• venerdì , 27 aprile 2018

MOLA, “INSANAMENTE” IN SCENA A PALAZZO PESCE

MOLA – Esperimento di teatro della persona, ricordo di un grande autore passato, possibilità di conoscere meglio un gioiello del nostro paese. Tutto questo e molto altro è stato “InsanaMente”, lo spettacolo andato in scena nel palazzo Pesce di Mola dal 24 al 27 agosto. Nove monologhi del drammaturgo Aldo Nicolaj recitati separatamente da otto attori (non è un errore, due di questi monologhi sono confluiti in uno solo) della compagnia Teatramico dislocati nelle varie stanze del palazzo. Un esempio di “teatro della persona”, termine coniato da Ugo Ronfani per definire il teatro di Walter Manfrè, regista e autore che lavora da sempre per annullare la distanza fra attore e spettatore, in modo che questi possa entrare a far parte della messinscena (senza però intervenirvi).

Una lezione evidentemente assimilata da Rino Giuliani e dalla sua compagnia, che l’hanno applicata a questo esperimento. Così, ogni spettatore che aveva prenotato la visione dello spettacolo, all’orario convenuto si è pazientemente messo in attesa davanti al portone di palazzo Pesce.

Un gruppetto alla volta siamo stati chiamati all’interno del palazzo e accolti da un coro incappucciato, capeggiato da un’oratrice che ci ha invitato a seguire i vari accompagnatori, anch’essi incappucciati, ovunque ci avessero condotto.

Così, di stanza in stanza, abbiamo ascoltato i monologhi scritti decenni fa da Nicolaj, autore oggi dimenticato, ma che più volte nei suoi testi ha dato voce a personaggi folli, che attraverso il filtro deformato della propria follia descrivevano quella della società che li e ci circonda.

Per primo, nel salone nobiliare, abbiamo ascoltato “Solidarietà” recitato da Nico Spillo.

Nello stesso salone, sul lato opposto, è apparsa subito dopo Vanna Moccia con “La pianta di limone”.

Un trillo di campanello (segnale che sanciva il passaggio da un monologo all’altro) e ci siamo imbucati in uno stanzino mai visto del palazzo, dove Vito Orlando ha dato vita (letteralmente) a “Il cadavere”.

In un altro sconosciuto stanzino ci aspettava Armando Lorusso per raccontarci la storia di “Acqua e sapone”.

Nel salone accanto abbiamo assistito a “Sale e tabacchi” interpretato da Angela Digiorgio.

Senza muoverci di lì abbiamo ascoltato i monologhi “Una battaglia perduta” e “La svista” intrecciati in uno solo e recitati dall’ideatore dello spettacolo Rino Giuliani.

Infine, nell’esedra, abbiamo assistito a “Mater amorosa” con Marilena Berardi

e a “Nozze coi sassi” di Paola Salustio.

Difficile sintetizzare in poche parole i testi ascoltati. In ognuno di essi Nicolaj ha dato voce a un folle, indubbiamente carnefice ma in parte anche vittima di un mondo non meno folle di lui. Mentre veniamo accompagnati fuori dal palazzo a riveder le stelle non riusciamo a lasciarci alle spalle una certa sensazione di disagio, di aver compiuto in meno di due ore un lungo viaggio nella pazzia, solo in parte mitigato dalla bellezza degli ambienti del palazzo Pesce. Se questo era l’obbiettivo di Giuliani e del suo gruppo è stato raggiunto, e nel complimentarci con lui gli facciamo anche qualche domanda.

Com’è nata l’idea? “Una cosa del genere era già stata fatta venticinque anni fa qui a Mola dalla Teatro Sud di Vittorio Capotorto, con tra gli interpreti Pasquale Legretto (oggi regista di questa rappresentazione). Allora ero un ragazzino, ma vedendola mi colpì a tal punto che non l’ho mai dimenticata, e quando ho conosciuto i testi di Nicolaj mi è venuta l’idea di adattarli in questa atmosfera e in questo ambiente”. A proposito, a cosa è dovuta la scelta di palazzo Pesce? “Era l’unica struttura presente a Mola e ancora in funzione che si prestava a un’idea del genere. E’ anche un’occasione per farlo conoscere ai molesi, molti dei quali ignorano perfino l’esistenza di questo palazzo. Fra l’altro alcuni di noi hanno iniziato con la filodrammatica di Lucio Delfino Pesce, precedente proprietario di questa struttura, per cui c’è anche un discorso affettivo…”. Come sono stati scelti i monologhi? “Anzitutto in base alla disponibilità degli attori, poi seguendo un tema principale, la follia omicida, in modo da legarli tra loro”. Le modifiche hanno reso i testi se possibile ancora più cinici dell’originale. In alcuni di essi il protagonista era vittima degli eventi, qui invece tutti si spingono all’omicidio, e senza mostrare alcun pentimento… “E’ vero, li abbiamo resi più cruenti soprattutto nelle parti centrali e finali. I più modificati sono ‘Nozze coi sassi’ e il mio, che è l’unione di due monologhi e in cui ho anche inserito una citazione dall’Amleto, per chi saprà coglierla…”. Prossimi progetti? “Per ora il riposo, poi dopo Natale vediamo”. Non sappiamo se in quel “vediamo” è compresa anche una replica di questo spettacolo. Se ci sarà non perdetevela. Mai come in questi tempi apatici l’arte ha anche il compito di scuotere lo spettatore, compito assolto egregiamente stasera da Giuliani e dai suoi attori.

Vito Giustino

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