• sabato , 21 ottobre 2017

MOLA, CONTRO IL CYBERBULLISMO

079 - Copia

MOLA – Il bullismo c’è sempre stato. La prepotenza di un ragazzo più forte nei confronti di uno più debole, più timido, più emarginato, che si traduce in aggressioni, vessazioni e umiliazioni, che spesso lasciano i segni fuori ma soprattutto dentro. E’ un fenomeno che c’è sempre stato, dicevamo, e che continua a esserci, anche se i media non ne parlano se non quando si tratta di casi estremi. Come se non bastasse, a questo fenomeno negli ultimi decenni se n’è aggiunto un altro, se possibile ancora più insidioso e dannoso: il cyberbullismo, ovvero la persecuzione di un compagno di scuola tramite la rete. A volte spettegolando sul suo conto, oppure sottraendogli la password e sostituendosi a lui. Un fenomeno in crescita di cui i principali protagonisti, i ragazzi, non si rendono ben conto, e forse neanche i loro genitori. Per questo, nell’ambito del progetto OFF4aDAY alcuni rappresentanti del Moige (MOvimento Italiano GEnitori) si stanno recando nelle scuole per tenere lezioni in proposito ai ragazzi e ai loro genitori. Uno di questi rappresentanti, Ciro Di Gennaro, per due giorni ha parlato nelle scuole medie di Mola, la “Luigi Tanzi” e la “Dante Alighieri”. Si è soffermato molto sulle caratteristiche del cyberbullismo e del cyberbullo: quest’ultimo, a differenza della figura del bullo a cui siamo abituati, non è necessariamente una persona fisicamente robusta. Anzi, è molto facile che conduca una vita estremamente sedentaria e isolata. Il suo potere è tutto nella sua ottima conoscenza del computer, che decide di usare per rovinare la vita a persone che ha preso di mira per un motivo o per l’altro. La vittima è completamente vulnerabile, poiché non ha idea di dove provengano gli attacchi che subisce e non può fermare un pettegolezzo che dilaga in rete, né tantomeno gli eventuali gruppi Facebook e WhatsApp creati allo scopo di prenderlo in giro e di cui magari ignora l’esistenza. E’ facile che il cyberbullo nemmeno si renda conto del male psicologico che fa alla sua vittima, essendo nella maggior parte dei casi una persona “socialmente e affettivamente sgrammaticata”, che cioè non conosce nemmeno le più basilari norme della vita sociale, la differenza tra bene e male, e quel minimo di empatia che permette di fermarsi prima di ferire qualcuno. C’è un modo per fermarlo e forse per farlo riflettere su dove sbaglia. Dato che la sua forza gli viene dalle persone che lo seguono, è necessario che gli altri compagni di scuola si dissocino da lui. Che abbandonino i gruppi da lui creati, che lo lascino solo. Il progetto OFF4aDAY offre anche un numero di telefono per chiedere informazioni, il 3933009090. Noi speriamo che le sessioni del dottor Di Gennaro siano state seguite con interesse sia dai ragazzi sia soprattutto dai loro genitori. Poiché siamo convinti che se i loro figli diventano bulli che non capiscono il male che fanno, o vittime incapaci di ribellarsi, o anche solo complici che preferiscono stare col più forte, è perché a nessuna di queste tipologie di ragazzi è stato insegnato, a casa, qual è la cosa giusta da fare.

Vito Giustino

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