• venerdì , 15 dicembre 2017

MOLA, PRESENTATO IL LIBRO “LA PIUMA” DI GIORGIO FALETTI

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MOLA – Che Giorgio Faletti sia stato uno degli artisti più completi della sua generazione non è la solita frase che si dice quando qualcuno è morto. E’ un giudizio che lui ha meritato con la sua vita. Da comico, è stato fra i protagonisti di trasmissioni simbolo degli anni ’80 come “Drive In” ed “Emilio”. Da cantautore, seppe passare da canzoni-cabaret come “Ulula” a pezzi di denuncia come “Signor tenente”. Da attore cinematografico, contribuì al successo di una delle migliori commedie del decennio scorso, “Notte prima degli esami”. Da scrittore, diede alla luce una serie di best-sellers internazionali a partire dal thriller “Io uccido”. Un talento enorme, che ha preso un posto nella storia di tutte le arti in cui si è cimentato. Giorgio Faletti ci ha lasciati un giorno d’estate del 2014 per un tumore. Aveva 63 anni. Quando pensavamo non avremmo avuto più nulla di suo ecco apparire un racconto postumo, “La piuma” (ed. Baldini&Castoldi, €13, pagg. 96). La sua compagna Roberta Bellesini lo sta presentando in giro per le librerie, e il suo tour ha toccato anche il Culture Club Cafè di Mola.

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Intervistata da Annamaria Minunno, Roberta ha raccontato anzitutto cosa l’ha spinta a pubblicare questo libro. “Era pronto già nel 2012. Giorgio dopo aver scritto un libro preferiva lasciarlo decantare prima di rivederlo e darlo alle stampe. Ho pensato a lungo prima di pubblicarlo perché non volevo si pensasse a un’operazione commerciale, alla fine ho deciso di sì perché era un progetto a cui lui teneva moltissimo. Non doveva essere un libro ma un musical, quindi qualcosa che avrebbe unito un po’ tutte le sue passioni. Ci sono degli spartiti, anche abbastanza a buon punto, e diversi nostri amici musicisti si sono messi a disposizione per completarli. Non nascondo che sarebbe un mio sogno riuscire a portarlo in scena, so che a Giorgio farebbe piacere”. “La piuma” racconta una serie di personaggi le cui vite sono attraversate da una piuma appunto, che in qualche modo mette alla prova se sono persone che hanno il coraggio di cercare oltre o restano ferme a guardare solo se stesse. Come lavorava Faletti ai suoi libri? “Scriveva un capitolo al giorno. Ci lavorava in mattinata, poi nel pomeriggio a mente fredda faceva delle modifiche e la sera me lo faceva trovare sul comodino per avere un parere. Mentre leggevo faceva finta di guardare la tv, ma intanto mi guardava con la coda dell’occhio… Sapeva esattamente che storia voleva raccontare, e proprio per questo cercava un parere esterno: temeva di dare per scontati elementi che al lettore non sarebbero stati chiari”.

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Non sempre però le opinioni esterne lo aiutavano: “Il suo rapporto con l’ambiente culturale era difficile. Era un cane sciolto, non si è mai legato a un filone particolare. L’intellighenzia italiana non lo considerava dei suoi, salvo poi invitarlo ai festival perché sapevano che portava pubblico (lo stesso pubblico che disprezzavano perché acquistava libri che non piacevano a loro)”. Al disprezzo si aggiunsero le insinuazioni. Qualcuno lo accusò di essersi fatto scrivere “Io sono Dio” da un ghostwriter americano; alcuni passaggi del libro sono traduzioni letterali di espressioni anglosassoni che non si usano nella nostra lingua. “Il motivo è molto semplice. Trascorrevamo gran parte dell’anno a New York, e Giorgio amava a tal punto la lingua e la letteratura americane che pur scrivendo il libro in italiano volle cimentarsi nell’uso di espressioni di laggiù, assillando continuamente i nostri amici americani per essere sicuro di averle tradotte fedelmente. Era davvero un gran pignolo… D’altronde se è riuscito a diventare uno scrittore di livello è perché era innanzitutto un grande lettore. Resto sempre sorpresa quando incontro aspiranti scrittori che dicono di non leggere. Quanto più leggi, tanto più ti costruisci una base per mettere su carta le tue idee nel modo giusto, e Giorgio lo ha dimostrato”. Faletti dava infatti molta importanza alla parola, “tant’è vero che guardava con preoccupazione all’impoverimento della lingua italiana, al diffondersi dei social che privilegiano la sintesi alla correttezza. Negli USA sempre più persone si stanno appassionando alla nostra lingua, noi la stiamo abbandonando. Giorgio non aveva problemi a lasciarsi alle spalle qualcosa in cui non credeva più, aveva abbandonato la tv dopo essersi accorto di quanto fosse cambiata”. Ora la tv potrebbe in qualche modo risarcirlo. Roberta sta infatti lavorando a una serie tv tratta da “Io uccido”. “Anni fa si era parlato di farne un film per il cinema [per la regia si fece il nome di David Cronenberg, ndr] ma la cosa non andò in porto. Sono tornata a parlarne con De Laurentiis e ci siamo detti che un romanzo così complesso si presterebbe meglio a una serializzazione”.

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Intanto una traduzione per immagini l’ha ottenuta “La piuma”: alcuni ragazzi del liceo “Salvemini” di Bari, coadiuvati dai docenti Angela Petruzzelli, Lucia Schinzano e Cristina Palmiotta del “De Nittis-Pascali” (regista), hanno realizzato un book-trailer in cui ciascuno di loro interpreta un personaggio del libro. Se pensate al solito filmato amatoriale con poche idee vi sbagliate. Decisamente un bel lavoro di recitazione e di regia per degli esordienti così giovani. Roberta si è complimentata con loro, ricordando che “Giorgio era molto a suo agio coi giovani, sentiva di poter assorbire qualcosa della loro energia. Rifiutò un’offerta cinematografica molto interessante, preferendo fare ‘Notte prima degli esami’ perché era rimasto colpito dall’entusiasmo dei due esordienti Fausto Brizzi e Marco Martani mentre gliene parlavano”. Annamaria Minunno ha concluso con un’ultima domanda: Faletti attore, Faletti scrittore, Faletti cantautore. Roberta quale preferiva? “Mio marito”.

Vito Giustino

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