• venerdì , 23 giugno 2017

MOLA, “LA DODICESIMA NOTTE” AL TEATRO VAN WESTERHOUT

MOLA – Riprenderanno domani, al teatro Van Westerhout, le repliche de “La dodicesima notte – Sex tricks in Illiria”, adattamento della commedia di William Shakespeare scritto e diretto da Massimo Verdastro e prodotto dal Centro Diaghilev.

La storia racconta le peripezie della giovane Viola, che, naufragata sulle coste dell’Illiria (nel naufragio sembra sia morto suo fratello gemello, Sebastiano), decide di travestirsi da uomo ed entrare al servizio del padrone di quelle terre, il duca Orsino. Si innamora ben presto di lui, che però ha occhi solo per la contessa Olivia, la quale, in lutto per la morte del proprio fratello, non intende promettersi a nessuno. Viola deve fare buon viso a cattivo gioco e inviare ambasciate d’amore alla contessa, che ignorando la sua identità femminile finirà per innamorarsi del bel messaggero… Parallelamente assistiamo alla burla che lo zio di Olivia, Tobia, in combutta col giullare di corte e con la serva Maria, perpetrano ai danni del maggiordomo Malvolio.

Una commedia sull’inganno, su quanto ci facciamo illudere dalle apparenze, dai sentimenti, dalle passioni, dall’ambizione, dalla speranza, e finanche dalla stessa vita.

Scritto nel 1601, chiaramente ispirato a “Menaechmi” di Plauto e a “Gl’ingannati” dell’Accademia degl’Intronati di Siena, “La dodicesima notte” è uno dei testi più problematici di Shakespeare. Secondo diversi studiosi il drammaturgo ebbe pochissimi giorni per scriverlo, il che spiega le molte incongruenze: un titolo (riferito all’Epifania, ovvero la dodicesima e ultima notte di festa a partire da Natale) che non ha alcuna attinenza con la trama; personaggi che sbucano nel mezzo dell’azione o che spariscono di punto in bianco; incongruenze temporali (la storia si svolge nell’arco di tre giorni, ma Orsino afferma che Viola è al suo servizio da tre mesi); la battuta finale di Malvolio che sembra preannunciare un seguito in realtà mai scritto… Col regista Massimo Verdastro parliamo di come ha affrontato queste difficoltà. “Credo che a Shakespeare premesse innanzitutto raccontare una storia, senza preoccuparsi di dare coordinate troppo precise sui quando e i dove. Sappiamo che l’Illiria è situata nei Balcani, ma il testo non fa riferimento ad alcuna città, per quanto ne sappiamo la vicenda potrebbe svolgersi in un luogo immaginario. Allo stesso modo non ci viene detto in che epoca è ambientata, e questo suo essere atemporale la rende perennemente contemporanea. Così come eternamente contemporanei sono i sentimenti vissuti dai protagonisti, quasi tutti giovani che scoprono l’amore. Il fatto che Shakespeare, in così poco tempo come dicono, sia riuscito a scrivere una delle sue commedie più variegate, è davvero affascinante”.

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Le commedie di Shakespeare, rispetto alle tragedie, pongono anche un problema di lingua. L’autore amava infarcire i dialoghi di giochi di parole, purtroppo intraducibili, cosicché al di fuori dell’Inghilterra nessuno può cogliere appieno l’umorismo che li pervade. “Con Marco Ortolani abbiamo lavorato a lungo sul testo, – continua Verdastro – partendo dalla traduzione di Masolino d’Amico ma ritraducendo molti passaggi ex-novo, cercando di rendere la parola fluida e fruibile, anche tagliando alcune scene e personaggi. La struttura dell’opera rimane la stessa, ma soprattutto credo e spero siamo riusciti a rispettarne l’essenza”.

Infatti l’allestimento di Verdastro gioca molto con le contaminazioni (nel rispetto della “varieganza” del testo originale cui accennava sopra): scenografia asciutta, costumi di epoca indefinibile, coreografie montate come giochi di specchi, le canzoni popolari del testo scespiriano sostituite da musiche di Battisti, Modugno, Queen… E nel finale, in luogo della struggente ballata sul tempo che passa, il clown Feste recita la poesia “Le porte del mondo non sanno” di Sandro Penna (poeta molto caro a Verdastro che l’anno scorso ha portato in scena il monologo a lui dedicato “Una quieta follia”). Ma la vera sorpresa è forse nella direzione degli attori: tolti alcuni intermezzi comici, la commedia è infatti recitata come un dramma. “Il testo originale è una commedia, ma una commedia amara – spiega Verdastro – Appartiene alla fase matura di Shakespeare, e anche se i protagonisti sono giovani si percepisce il rimpianto per il tempo che passa e che non tornerà. Ho voluto far emergere il dramma dietro il riso, strappare le maschere ai personaggi e renderli persone”.

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E a dargli man forte ci sono eccellenti prove attoriali: Paolo Panaro è il superbo Malvolio, Giulia Sangiorgio è la trepidante Viola, Antonella Carone è l’altera Olivia, Vito Lopriore è il tormentato Orsino, Loris Leoci è il gioviale Tobia, Elisabetta Aloia è la scaltra Maria, Giuseppe Scoditti è il candido Andrea, Teo Guarini è lo spaesato Sebastiano, Tony Marzolla è il devoto Antonio, Francesco Lamacchia è l’istrionico Feste. Molti di loro li seguiamo ormai da anni e possiamo dire che se c’è una cosa su cui questa rappresentazione non inganna è la loro bravura.

Doppia scommessa vinta per Verdastro, sia a livello di riuscita artistica che di affluenza di pubblico: “Gli spettatori vengono in massa, ma soprattutto scrivono le loro impressioni, consigliano lo spettacolo agli amici, si vede che sono coinvolti. Questo ci ripaga di tutto il lavoro svolto (eravamo già in calendario a luglio, ma abbiamo deciso di rinviare tutto fino a che non siamo stati sicuri del risultato) e conferma l’attualità di Shakespeare, grande letterato, grande uomo di pensiero e grande indagatore dell’animo umano, talmente avanti per la propria epoca da poter parlare a tutte le altre”.

Prossimi spettacoli il 13, 14, 15, 16, 20, 21, 22,23 ottobre al teatro Van Westerhout di Mola. Inizio alle ore 21 (la domenica alle 19). Ingresso €10. Per informazioni chiamare il 3331260425.

Vito Giustino

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