• venerdì , 15 dicembre 2017

MOLA, STORIE DI “SPAZI VERDI” TRA PUBBLICO E PRIVATO

MOLA – Non è un bel momento per chi desidera una città più vivibile. Le difficoltà economiche in cui versa il Comune consentono di poter pagare sempre meno gli operai addetti alla manutenzione del verde pubblico, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto dei turisti, che dopo aver visto lo stato delle nostre strade (deficitarie non solo nell’asfaltatura e negli spazi parcheggi, ma anche nelle aree verdi) si guardano bene dal tornare.

Ma se fosse data al cittadino stesso la possibilità di migliorare le cose? Parte da questa considerazione l’iniziativa “Adotta uno spazio verde”, un progetto di cittadinanza attiva che prevede l’affidamento in uso temporaneo per la sistemazione e la manutenzione delle aree verdi comunali.

“Il verde pubblico, il parco, una strada, un’aiuola, sono spazi che i cittadini condividono tutti i giorni – dichiara l’assessore all’Ambiente Niki Bufo in un comunicato – L’avviso è destinato volutamente ai soggetti più disparati, proprio perché ci si propone di sensibilizzare gruppi di cittadini, imprese, associazioni, scuole, a salvaguardare il territorio comunale, a stimolare e accrescere il senso di appartenenza e a generare elementi di costante attenzione e contrasto al degrado urbano”.

Aziende, associazioni, semplici cittadini, quindi, vengono invitati a scegliere lo spazio verde o i giardini che preferiscono, con l’impegno di accudirli.

Che cosa ottengono in cambio i cittadini? Laddove l’idea di contribuire in prima persona a migliorare il proprio paese non è sufficiente, provvede la sana vanità: gli adottanti potranno posizionare sullo spazio adottato un cartello con il proprio logo, con un ritorno di immagine, quindi, economico e sociale. Addirittura il sindaco Giangrazio Di Rutigliano promette di “attivare un concorso per lo spazio verde più bello, riservato a coloro che si saranno impegnati all’adozione e quindi alla cura del territorio. Mi sembra il minimo riconoscimento per chi contribuirà ad accrescere il decoro urbano cittadino”.

Gli interessati possono trovare tutte le informazioni sul sito del Comune di Mola o al secondo piano del Palazzo di Municipio, ufficio patrimonio.

Ironia della sorte, l’iniziativa parte proprio in un momento in cui il verde del lungomare torna alla ribalta per un piccolo caso di cronaca. Nella zona di fronte alla rotonda abita una signora (chiamata affettuosamente “la signora dei fiori”) che ha adibito lo spazio dinanzi a casa sua a fioriera. Piante e fiori di ogni genere, molto belli a vedersi (come testimoniano diversi passanti anche turisti), ma che occupano un suolo pubblico. Qualche mese fa alla signora (che da questo momento chiameremo A.) è stato intimato di rimuovere le piante. Allora è partita un’iniziativa da parte di alcuni cittadini che hanno portato ciascuno una piantina per poi interrarla nella zona erbosa del marciapiede di fronte alla casa di A. Ma erano pur sempre su suolo pubblico e qualche giorno fa i vigili sono tornati da A. intimandole di rimuovere le piante entro cinque giorni e comminandole una multa di 160€. Alcune testate locali si sono subito lanciate sulla notizia, tuonando contro l’ottusa macchina amministrativa, inflessibile contro una povera signora che vuol solo abbellire il paese e non fa nulla contro altri abusi che si riscontrano sempre sul lungomare (in ottemperanza alla diffusa mentalità italiota del “preoccupatevi delle cose gravi”, laddove le cose gravi sono sempre quelle fatte da altri).

Tutto molto commovente, ma chi scrive ha avuto modo non solo di parlare con la signora A., ma anche di assistere, un paio di giorni dopo la multa, al suo colloquio con il sindaco nella stanza di quest’ultimo (e a meno che qualche nostro collega fosse nascosto dietro un mobile, eravamo gli unici giornalisti presenti), per cui possiamo fare un po’ di chiarezza.

Anzitutto va ribadito che lo spazio dal pianerottolo di casa alla strada è suolo pubblico, e A., piaccia o no, non aveva il diritto di farci quel che voleva. Gli abusi edilizi, veri o presunti, che si vedono sul lungomare (gazebo non si sa se autorizzati, addirittura statue votive) rappresentano un problema che l’amministrazione ha il dovere di affrontare e risolvere, ma non è che nel frattempo un reato ne legittimi un altro. Detto questo, veniamo al colloquio. Una chiacchierata informale durante la quale, ci spiace dirlo, A. ha fornito una ricostruzione dei fatti piuttosto lacunosa e contraddittoria. Anzitutto, lei stessa si dice sicura che i vigili siano stati allertati da qualche suo conoscente che “la invidia” e vuole crearle problemi. Quindi i vigili si sono mossi su denuncia di altri privati cittadini (quali che siano le motivazioni di questi ultimi) e non certo per iniziativa personale. In seguito si è lamentata che la multa le è arrivata senza alcun preavviso, per poi ricordare che, qualche tempo fa, i vigili hanno chiesto sia a lei che ad alcuni suoi conoscenti di rimuovere le piante o avrebbero dovuto sanzionarla. A noi questo sembra un preavviso in piena regola, voi traete le conclusioni che preferite. Ma il “peggio” è stato quando, alla fine, il sindaco le ha illustrato l’iniziativa con cui si apre il nostro articolo, invitandola a prendervi parte, cosicché avrebbe potuto farsi affidare il pezzo di terreno davanti a casa sua e continuare ad accudirlo con tutte le carte in regola. Qui A. ha improvvisamente fatto marcia indietro, dicendo che non ha la residenza a Mola e che un pezzo di terra in affido l’avrebbe “legata” al nostro paese mentre lei vuole sentirsi libera di andare a trovare i suoi familiari a Torre a Mare e a Monopoli ogni volta che si sente di farlo… Lì le è stato fatto notare che una fioriera, regolare o no, rappresenta comunque un vincolo a non muoversi di casa data la cura quotidiana che richiede, al che la signora ha allargato le braccia sorridendo e ha risposto che lei si prende cura di quelle piante solo per una questione di cortesia nei confronti di chi gliele ha regalate… A quel punto il colloquio (durato almeno un’ora e un quarto) si è praticamente concluso dato che non c’era più niente da dire. Ci si lamenta delle leggi che non tutelano il cittadino, ma quando ne nasce una che potenzialmente va incontro a tutti (A. avrebbe potuto continuare a perseguire la sua passione, cittadini e turisti avrebbero continuato ad ammirare le sue piante e nessuno avrebbe potuto osteggiarla essendosi messa in regola) scatta l’improvviso bisogno di fare quello che ci pare senza dover rendere conto a nessuno. Una mentalità che, prima ancora dell’ottusità delle istituzioni, rappresenta la vera erbaccia nel prato della società civile.

Vito Giustino

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