• venerdì , 23 giugno 2017

MOLA, “POVERI MA FELICI” AL TEATRO ANGIOINO

MOLA – “Capriccio all’italiana” è un film a episodi del 1968, a cui lavorarono alcuni tra i nostri maggiori registi: Mario Monicelli, Steno, Mauro Bolognini, Pino Zac… Ma è ricordato soprattutto per l’episodio “Che cosa sono le nuvole?” diretto da Pier Paolo Pasolini. La trama raccontava di un teatro di marionette (interpretate da attori in carne e ossa quali Totò, Ninetto Davoli, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia) che mettono in scena l’Otello di William Shakespeare. Nei continui passaggi dalla ribalta, in cui Iago inscena un odio implacabile per Otello, ai dietro le quinte in cui smette di essere un personaggio e diventa amico e mentore del Moro, il testo shakespeariano diventava per Pasolini una riflessione sulla verità. Che esiste, ma va maneggiata con cura, perché la gente non è pronta a sentirla e “nel momento in cui la dici, non c’è più”.

L’associazione culturale molese “Le 7 Muse di Apollo” ha portato in scena un libero adattamento di quel cortometraggio, “Poveri ma felici”, andato in scena nello scorso weekend al teatro Angioino di Mola. Libero adattamento, dicevamo, in quanto la regista Dolores Mangiolini ha amplificato a circa due ore i venti minuti del corto originale, ricontestualizzandolo e arricchendolo di nuovi particolari.

La storia si svolge in un futuro imprecisato. L’umanità è risorta dalle ceneri della Terza Guerra Mondiale (e già questo dà l’idea di come lo scenario “futuribile” sia in realtà di stretta attualità), ma ora è una società tecnocratica, calcolatrice, arida, in cui quel poco di cultura che ancora esiste è prettamente scientifica. Tutto ciò che attiene all’umanesimo e alla creatività non ha alcuna importanza. Ma c’è ancora chi non accetta questo stato di cose, ad esempio il proprietario del teatro di marionette “Poveri ma felici”, che continua a portare avanti le sue idee e i suoi spettacoli, per insegnare alla gente a non smettere di sognare e di pensare con la propria testa. Perché se sai immaginare sai anche ragionare fuori dagli schemi imposti, e sai farti domande. Sua figlia, molto più concreta e allineata al pensiero moderno, preferirebbe che il padre si trovasse un lavoro più remunerativo, anziché inseguire chimere e comportarsi come se le marionette parlassero… Ad ogni modo, quella sera andrà in scena l’Otello. Una volta iniziata la rappresentazione nella rappresentazione, il copione diventa quello del film che conosciamo, ma con molti più intermezzi sia narrativi (alcuni inventati di sana pianta, altri tratti dal testo di Shakespeare) che musicali (da Simon&Garfunkel a Lucio Dalla, da Fabrizio De Andrè a Nada, e ovviamente la canzone di Domenico Modugno che dava il titolo al film), eseguiti dal cast e dal musicista Davide Capobianco (anche coautore, insieme alla stessa Mangiolini, di un brano inedito). Il finale non va svelato, possiamo solo dirvi che si discosta sia dal testo shakespeariano che da quello pasoliniano, anche se conduce sempre lì, sotto le nuvole.

Potremmo definirla la prova della maturità per l’artista molese Dolores Mangiolini, sia come attrice (si ritaglia vari piccoli ruoli, il cui compito è sempre in qualche modo rompere la quarta parete), sia come regista, sia come sceneggiatrice. Mettere mano a un film storico come quello di Pasolini (che fra le altre cose, ricordiamolo, fu anche l’ultima apparizione cinematografica di Totò) era operazione non meno ardita di quella compiuta dal poeta friulano sul dramma di Shakespeare, e per quanto ci riguarda superata con altrettanto successo. La capacità di reinventare, di dire cose già dette in modo fresco e originale, e anche di dirigere una moltitudine di attori (Graziana Marchionna, Luca Giannuzzi, Antonio Romano, Domenico Tanese, Giovanni Nitti, Fabiana Pellegrini, Paolo Roca, Stefania Fasano, Vittoria Divittorio) forse ancora un po’ acerbi ma con dell’ottimo potenziale, tutte queste cose si imparano solo se c’è talento. Ancora una volta abbiamo la prova provata che tra i giovani (anche quelli del nostro territorio) il talento esiste, quello che manca è un sistema che dia loro la possibilità di valorizzarsi ed emergere dalla mediocrità a cui una certa cultura mediatica vuole abituarci spacciandola per arte. E anche in questo la commedia centra il bersaglio.

Lo spettacolo è andato in scena il 29 e il 30 aprile al teatro Angioino di Mola. Se ci saranno ulteriori repliche correte a vederlo, o a rivederlo. Noi lo faremo di sicuro.

Vito Giustino

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