• sabato , 23 settembre 2017

MOLA, SPACCATURA NEL PARTITO DEMOCRATICO

[RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO]

Agli Elettori, agli Iscritti ed ai Simpatizzanti

 del Partito Democratico

 

E’ sempre difficile ammettere la fine di una esperienza. E’ quanto accaduto nella seduta dell’8 novembre u.s., quando abbiamo comunicato le nostre dimissioni da componenti del Coordinamento del Circolo del Partito Democratico.

 

E’ stata in definitiva la presa d’atto di una situazione non più sostenibile.

 

Nato non sotto i migliori auspici con un evidente peccato originale ovvero quello di non aver decretato in sede congressuale un vincitore ed un vinto (noi eravamo perché si votasse), il Coordinamento, frutto di un accordo – per timore di una spaccatura nel partito – da subito rivelatosi fallimentare, si è trascinato nei mesi successivi nella probabilità prima e nella certezza poi di non essere una squadra ma un gruppo diviso tra modi di intendere la politica diametralmente opposti.

 

Abbiamo così provato a costruire comunque un dialogo, proponendo un modo di lavorare che avesse al centro i nostri rappresentanti istituzionali, proponendo iniziative, divulgando bandi di finanziamento utili alla crescita del paese e dichiarandoci disponibili a contribuire alla loro riuscita, ma tutto inutilmente, si direbbe nella indifferenza quasi totale (fatta eccezione per alcuni volenterosi come noi inascoltati, eppure non ci aspettavamo i fiori di benvenuto).

 

E’ mancato il senso del partito ovvero il lavorare insieme valorizzando le persone presenti. Abbiamo anche pensato di fare da soli, ma è sembrato  un controsenso. D’altronde, ci chiedevamo: siamo oppure no un partito?!

 

Addirittura è sembrato che ci fosse la precisa volontà di mantenere il partito inerte o per meglio dire controllato, smorzando qualsiasi iniziativa sul nascere. Anche la assemblea era un fastidio perché si temeva che potesse determinare una linea politica che non fosse gradita. Non è stato sicuramente un caso che nell’unica assemblea convocata si sono mosse le truppe cammellate a difesa del voler essere protagonisti a tutti i costi e legittimare la presenza di un partito nel partito, nella esaltazione del partito – persona.

 

Insomma, si era preordinati ad evitare opportunamente qualsiasi occasione che affrancasse il partito da questa situazione, salvo che non provenisse dalla propria parte.

 

 

E’ mancato in questi mesi la capacità di ascolto verso i cittadini e la presenza sul territorio.

 

Ed intanto prendeva corpo un partito autoreferenziale, distaccato anni luce dalla realtà, chiuso in se stesso, del tutto appiattito esclusivamente sulla vita amministrativa.

 

Altra nota dolens.

 

Sono iniziati così lunghi, logorroici e gridati incontri aventi come argomenti le dichiarate manchevolezze del governo del paese, i difficili rapporti, le risposte mai ricevute, gli ultimatum degli ultimatum.

 

Si è passati dal dire il tutto ed il contrario di tutto, al fare tutto ed il contrario di tutto, anteponendo la persona al partito.

 

In questi mesi, inoltre, è venuto a manifestarsi quella mancanza di fiducia nei confronti dell’altro, guardando ogni critica con sospetto, come un attacco personale e non come un suggerimento a comportarsi in modo diverso.

 

Abbiamo denunciato i comportamenti contrastanti ed ondivaghi di certo lesivi per il partito, spiegando che persino il nostro elettorato non avrebbe compreso, ma pure questa volta inutilmente.

 

Non ci meraviglierebbe che in una strenua autodifesa si fossero anche giustificate le nostre dimissioni dicendo che ci eravamo dimessi perché non si era voluto far cadere l’Amministrazione (sic!).

 

Tuttavia, non pensiamo, anche se siamo parte da poco tempo del mondo della politica, che la politica sia questa.

 

Quando ci siamo iscritti avevamo fissa nella mente che la politica fosse la politica della gente e tra la gente, secondo un progetto ed una idea di paese condivisa, e non di pochi. Abbiamo creduto che i partiti fossero fucine, luoghi di formazione e di incontro, aperti a tutti e non solo ai cooptati. Abbiamo bisogno che i partiti siano frequentati da persone libere, che dicano quello che pensano e ricerchino sempre la verità nelle cose, che smettano gli abiti buoni della festa e vestano le tute da lavoro, bandendo il personalismo, il finto perbenismo e gli interessi più o meno velati, e la ipocrisia dilagante. Abbiamo bisogno di fare crescere una rinnovata classe dirigente che non sia vecchia ancora prima di nascere.

 

In poche parole, serve una nuova fase della politica. Sembrerà strano, ma serve portare soltanto la politica nei partiti.

 

F.to Giambattista Mola

 

Luigi Ranieri

 

Giuseppe Staniscia

 

 

P.S.: Abbiamo atteso nel rendere pubbliche le nostre dimissioni nel rispetto delle precedenti scadenze amministrative e del voto referendario, al fine di evitare qualsiasi strumentalizzazione.

 

 

 

 

 

 

 

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