• giovedì , 22 giugno 2017

MOLA, I RAGAZZI PARLANO DI EMIGRAZIONE CON JOHN ROCCO FERRARA

MOLA – Si è concluso il progetto di alternanza scuola – lavoro, che per mesi ha impegnato le classi 4^C e 4^E del liceo linguistico “Leonardo da Vinci – Ettore Majorana”, in collaborazione con la Pro Loco di Mola. A sancire la conclusione, una conferenza tenutasi presso la Casa delle Culture intitolata “Emigrazione: ieri, oggi e domani”, in cui i ragazzi hanno messo a frutto tutto quanto imparato in questi mesi su come si gestisce la comunicazione intorno a un evento e come si fa informazione. Dopo i saluti del caposettore comunale Filippo Lorusso, della dirigente del liceo Caterina Silvestre e del presidente della Pro Loco Sabino Rutigliano, e dopo la proiezione del video “I tre colori dell’emigrazione” i ragazzi hanno intervistato John Rocco Ferrara dell’associazione “Triggianesi nel mondo”. Nell’intervista, in cui sia le domande che le risposte sono state fatte prima in inglese e poi in italiano, Ferrara ha raccontato l’origine del suo doppio nome, che deriva da quello del nonno (Rocco appunto) e dal modo in cui i parenti americani anglicizzavano quello di suo padre Giovanni (John, che peraltro quando Ferrara nacque era un nome conosciutissimo in tutto il mondo per via di John Fitzgerald Kennedy), ha parlato di quando suo padre negli anni ’40 emigrò in Venezuela (dove c’era una popolosa comunità triggianese) per poi spostarsi a Chicago. Ha parlato di suo nonno Rocco (“il mio primo maestro sul tema dell’emigrazione, si era trasferito da Triggiano a Chicago nel 1905 e mi raccontava un sacco di storie che non ho mai dimenticato”), che morì quando John aveva solo 19 anni ma che lui in qualche modo “ritrovò” quando rinvenne i suoi dati nell’archivio di Chicago. Riguardo alle persone conosciute in America ha spiegato che “dal 1976 al 1993 ero sempre in contatto con la zia Ellie, nata in America da genitori pugliesi ma che non parlava italiano. In generale sono rimasto in contatto con molti miei parenti”. Ha ricordato la sua infanzia, il rispetto che le famiglie migranti, pur trapiantate in terra straniera, hanno sempre avuto per il dialetto di provenienza, per le feste e i riti tradizionali. “Quando poi la mia famiglia decise di tornare in Italia i primi due anni furono difficilissimi: dalla terza media di Chicago passai a quella di Valenzano che era ben diversa! Anche mio padre impiegò un anno a trovare lavoro… La difficoltà più grande fu la lingua, dato che continuavo a parlare e pensare in inglese. Però il mio essere bilingue mi ha aiutato moltissimo in seguito, ad esempio mi ha permesso di fare il militare in una base Nato”. Tornò in America anni dopo in viaggio di nozze perché voleva far conoscere alla sua neosposa la città in cui era cresciuto. Successivamente ha preso parte ad alcuni progetti dell’associazione “Triggianesi nel mondo” in collaborazione con la Regione Puglia per portare alcune scolaresche di Triggiano a conoscere la provincia di Chicago. “Ma non ho mai sentito l’esigenza di tornare a vivere in America. I miei genitori hanno fatto tanti sacrifici per farmi vivere in Italia, ed è qui che voglio restare. Però l’America fa parte della mia vita e ci torno in vacanza quando posso”. Riguardo alla situazione attuale dell’emigrazione dal nostro Paese rispetto alla sua, ha risposto che “sono due realtà imparagonabili. Mi dispiace vedere così tanti giovani pugliesi andare all’estero a fare lavori umili, spero riusciranno a tornare e sistemarsi qui”. Quanto alla tragedia di Marcinelle (avvenuta nell’agosto 1916 e in cui perse la vita, tra i tanti, il molese Giuseppe Pinto) ha raccontato che “conoscere la comunità pugliese in Belgio in occasione della commemorazione è stata un’esperienza molto emozionante. In generale trovo importante mettere in contatto i giovani pugliesi e le comunità di emigranti all’estero, poiché mi accorgo che molti non si rendono conto di cosa sia stata l’emigrazione. Spero di aiutarli a capire i sacrifici fatti dai nostri nonni e genitori, e che ne abbiano rispetto. E’ un’emozione indescrivibile ogni volta che vedo questi due mondi incontrarsi”. Ha raccontato di come venne a conoscenza del Museo dell’Emigrazione del Sud-est barese (che ha sede al Castello Angioino di Mola) a cui donò dei filmati e altri documenti in suo possesso. Infine, i progetti per il futuro: con la sua associazione cerca di dare vita continuamente a nuove iniziative, in cui cerca di coinvolgere le istituzioni (soprattutto le ambasciate, a tal proposito c’è stato un saluto finale dal console del Portogallo a Bari Pier Luigi Rossi). Non è facile, ma non si fermerà. Una bella intervista insomma, e in generale un bel lavoro portato avanti dagli alunni. Come ha spiegato la presentatrice della serata Anna Violante, è già in preparazione la prossima annualità dell’alternanza scuola-lavoro, che sarà dedicata alla formazione per l’acquisizione del patentino di guida turistica. In bocca al lupo, ragazzi.

Vito Giustino

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