• giovedì , 22 giugno 2017

MOLA, “LA SIGNORA E IL FUNZIONARIO” AL TEATRO ANGIOINO

MOLA – E’ già un grande successo di pubblico “La signora e il funzionario”, la commedia di Aldo Nicolaj in scena al teatro Angioino di Mola con Lisa Angelillo e Carlo D’Ursi. I primi due spettacoli, il 4 e il 5 febbraio, hanno registrato il tutto esaurito e ora sono previste tre nuove repliche, il 17, il 18 e il 19 febbraio.

La trama: Una mattina un funzionario ministeriale si reca nel suo ufficio e vi trova una signora tranquillamente seduta davanti alla sua scrivania. Questa inizialmente afferma di essere entrata lì solo perché non c’era nessuno e di averne approfittato per far riposare i piedi, ma quando l’impiegato cerca di cacciarla, ella improvvisamente afferma di essere coinvolta in un colpo di Stato che avverrà quel giorno stesso. Il funzionario, senza neanche accorgersene, è sempre più assorbito dai racconti della signora, arrivando a scoprirsi e a raccontarle cose che non aveva mai confidato a nessuno. Nel loro lunghissimo dialogo i colpi di scena saranno tanti almeno quanto le battute umoristiche. Ed è attraverso l’umorismo che viene fuori il pessimismo dell’Autore sull’impossibilità di cambiare le cose, vuoi perché c’è sempre almeno una categoria sociale che ti si mette contro, vuoi perché, qualsiasi classe vada al potere, il potere stesso se ne impadronisce, la trasforma dall’interno e la usa per schiacciare chi è rimasto sotto.

La commedia segna il debutto alla regia di Lisa Angelillo, orgoglio molese in quanto tra le showgirl più complete sulla piazza. Però non è stata una sua idea, bensì del suo compagno d’avventura, Carlo D’Ursi: “Quando lessi la commedia, pensai subito che il personaggio della signora fosse perfetto per Lisa, e glielo dissi. Le lasciai il copione e lei mi fece aspettare sei mesi per avere la risposta…”. “Però quando finalmente sono riuscita a trovare il tempo di leggerlo – interviene Angelillo – mi sono resa conto che io e Carlo potevamo davvero rendere la dinamica tra i due protagonisti. Inoltre era uno spettacolo relativamente facile da allestire. Tengo infatti a precisare che questo spettacolo è un’autoproduzione della nostra associazione culturale Like a Jazz, grazie al sostegno del teatro Angioino che ha messo a disposizione la location e di fatto ci coproduce. Non abbiamo sovvenzioni, solo la sponsorizzazione del caffè A’Roma”.

Aldo Nicolaj (1920-2004), cognome slavo ma in realtà italianissimo (anche se, ironia della sorte, le sue opere ebbero e hanno più successo nell’Europa dell’est che da noi), scrisse questa commedia nel 1978 ma, a detta di D’Ursi (e come tutti voi potrete verificare andando a vederla), “potrebbe averla scritta oggi. E’ un autore che mi era stato fatto conoscere da un collega. Sono partito dai suoi monologhi, che mi hanno colpito subito per il loro essere sferzanti e sempre attuali, e poi sono rimasto folgorato da questa commedia brillante”.

Musiche di Paolo Daniele, luci di Luigi Sassanelli, aiuto regia di Serena Palmisano, ma dall’inizio alla fine D’Ursi e Angelillo sono soli sulla scena. Se inizialmente si può avvertire una lieve difficoltà a dover reggere l’intera commedia sulle loro spalle (un botta e risposta lungo e allo stesso tempo velocissimo, fatto di battute brevi e taglienti che non danno spazio a tempi morti), man mano che il dialogo procede entrano sempre più nella situazione, confermandosi i leoni da palcoscenico che tutti conosciamo (e se non li conoscete è l’occasione per scoprirli) e trascinando con sé il pubblico lungo i vari momenti della commedia, sia quelli più ironici che quelli più amari. “Che non hanno niente di diverso dalla realtà in cui viviamo – chiarisce Angelillo – Nicolaj non era pessimista, era realista e se vogliamo anche cinico. Per me sono proprio il cinismo e l’ironia che salveranno il mondo, poiché senza ci sarebbe già stato un suicidio di massa… La realtà borghese degli anni ’70 descritta da Nicolaj non aveva nulla di diverso da quella di oggi, e registicamente ho voluto renderlo ben evidente. Tutti noi abbiamo voluto mantenere l’aspetto brioso dell’opera originale. Vogliamo far divertire il pubblico, poiché pensiamo che quando l’amarezza viene sbattuta in faccia al pubblico con troppa forza l’essere umano tenda a respingerla, se invece lo stesso messaggio lo si comunica con una buona dose di risate può arrivare più in profondità. Per il resto abbiamo leggermente modernizzato il linguaggio e soprattutto abbiamo modificato il finale… ma non scrivere come”.

Non ci pensiamo nemmeno. Proprio perché la sorpresa finale ci ha spiazzati vogliamo che proviate anche voi la stessa sensazione, e potrete farlo il 17, il 18 e il 19 febbraio. Potete prenotarvi al numero 0804713061, oppure recarvi al botteghino del teatro Angioino in via Silvio Pellico n°7 (per chi non lo sapesse è una traversa di via Cesare Battisti, quella subito prima di piazza XX Settembre), da venerdì a domenica dalle 17 alle 21. Non avete scuse per non uscire di casa. Come ci dicono Lisa e Carlo congedandoci, “se vogliamo cambiare la società dobbiamo iniziare a cambiare noi stessi”.

Vito Giustino

 

 

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