• venerdì , 23 giugno 2017

MOLA, “DINASTIE BASTARDE” A TEATRO

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MOLA – E’ andata in scena, al teatro Angioino di Mola, la tragedia “Dinastie bastarde (la storia del Re Diavolo)”, scritta e diretta da Luigi Facchino e interpretata da quest’ultimo e dagli attori della sua compagnia “La Torre del Drago” di Bitritto. La storia si svolge poco dopo l’anno Mille nell’immaginario regno di Alun. Il re Ultan, che prese il trono spodestando il precedente sovrano, ha dedicato il resto della sua vita alla guerra coi regni vicini per unificarli sotto un’unica bandiera. Stanco di combattere, decide di risolvere gli ultimi conflitti combinando un matrimonio tra i suoi due figli e le ultime eredi dei regni vicini. Ma la follia che anima da sempre il suo primogenito Dalach manderà all’aria i suoi propositi di pace, coinvolgendo tutti i personaggi della tragedia in una spirale di sanguinosi eventi in cui tutto si perderà… comprese le certezze dello spettatore su chi siano i carnefici e chi le vittime. La pièce (già premiata alla prima edizione del concorso teatrale “Scena.0”) è diventata anche un libro (WIP edizioni, €10, pagg. 93) presentato poche sere prima della rappresentazione alla libreria Culture Club Café, dallo stesso Facchino coadiuvato da Francesco Saverio Sasso, autore della prefazione (“Una tragedia in cui si trovano echi del teatro di Seneca e di Shakespeare, dove l’azione è spesso violenta, una violenza derivata dalla forza dei sentimenti dei personaggi e dalla loro impossibilità di conciliarsi”), e da alcuni dei giovani attori (tutti intorno ai vent’anni). Facchino ha raccontato la genesi dell’opera: “Oltre che di Shakespeare sono appassionato di serie fantasy come ‘Il trono di spade’, incentrate su giochi di potere e problemi familiari, che sfociano in scene molto forti. Quando ho iniziato ad avere le prime idee ne ho parlato coi ragazzi e per un anno abbiamo provato… senza copione. Sono state le prove stesse a ispirarmi quella parte di sceneggiatura che non riuscivo a concludere”. Il risultato è assolutamente godibile. Facchino dimostra talento come scrittore sia nella prosa (in equilibrio fra il registro aulico e quello greve), sia nella psicologia dei personaggi (anche il meno presente sulla scena ha una caratterizzazione complessa e un background fondamentale per la storia principale), sia nella costruzione della trama (l’epilogo è meno scontato di quello che ci si aspetterebbe). Come regista è evidente quanto spinga i suoi attori al limite (molte scene sono recitate con estrema fisicità) e quanto lavori sulla loro coordinazione (il maxi-duello con cui si conclude la vicenda è splendidamente coreografato). Ci permettiamo solo una piccola riserva sulla scelta di farli recitare in maniera sovraccarica: forse una recitazione leggermente più sobria avrebbe reso maggior giustizia al testo. Ma anche il talento di questi giovani attori è fuori discussione: Nicolas De Filippis, Roberta De Benedictis, Francesco Latorre, Marco De Letteriis, Annalisa Intrieri, Teresa Clemente, Luca Filograno, Giuseppe Bozzi e Vito Di Anna meritano gli applausi tributati a fine spettacolo dalla platea, così come li merita il teatro Angioino che sceglie di investire su compagnie poco famose ma decisamente talentuose. A proposito, Luigi, a Bitritto come viene recepito il vostro lavoro? “Quando iniziammo, dieci anni fa, c’era molta ritrosia da parte dei bitrittesi. Anche se è brutto dirlo abbiamo dovuto ‘rieducarli’ al teatro, anche con spettacoli in piazza per farci conoscere. Piano piano la gente ha imparato ad apprezzarci e ora ci viene a vedere”. Ecco, questo della diffidenza verso chi prova a migliorare le cose è un copione che anche qui a Mola va in scena da molti anni con grande successo di pubblico.

Vito Giustino

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