• sabato , 19 agosto 2017

MOLA, LA TRANSUMANZA FRA PERCORSI ED ESPERIENZE

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MOLA – La transumanza era, un tempo, lo spostamento stagionale delle greggi di bestiame dai pascoli di montagna (primavera-estate) a quelli di pianura (autunno-inverno) e viceversa. Si svolgeva lungo i tratturi, lunghissime vie di campagna che collegavano i diversi pascoli. Oggi i tratturi esistono ancora. Non si percorrono più, ma se il nostro futuro passasse anche da lì? Il convegno promosso dal Cantiere delle Idee di Mola (la cui sede è ancora in via Di Vagno 149) per presentare il libro di Pierluigi De Santis “Tratturi e transumanza” (ed. Wip, €8, pagg. 85) ha rappresentato una possibilità di conoscenza di un tesoro che abbiamo avuto per anni, che abbiamo ancora, ma che non conosciamo. La serata è stata introdotta e presentata da Marianna Lassandro, dell’associazione Sportello Elp: “Un’occasione per parlare delle nostre risorse paesaggistiche sia a livello ambientale che di attrazione turistica. A chi si chiede cosa c’entri una realtà come la transumanza con Mola rispondiamo anzitutto che a noi piace lavorare in un’ottica di rete, che coinvolga varie realtà. Inoltre noi nel sud-est barese abbiamo un importante patrimonio naturalistico, di cui finora abbiamo cercato di promuovere soprattutto la parte costiera, ma è tempo di concentrarsi anche su quella rurale, creando nuovi itinerari turistici”. Tramite Skype ci si è collegati con chi i tratturi e la transumanza li conosce bene: il Museo della Transumanza di Civitella Alfedena in provincia de L’Aquila. Oltre ai rappresentanti istituzionali e ad alcuni membri dell’associazione Inachis, abbiamo potuto ascoltare le testimonianze dirette dei pastori: “In quegli anni eravamo ragazzi e percorrevamo con le nostre pecore il tratturo a piedi, da qui a Isernia. Di giorno alcuni di noi guidavano il gregge, mentre altri andavano avanti a preparare lo spiazzo in cui avremmo dormito la notte. Anche se i tratturi col tempo si sono ristretti sono ancora praticabili, e la gente di qui li riconosce, come quello Pescasseroli-Candela”. Chiuso il collegamento, il dibattito è proseguito, intervallato da letture del libro da parte di Donatella Ventura. A raccontare i tratturi nella cultura storica, linguistica, letteraria, da Varrone a D’Annunzio, ha pensato Nicola Cutino, prefatore del libro, commentando che “i tratturi sono come monumenti naturali che ci ricordano chi siamo e chi siamo stati”. L’Autore ha raccontato la genesi del libro: “Durante la mia attività giornalistica ricevetti un invito a una conferenza inerente il tratturo Lucera-Castel di Sangro. Fu un incontro talmente suggestivo che volli approfondire il discorso sui tratturi. Ne libro ho descritto alcuni di essi e le loro caratteristiche. Ho anche assistito all’ultima transumanza sul tratturo Accettura-Laterza, che ho fotografato. Spero di avere altre esperienze così interessanti e poterle raccontare”. A proposito di progettualità future, ha chiuso la serata il geografo Fabio Mitrotti, che ha parlato della via Francigena, “anzi delle vie Francigene, alla cui mappatura lavoro dal 2010, e che attende dal consiglio di Roma il riconoscimento a itinerario europeo, almeno nella tratta da Roma a Brindisi (originariamente arrivava fino a Otranto, da cui poi i pellegrini si imbarcavano per la Terra Santa). Un vero e proprio patrimonio culturale, che racconta una storia di devozione religiosa e può essere valorizzato perché valorizza tutto ciò che è sul suo itinerario (chiese, edicole votive, zone ecologiche, piccoli centri abitati fuori dalle mete turistiche abituali, ecc.) e le persone che vi lavorano. Eppure noi siamo tutti convinti che dalle nostre parti non ci sia niente…”. La conferenza ha avuto un’ottima affluenza di pubblico, segno che un interessamento a queste tematiche c’è. D’altronde deve esserci dato che potrebbe essere il nostro biglietto di uscita dalla crisi. Ma quand’è che riusciremo a trasformare il sano interessamento in interventi concreti? E se questi ultimi dipendono dalla collaborazione tra istituzioni e cittadinanza quand’è che entrambe inizieranno a fare la loro parte?

Vito Giustino

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