• venerdì , 23 giugno 2017

MOLA, QUANDO LA SCUOLA DA’ LEZIONI DI WEB

MOLA – La lezione più importante da imparare a scuola dovrebbe essere quella di saper stare insieme, poiché è questo che renderà un gruppo di ragazzini dei cittadini integrati e consapevoli. Ma non è facile, poiché dove c’è un gruppo è facile che emerga la legge del branco, quella che elegge il più forte a capo e condanna il più fragile all’emarginazione. Negli ultimi anni si è fatto tutto più difficile, essendosi aggiunto, al fenomeno del bullismo, un altro ancora più insidioso, il cyberbullismo. In questo ultimo anno scolastico, grazie al progetto regionale “Teen Explorer”, i ragazzi delle classi II e III D della scuola media “Alighieri-Tanzi” hanno avuto modo di informarsi sui pericoli del web, di raccontare le proprie esperienze e… altro ancora che è stato raccontato in una conferenza al Castello Angioino, alla presenza dei ragazzi e dei loro genitori, in cui a introdurre l’argomento sono state la preside Cinzia Brunelli e la professoressa Rosella Vitulli, coordinatrice del progetto. Le due docenti hanno spiegato cosa ha significato, dal punto di vista della loro categoria, la diffusione del web, un fenomeno tanto recente quanto rapido e invasivo, con cui hanno dovuto subito imparare a fare i conti “per cui ci rivolgemmo a psicologi ed esperti, che ci spiegarono come per i ragazzi più emarginati il web rappresenta la possibilità di interagire con qualcuno. Questo però finisce per innalzare una barriera tra loro e il resto del mondo, isolandoli ancora di più. Nostro compito è oggi far sì che i ragazzi usino il web, ma non lo sostituiscano alla vita sociale e all’esperienza diretta”.

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La parola è poi passata ai ragazzi, che hanno enunciato quanto hanno imparato in questi mesi (in termini di sicurezza, di psicologia del cyberbullo, di responsabilità individuale), e poi a chi queste informazioni gliele ha fornite, la dottoressa Domenica De Iaco del Gruppo Giada dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. La dottoressa ha illustrato il progetto “Teen Explorer” e ha spiegato come il gruppo Giada dal 2009 si occupi di maltrattamento e abuso, e dal 2013 di violenza online: “Teen Explorer è un programma, voluto dalla Regione, di prevenzione di pericoli per la salute associato a un uso improprio del web. I ragazzi di oggi sono la net-generation, vivono in rete e, a differenza della nostra generazione, la vivono come una cosa normale. Il controllo su ciò a cui un ragazzo può andare incontro navigando sul proprio pc o sul proprio smartphone dovrebbe spettare ai genitori, ma sappiamo che molti di loro sono distratti, o inconsapevoli del pericolo. Sta dunque a noi educatori accompagnare i ragazzi in un percorso di consapevolezza che li metta in guardia dai pericoli. Ad esempio, un eccessivo uso del computer può portare a malesseri anche fisici come mal di testa, mal di stomaco o disturbo del sonno. Se questi problemi non vengono subito intercettati e curati possono portare il ragazzo in età adulta a soffrire di ansia, depressione, tendenze suicide. In questi tre anni, grazie all’impegno di 600 insegnanti abbiamo parlato a 10000 ragazzi di 78 scuole in tutta la regione dei pericoli del web. E’ necessario sappiate che tutte le istituzioni (educative, sanitarie, militari) sono unite per aiutarvi a essere nativi digitali più consapevoli”. Ad Andrea Carnimeo della Polizia Postale di Bari il compito di spiegare le implicazioni penali di una navigazione irresponsabile: “La polizia postale è una specialità della Polizia di Stato che si occupa di monitorare i canali di comunicazione. Non ci rendiamo conto di quante informazioni lasciamo di noi stessi sul web, e come questo ci renda potenziali bersagli di cyberbulli o di stalker, che possono usare quelle informazioni contro di noi. Un fenomeno molto diffuso è quello del sexting, ovvero l’invio di foto intime a qualcuno che poi le condivide con altre persone (perché evidentemente il rapporto si è nel frattempo rotto e ora costui vuole umiliare il proprio ex-partner). Dovete sapere che, essendo minorenni, nel momento in cui inviate una vostra foto intima state commettendo il reato di scambio di materiale pedopornografico. La legge in questione era nata per proteggervi, ma non essendo stata modificata negli anni (nonostante la sempre più diffusa maneggevolezza della tecnologia da parte dei minori) ora anche voi, o le vostre famiglie se non avete 14 anni, potete essere perseguiti per aver fatto quello che a voi sembra un gioco tra fidanzatini. Ricordate inoltre che in rete non esiste l’anonimato, per cui se pensate che basti un profilo falso a nascondervi sappiate che la polizia postale ha delle convenzioni coi grandi social network che le permettono di individuarvi attraverso l’indirizzo IP. Sul cyberbullismo stanno ancora studiando una legge in parlamento, ma è comunque considerato un reato contro la persona. Infine mi rivolgo ai docenti e ai genitori: i vostri ragazzi vogliono che voi sappiate cosa fanno, vogliono sentire la vostra presenza nella loro vita e che sono importanti nella vostra. Tutti dobbiamo alzare la testa dal cellulare”.

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Dopodiché è salito sul palco il sindaco Giangrazio Di Rutigliano (presente in prima fila insieme agli assessori Francesca Mola e Gianni Russo) per “ringraziare chi ha voluto questo progetto, che andrebbe replicato anche in altre sedi istituzionali del nostro paese, per far sì che il suo messaggio arrivi a sempre più persone”.

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Infine, è stato proiettato il cortometraggio “Postami un bacio”, realizzato dal regista Paolo Emanuele Quaranta e ideato e interpretato dagli stessi ragazzi. Una storia tra i banchi di scuola per raccontare come il web può emarginare ancora di più chi è già timido, e come la via della salvezza è il ritorno ai rapporti autentici. Intanto la professoressa Vitulli ha anticipato che il progetto “Teen Explorer” ci sarà anche l’anno prossimo. C’è sempre una generazione da educare.

Vito Giustino

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