• venerdì , 15 dicembre 2017

MOLA, UNITI CONTRO L’INCIVILTA’

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MOLA – Speriamo non vi siate affezionati alla scritta che vedete qua sopra. Intanto perché non meritereste di essere nostri lettori, e poi perché, come potete vedere qui sotto, quella scritta da stamattina non c’è più.

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I fatti. Qualche giorno fa, sul muro di Cala Portecchia, era apparsa la scritta “No gender i bambini no si toccano”. Una frase sconclusionata e sgrammaticata che mette in relazione l’omosessualità con la pedofilia. Indipendentemente da come la si pensi, un’affermazione di un’ignoranza inaccettabile. Alcuni cittadini molesi non hanno tollerato quella scritta un solo giorno di più, e hanno indetto su Facebook l’evento “Uniti contro l’inciviltà”, invitando a presentarsi, sabato mattina alle 9.30, armati di calce e pennelli. Da notare che nel frattempo qualcuno, evidentemente convinto di compiere un atto di giustizia, ha sostituito la parola “gender” con “preti”, dando voce a un altro luogo comune (preti=pedofili) ugualmente sciocco e sbagliato. Anche questo ci insegna qualcosa sull’ignoranza: che è trasversale, che non sa ragionare all’infuori dei luoghi comuni e che non sa trovare soluzioni ma solo nuovi nemici. Noi de “La Vipera” preferiamo chi cerca soluzioni, e quindi stamattina abbiamo seguito lo svolgersi dell’iniziativa.

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Tra gli aderenti c’era anche il sindaco Giangrazio Di Rutigliano, che ha voluto contribuire a “coprire una scritta indecente. Abbiamo voluto esserci per sostenere gli ideatori di questa iniziativa e dimostrare la volontà di riappropriarci del nostro paese”. Insieme a lui gli assessori Gianni Russo (“è un atto dovuto, e mi fa piacere l’appello sia stato accolto da tanti cittadini, che devono essere d’esempio”), Rossana Saponaro (“anche così si contribuisce a migliorare la città, certe scritte e certi pensieri non sono condivisibili”) e Niki Bufo (“è un momento in cui tutti dobbiamo essere protagonisti, non solo per via della frase ma anche per la mancanza di decoro in una zona così frequentata”), il consigliere Salvatore Ruggiero e soprattutto tanti cittadini che, unendo le forze, in meno di un’ora hanno coperto la scritta di bianco. Fra questi segnaliamo almeno l’attivista Valentina Palanca, il blogger Mario Ruggiero e il viceparroco della Matrice don Mario (che, va precisato, aveva dato la sua adesione già prima che la scritta venisse trasformata in un messaggio anticlericale).

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E soprattutto Pietro Sportelli, fra i promotori dell’iniziativa: “Sono contento di come l’amministrazione e i cittadini hanno compreso il danno fatto alla nostra comunità ogni qualvolta non solo si imbrattano muri, ma soprattutto si lanciano messaggi che non appartengono a una città accogliente come Mola. Messaggi di violenza che devono solo indignarci, specie se si pensa che qui vicino c’è un parco giochi… Ai bambini dobbiamo insegnare ad avere cura della città sia sul piano fisico sia etico. I nostri concittadini lo hanno dimostrato: è sabato, è la mattinata ideale per andare al mare, ma loro rappresentano la Mola che risponde e che è dotata di orgoglio”.

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Ma sappiamo esistere anche un’altra Mola, quella che trova sempre da lamentarsi. Come risponderete a chi inevitabilmente avrà da ridire sul fatto che non sono state cancellate altre scritte in giro per Mola, ben più antiche? La risposta del sindaco: “I tanti che sporcano i muri non capiscono che quello che imbrattano appartiene a ognuno di noi, e dimostrano di non sapere cosa vuol dire essere parte di una comunità. Certamente vogliamo intervenire per pulire anche gli altri muri, ma in casi come questo, in cui si supera la decenza, è giusto coprire subito”. La risposta di Pietro: “La partecipazione non è solo fare polemica, è anche e soprattutto rimboccarsi le maniche, come abbiamo fatto noi, e arrivare dove talvolta la macchina burocratica non può o arriverebbe troppo tardi. Con le dovute autorizzazioni tutti noi cittadini possiamo essere i primi protagonisti del messaggio che vogliamo dare alla nostra città”.

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Finito il lavoro (si penserà successivamente se ricoprire il bianco con qualcos’altro) ci siamo recati all’hotel Gabbiano dove, gentilmente offerto dai proprietari, abbiamo consumato un piccolo buffet. Insieme.

Vito Giustino

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