• martedì , 21 novembre 2017

MOLA, PRESENTAZIONE LIBRO “DELITTO MATTEOTTI. IL MANDANTE”

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MOLA – “Eccellenza, l’assassinio di Giacomo Matteotti, tragedia mia e dei miei figli, tragedia dell’Italia libera e civile, mi lasciò credere che giustizia sarebbe stata non invano invocata: era l’unico conforto che mi rimanesse nell’angoscia suprema, perciò mi costituii Parte Civile. Ma nelle varie vicende giudiziarie e per la recente amnistia il processo – il vero processo – a mano a mano svaniva. Ciò che oggi rimane non è più che l’ombra vana. Non avevo rancori da esprimere, né vendette da invocare: volevo solo giustizia. Gli uomini me l’hanno negata, l’avrò dalla Storia e da Dio. Chiedo perciò mi sia concesso di straniarmi dall’andamento di un processo che ha cessato di riguardarmi. I miei avvocati, solidali con me in quest’ora, provvederanno a dar forma legale alla mia decisione. Io prego Lei Eccellenza, di dispensarmi dalla pena atroce di comparire: mi parrebbe, accedendo all’invito, di offendere la memoria stessa di Giacomo Matteotti, per il quale la vita era cosa terribilmente seria. Quella memoria nella quale e per la quale, e solo per educare i figli all’esempio e alla fierezza paterna, vivo ancora appartata e straziata. Con ossequio. Velia Matteotti” Ecco il testo della lettera che la vedova di Giacomo Matteotti (il deputato socialista ucciso il 10 giugno 1924 poco dopo aver denunciato i brogli che avevano portato all’elezione di Benito Mussolini) scrisse al Presidente della Corte d’Assise di Chieti per comunicargli il suo ritiro come parte civile dal processo riguardante l’assassinio di suo marito, un processo che ormai si era capito non sarebbe approdato a nulla, se non a far passare la versione per cui sarebbe stato lo stesso Matteotti a causare la propria morte con le sue reiterate “provocazioni” al governo fascista. Solo di recente la lettera di Velia è stata ritrovata (il presidente della Corte la lasciò nel suo cassetto e dopo la sua morte finì nel mercato dei collezionisti) e qualche sera fa è stata mostrata al pubblico per la prima volta, alla libreria Culture Club Café di Mola, in occasione della presentazione del libro “Delitto Matteotti. Il mandante” di Mario Gianfrate e Nicola Colonna (ed. Suma, €15, pagg. 127). All’incontro, moderato dal professor Vittorio Farella, erano presenti entrambi gli autori. Gianfrate ha raccontato alcuni retroscena delle settimane che precedettero l’assassinio: “Mussolini ascoltò l’intero discorso di Matteotti con il mento sugli avambracci, per poi alla fine sbottare con i suoi uomini. Matteotti intanto si rivolgeva ai suoi compagni di partito, che lo applaudivano, dicendo loro di preparare la sua orazione funebre. Sarebbe stato rapito e ucciso dieci giorni dopo”. Colonna a sua volta ha tracciato un profilo politico e umano di Matteotti: “Dopo che Mussolini, grazie a una rete di alleanze e a una legge elettorale ad hoc, aveva vinto le elezioni, solo un illuso avrebbe potuto pensare di spostare l’equilibrio politico denunciando i brogli. Per cui, cosa pensava di ottenere Matteotti? Certo voleva mettere l’opinione pubblica a corrente della realtà, ma secondo me c’è un’altra ragione di fondo: il suo discorso si rivolgeva alle opposizioni parlamentari, le invitava a opporsi senza sconti al governo appena insediato. In questo modo Matteotti rimarcava la distanza tra il fascismo e gli altri, e andava pesantemente contro il disegno di Mussolini che stava iniziando a costruire un sistema basato sull’inglobamento di tutte le parti politiche e quindi sull’assenso assoluto”. A seguire la lettera di Velia Matteotti è stata mostrata al pubblico e recitata da Marinella Sorino. Infine un lungo dibattito col pubblico, piuttosto numeroso, a dimostrazione dell’interesse intorno a questi argomenti. E’ sempre importante conoscere la nostra storia, quanto meno per non farci trovare impreparati quando sta per ripetersi.

Vito Giustino

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