• martedì , 21 novembre 2017

MOLA, “LOVE&MONEY” AL TEATRO VAN WESTERHOUT

MOLA – Un uomo, solo in scena, sta chattando con una donna conosciuta da poco. Si chiama David. Recita le proprie mail e legge quelle di risposta. Un monologo-dialogo tranquillo, perfino buffo, ma che si fa sempre più drammatico man mano che David si spinge a raccontare com’è realmente avvenuto il suicidio di sua moglie. Tutto questo è solo l’inizio, anzi la fine. Da quel momento scopriremo come si è arrivati a un simile epilogo, che vita facevano David e sua moglie Jess. E’ “Love & Money” di Dennis Kelly, portato in scena al teatro Van Westerhout di Mola dalla Compagnia del Sole per la regia di Marinella Anaclerio.

Dennis Kelly è un autore inglese contemporaneo ancora poco conosciuto da noi. Forse la sua opera più nota è il telefilm “Utopia”. Come autore teatrale stiamo iniziando a conoscerlo anche grazie alla recente pubblicazione di alcuni suoi drammi nel volume “Teatro” (ed. Cuepress, €15.99, pagg. 168) in cui è compreso anche, per l’appunto, “Love & Money”.

Un testo, va detto subito, non immediato. La narrazione che procede per frammenti, le continue digressioni, i dialoghi apparentemente (solo apparentemente) non-sense, il confine tra comico e drammatico mai chiaro (basti vedere le reazioni del pubblico, chi si sganascia dalle risate e chi resta in silenzio)… eppure si avverte che ciò a cui assistiamo è qualcosa di vivo e sincero, proprio nella misura in cui racconta la nostra ipocrisia, il nostro cinismo, la nostra sicurezza tanto ostentata quanto falsa, l’aridità spirituale del nostro tempo. E’ un mondo in cui tutto è misurato in numeri, la nostra identità è determinata dalla casella che occupiamo nella società e dal profitto che produciamo. Ma è vita questa? E che succederà se una ragazza come Jess prenderà coscienza di tutto questo, se cercherà di liberarsi da questa Matrix che ci siamo costruiti da soli e ricordarci che esiste un’anima, un’energia vitale che ci ha creati e ci tiene uniti e che è quella a dirci chi siamo poiché da lì proveniamo, mentre tutto il resto, soldi compresi, sono solo oggetti che abbiamo costruito noi per poi renderli idoli? Succederà che questa ragazza sarà sempre più emarginata, la società non può tollerare ciò che rappresenta un’anomalia nel suo meccanismo perfetto. E suo marito David, che ha rinunciato ai suoi sogni per il benessere, accetterà mai di seguirla in quella che agli occhi del mondo è follia?

 

Un testo difficile, con cui solo una regista coraggiosa come Anaclerio poteva accettare di misurarsi. La conosciamo bene per le sue riletture dei classici della letteratura (da Pirandello a Dostoevskij, da Ariosto a Shakespeare). In questo caso, trattandosi di un contemporaneo per di più poco noto, non si trattava di rileggerne l’opera ma di farla conoscere. La fedeltà al testo originale è assoluta, e le parole di Kelly vengono fatte rivivere attraverso l’eccellente direzione degli attori: Stella Addario, Flavio Albanese, Antonella Carone, Patrizia Labianca, Loris Leoci, Tony Marzolla. Tutti bravissimi, con un plauso particolare a Marzolla e Labianca, rispettivamente David e Jess. Lui interpreta il personaggio più ricorrente del dramma, catturato in diversi momenti della propria vita e sempre emotivamente forti. Lei interpreta il personaggio più diretto, la nota stonata del coro, quello che ha il compito di rivelare se stesso e le ipocrisie altrui. Non è un caso che siano i loro rispettivi monologhi ad aprire e chiudere la rappresentazione.

Ma sia chiaro che la “promozione” di qualcuno non implica la bocciatura di nessun altro, il livello generale resta molto alto. Tra monologhi interminabili e dialoghi serratissimi, tra chi ha dato vita a un unico personaggio forte e chi ha dovuto interpretarne diversi in pochi minuti, tra chi ha dovuto mettere a nudo i propri tormenti interiori e chi aveva il compito di filtrarli attraverso una corazza da finto vincente, hanno avuto tutti una sfida difficilissima da affrontare, e tutti l’hanno superata brillantemente.

E dopo la rappresentazione, si torna alla vita. Cerchiamo almeno di renderla una vita vera.

Vito Giustino

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