli (che riprendeva l’opera lirica di Giuseppe Verdi) e l’esperimento metateatrale di Pier Paolo Pasolini in “Che cosa sono le nuvole?”. Ma la grandezza di Shakespeare è tale che persino le sue opere più note hanno ancora dei territori inesplorati. Qualcuno si è mai interrogato sul punto di vista di Emilia, la moglie di Iago? Personaggio defilato, forse il meno approfondito della tragedia, ma che avrebbe potuto fermarla se solo avesse rivelato in tempo che il fazzoletto trovato da Cassio era stato consegnato da lei al marito… Cosa l’ha spinta a tacere, nonostante la sua lealtà a Desdemona? Una delle nostre registe più intelligenti e prolifiche, Marinella Anaclerio, se lo è chiesto, rileggendo il testo shakespeariano a partire da questo personaggio. Ne è nato un monologo, “Se tu avessi parlato… Emilia”, in cui per una volta la dama di compagnia è la totale padrona della scena. Il monologo è stato rappresentato dalla compagnia teatrale Aletheia all’AncheCinema Royal di Bari nell’ambito del mese shakespeariano barese.

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Sola sul palco Emilia (interpretata dall’attrice salentina Carla Guido, accompagnata dalla chitarra di Christian Pizzuto) racconta di quando fu promessa in sposa a Iago, di come rimase affascinata dalla sua personalità sfuggente ma indagatrice, e di come questa fascinazione, unita a un’educazione repressiva, la portarono per tutta la vita ad accettare supinamente un marito immotivatamente geloso di lei (qui Anaclerio dimostra di aver letto attentamente il testo originale, in cui Iago è convinto che sua moglie lo tradisca sia con Otello che con Cassio) e nel contempo troppo preso dalla carriera militare. Il racconto entra nel vivo quando la loro vita si incrocia con quella del generale Otello e della sua giovanissima sposa Desdemona, innocente ma anche forte (sia la regista che l’interprete rifiutano la lettura remissiva che molti danno di questo personaggio, capace in effetti di andare contro il proprio padre pur di non rinunciare al proprio amore). Da questo momento ci viene raccontata una storia che conosciamo, ma da un punto di vista inedito. E man mano che la strage finale si avvicina anche Emilia compie un cammino di consapevolezza, arrivando ad ammettere che se non ha fatto nulla per fermare Iago è stato solo per paura. Quella paura che molte donne scambiano per amore, la paura di riconoscere che l’uomo che vive accanto a loro è un orco.

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Nel dibattito con le scolaresche al termine della rappresentazione mattutina, Anaclerio non fa nulla per nascondere che il suo adattamento nasce anche per riflettere su un tema attuale come il femminicidio. “Quello raccontato nella tragedia è dichiaratamente un caso di femminicidio, e il silenzio di Emilia ci permette di analizzare l’omertà femminile che c’è dietro molti di questi casi. Inoltre mi sono interrogata su chi sia il geloso in questa storia. Come fa notare Dostoevskij ne ‘I fratelli Karamazov’, Otello non è geloso. Il geloso non ha bisogno di prove (che lui invece chiede a Iago), il geloso lo è e basta. Iago è semmai il geloso, poiché accusa sua moglie di infedeltà senza alcun motivo”. Ma ad attualizzare un classico non si rischia di banalizzarlo? “Non credo che parlare di femminicidio e approfondire le responsabilità di un personaggio significhi attualizzare un’opera. Proprio perché Shakespeare è senza tempo ho voluto semmai universalizzare la vicenda, a cominciare dal costume indossato da Emilia, che non si riferisce ad alcuna epoca precisa, passando per il quadro di Mark Rothko proiettato sullo sfondo. L’unico lavoro di attualizzazione è sul linguaggio e sulle musiche, scelte insieme a Pizzuto. Per il resto il nostro lavoro è sempre profondamente rispettoso del testo originale: abbiamo cominciato con l’isolare le battute di Emilia, dopodiché abbiamo ricostruito a ritroso la vicenda che tutti conoscono attraverso la sua voce (facendo attenzione a distinguere le situazioni cui nel testo lei aveva assistito personalmente, quelle che poteva conoscere solo per sentito dire e quelle che non conosceva affatto), poi è iniziato l’approfondimento vero e proprio del personaggio, di quella che poteva essere la vita e l’educazione sentimentale di una dama di compagnia dell’epoca”.

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Carla Guido da par suo si è detta felice di “tornare a lavorare con una regista e drammaturga che stimo moltissimo e con cui ancora una volta abbiamo preso un grande classico e lo abbiamo approfondito, e ora sento di conoscerlo e amarlo ancora di più. La scrittura è tutta di Marinella, io ho messo di mio la mia esperienza di donna, di essere umano che ha conosciuto la gelosia come l’abbiamo conosciuta tutti. Abbiamo anche voluto raccogliere testimonianze dai centri antiviolenza e dalla questura, in modo da toccare con mano quel che avveniva allora e avviene ancora oggi. Ogni opera di Shakespeare è un trattato di psicologia, ogni personaggio è il ritratto di uno stato d’animo. In questo caso diamo voce a un personaggio che nessuno aveva fatto parlare, malgrado fosse stata vicina come nessun altro a tutti i protagonisti. Ma non avendo saputo leggere i dettagli, non ha potuto fermare la tragedia che si stava svolgendo intorno a lei. E’ la dimostrazione che (soprattutto in un’epoca come la nostra, in cui sono aumentate le fonti d’informazione ma paradossalmente anche l’indifferenza a certi problemi) con il coraggio di confrontarsi forse si possono evitare tragedie come quella accaduta a Desdemona”. Quando tornerà in scena lo spettacolo? Anaclerio: “Il 29 novembre a Lecce. Correte a vederci”. Guido: “E in generale leggete Shakespeare, un autore che apre l’anima”.

Vito Giustino

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