• sabato , 23 settembre 2017

MOLA, IL “MARE NERO” DI GABRIELLA GENISI

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MOLA – Spesso la letteratura gialla è un modo di indagare la realtà che ci circonda. E’ stato presentato, presso la sede della Lega Navale Italiana di Mola, il nuovo romanzo della scrittrice molese Gabriella Genisi “Mare nero” (ed. Sonzogno, €14, pagg. 200), nuovo capitolo delle avventure del commissario (ora questore) Lolita Lobosco. Il titolo del libro (che riecheggia Mogol e Battisti, ma anche il Verga de “I Malavoglia” e altri autori) è un riferimento all’inquinamento marittimo. Lolita si trova a indagare sulla morte di due subacquei che avevano fatto ricerche su alcuni relitti nei fondali. La location scelta per la presentazione (organizzata dalla libreria Culture Club Cafè) non è stata certo casuale; visto che di mare si parla era giusto farlo guardando da vicino questo patrimonio che stiamo distruggendo con la nostra indifferenza e irresponsabilità. Dopo una breve introduzione del sindaco Giangrazio Di Rutigliano (“Ringrazio Gabriella che contribuisce a esportare la cultura molese oltreconfine”) e del segretario della sezione molese della LNI Gianni Vitale (che ha presentato e salutato gli ospiti) il microfono è passato alla presentatrice della serata, la giornalista Annamaria Minunno, che ha intervistato Genisi mentre l’attrice Annalisa Boni ha recitato alcuni passaggi del libro. “Avevo iniziato a scrivere questo libro nel 2010, – ha raccontato l’Autrice – si parlava semplicemente di un omicidio avvenuto in mare, ma quando la scorsa estate un lettore mi ha scritto chiedendomi di affrontare il tema degli ecoreati, e un’altra lettrice mi ha parlato delle navi in fondo al mare e di cosa contengono, ho pensato che questa trama fosse l’occasione giusta per parlare dell’inquinamento marino. Il mare è un elemento imprescindibile della mia vita, il mio bisnonno era un armatore e mio nonno capitano di lungo corso. E’ un tesoro che oggi non sappiamo più custodire. Spero di invitare i miei lettori a riflettere che non basta fare la raccolta differenziata per migliorare l’ambiente, e che abbiamo il dovere di informarci sull’inquinamento se vogliamo cambiare le cose e lasciare ai nostri nipoti un mondo migliore”. Nel romanzo compare anche il medico legale Franco Introna, personaggio realmente esistente, tanto che c’era anche lui alla presentazione e Minunno ne ha approfittato per chiedergli della “Samuel J. Tilden”, il relitto affondato durante la Seconda Guerra Mondiale e tutt’ora situato vicino al porto di Bari. “Quel che molti non sanno – ha spiegato il professore – è che quella nave è carica di bombole di iprite, un gas utilizzato negli attacchi chimici. E ci sono altri relitti lì vicino, ma cosa trasportassero è tutt’ora segreto militare”. Tornando a Genisi, ha parlato di come compone i suoi romanzi: “Mi ritaglio due mesi in cui mi isolo completamente dal mondo. Non mi pongo il problema di come impostarli, semplicemente butto giù le idee. Forse ho già tutto chiaro nella mia mente senza saperlo, dato che raramente in fase di revisione correggo più di qualche frase. Le ricerche che ho fatto, le canzoni da cui ho tratto ispirazione, le frasi appuntate e memorizzate, tutto confluisce e diventa libro. Inevitabilmente risento anche dell’attualità, Lolita e gli altri personaggi sono precari sentimentali perché precari lavorativi. Quando il mondo del lavoro non ti mette in condizione di fare progetti sul lungo periodo, anche i rapporti diventano brevi e instabili. Se la generazione dei nostri nonni si è persa a causa della guerra, quella attuale si sta perdendo perché non può stabilizzarsi, anche per colpa di chi ci ha preceduto che non vuol capire quando è il momento di passare il testimone agli altri. Io cerco di fotografare e descrivere tutto questo”.

Vito Giustino

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