• giovedì , 26 aprile 2018

NATOCORTO 2015, TEATROFORMA A MOLA

MOLA DI BARI – Nell’ambito dell’appena trascorsa “Primavera della Cultura” di Mola, tra gli spettacoli più interessanti son da segnalare quelli della TeatroForma, l’associazione culturale e teatrale pugliese dal 1995 dedita alla sperimentazione. Nei due progetti presentati nell’ambito di questa rassegna la sperimentazione si è focalizzata soprattutto sul piano sonoro con lo spettacolo “One girl band” di Carolina Bubbico (giovane performer che a venticinque anni vanta già esperienze di direzione d’orchestra all’ultimo Sanremo e che, con la sua strumentazione, riesce a rendere sul palco da sola le sonorità di un’intera orchestra) e su quello visivo col festival NatoCorto, giunto alla sua quarta edizione ma approdato per la prima volta a Mola. L’attrice e collaboratrice Annalisa Boni ci spiega come è articolato e organizzato il festival: “E’ una rassegna di corti e mediometraggi indipendenti, che cioè non hanno distribuzione. Il nostro direttore artistico Pino Aversa e il giornalista Beppe Stallone hanno presentato in due serate consecutive i lavori che per mesi abbiamo selezionato. Tra questi il mediometraggio documentario sull’Odin Teatret ‘Sulle due sponde del fiume’ del 1978, una ricerca antropologica sul teatro e sul territorio di Eugenio Barba, pugliese che lasciò Lecce per la Danimarca dove fondò l’Odin, un teatro basato sul silenzio e sull’armonia del gesto. A proposito di pugliesi all’estero, abbiamo proiettato i lavori di Domenico Carli, che ha i genitori di Margherita di Savoia ma vive a Losanna dove realizza video e testi teatrali, e di Gianluca Fratellini, originario di Palo del Colle e che attualmente lavora negli USA per la DreamWorks”. Come sempre la Puglia si lascia sfuggire i talenti che non capisce e quindi non aiuta. Ma c’è stato spazio anche per chi cerca di imporsi da qui: i molesi Joe Pansa con il suo corto sui pescatori locali, e Gianfranco Moccia col suo documentario sul musicista Enzo Del Re in cui intervista i molesi che lo hanno conosciuto (personalmente ci ha colpiti l’aneddoto sul suo rapporto, tanto aspro quanto leale, con don Bruno Aloia: due caratteri forti, due fronti opposti, ma due figure ugualmente carismatiche della nostra comunità). Molti altri lavori, profondamente diversi tra loro, sono stati proiettati. A conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che da noi i talenti non mancano, manca semmai la volontà di tutelarli. Per cui ben vengano altre iniziative come questa, e la notizia da parte di Boni che si sta già pensando alla prossima edizione, “e speriamo di farla a Mola”.

Vito Giustino

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