• martedì , 21 novembre 2017

MOLA, CONVEGNO REFERENDARIO “DEL MARE, LA TRASPARENZA”

069 - Copia

MOLA – “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)’, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?” Questo che avete appena letto è il testo che domenica 17 aprile troverete sulla scheda del referendum, quello divenuto famoso come il referendum sulle trivelle nell’Adriatico. Essendo non proprio di immediata comprensione, serve che lo si spieghi. Anche perché l’argomento riguarda la nostra salute e il futuro dell’ambiente in cui viviamo. Per questo nelle ultime settimane si stanno susseguendo incontri pubblici sul tema. Su quello tenutosi all’ateneo di Bari vi abbiamo già informati pochi giorni fa. Ora scendiamo a Mola dove, all’interno del palazzo Roberti, si è tenuto un nuovo incontro pubblico, “Del mare, la trasparenza”. A moderare il dibattito, Gaetano Lastilla, che non ha nascosto (come neanche la nostra testata) la presa di posizione sua e degli altri presenti a favore del sì (“ma non abbiamo problemi ad ascoltare voci a favore del no se ce ne sono”). La prima a parlare è stata Luciana Diomede di Legambiente Mola, che con l’aiuto di alcune slide ha spiegato in cosa consiste il quesito referendario: “La legge di stabilità permette alle compagnie petrolifere a meno di 12 miglia dalle nostre coste di allungare all’infinito le proprie concessioni (che prima avevano una scadenza a trent’anni più alcune proroghe) finché il giacimento non si sarà esaurito. Avevamo proposto alla Corte Costituzionale sei referendum, ma ce ne hanno ammesso solo uno, quello che, se passerà il sì, obbligherà il governo a ripristinare le vecchie scadenze. E’ assurdo che la politica energetica italiana sia ancora ferma allo sfruttamento dei combustibili fossili. Questo non lo diciamo solo noi, persino Papa Francesco nella sua enciclica ‘Laudato Si’ (titolo quanto mai opportuno in vista del referendum…) invita i governi a sostituire, ‘progressivamente ma senza indugio’, l’estrazione dei combustibili fossili con altre fonti di energia rinnovabile e meno inquinante”. Di lì è toccato a Domenico Sanpietro del comitato “No Petrolio” di Monopoli: “Tra i quesiti bocciati dalla Corte Costituzionale uno prevedeva una serie di incontri fra Stato e Regioni per decidere insieme sulle aree di sfruttamento e sulla politica energetica in generale. Quest’unico accettato è importante per vari motivi. Anche se riguarda solo le piattaforme già in attività, una vittoria del sì costituirebbe un segnale che porterebbe le compagnie a rivedere i loro programmi e a non installarne altre (ne sono previste in Sicilia e in Abruzzo). Non è vero che se non trivelliamo noi lasciamo campo libero alla Croazia, per il semplice motivo che in Croazia le trivellazioni sono ferme da tempo. Non è vero che si perderebbero posti di lavoro nel settore del gas, poiché molte concessioni scadono un anno dopo il referendum (e se non hanno chiesto la proroga prima è evidente che stavano già pensando di chiudere) mentre quelle più longeve scadranno fra quindici anni, un lasso di tempo che permette di lavorare alla riconversione di quegli impianti, incentivando la ricerca sulle fonti rinnovabili”. Irma Melini del comitato “Stop trivelle” di Bari si è rivolta ai sostenitori del no che stanno invitando all’astensione (se non si raggiungesse il quorum il referendum sarebbe invalidato e la legge di stabilità resterebbe quella che è): “Il referendum è lo strumento che ci ha permesso di passare da monarchia a repubblica, il voto è quello che fa di noi una democrazia. Il popolo ha il potere di scegliere il proprio futuro. E’ questo che bisogna ricordare, non le polemiche tra Renzi ed Emiliano che stanno distogliendo l’opinione pubblica dal senso vero del referendum, che consiste nel difendere quello che è nostro, il mare. Non c’è alcun vantaggio economico nel continuare le prospezioni in mare, il vero vantaggio lo conseguiremmo sfruttando il mare come risorsa turistica. Ricordiamo che è un referendum abrogativo, per cui si tratta di cancellare una legge già esistente e se si è contrari bisogna votare sì”. Vittorio Farella dell’associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” di Mola ha un po’ tirato le fila dell’intera conferenza: “La cosa migliore del comitato per il sì è che ha incanalato diverse forze politiche, a dimostrazione che quando si parla dell’ambiente non ha senso dividersi. In Italia il referendum è un istituto che ha diverse limitazioni rispetto agli altri Paesi europei, solo da noi esiste un quorum, un numero minimo di votanti richiesto (il 50% più 1 della popolazione) al di sotto del quale la volontà di quei votanti non conta più (problema che non si pone per il voto elettorale). Comunque il limite c’è ed è necessario superarlo per trasmettere un segnale chiaro al governo: il popolo invoca una transizione dalle energie fossili a quelle pulite. Questo il vero tema politico di questo referendum. E’ una strada che in Italia è già aperta, se non è ancora un’industria competitiva è perché mancano le infrastrutture. Ma le fonti le abbiamo, come il sole (in nord Europa, dove ce n’è meno che da noi, ci sono molti più impianti fotovoltaici). Qui a Mola stiamo già progettando l’ecovillaggio, un quartiere che sfrutterà l’energia dell’idrogeno. Detto questo, non abbiamo alcun problema a confrontarci pubblicamente coi sostenitori del no, purché si vada a votare. Perché rischiamo di pregiudicarci il futuro”.

Vito Giustino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Related Posts