• venerdì , 27 aprile 2018

MOLA, CAPUOZZO E IL SEGRETO DEI MARO’

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MOLA DI BARI – Nell’ambito del festival “Del racconto, il film”, organizzato come ogni anno da Giancarlo Visitilli, è intervenuto Toni Capuozzo, il giornalista televisivo noto per i suoi reportages nelle zone di guerra di tutto il mondo. In una serata organizzata in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti, e intervistato dal collega Angelo Rossano presso il Castello Angioino, Capuozzo ha presentato il suo libro “Il segreto dei marò”, dedicato alla scandalosa vicenda che da tre anni e mezzo coinvolge i due fucilieri della Marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver ucciso due pescatori indiani. Nel suo libro, non ancora uscito (“ne parliamo in sua assenza, e si sa che non si parla male degli assenti” ironizza), Capuozzo porta diverse prove che scagionerebbero i due marò dalle accuse (un esempio su tutti, le forature dei proiettili sul peschereccio non corrispondono in alcun modo alle armi in dotazione alla Marina italiana) e dimostra la negligenza dei governi italiano e indiano. Poco prima della conferenza siamo riusciti a fargli qualche domanda.

Capuozzo, cosa l’ha spinta a scrivere un libro su questa storia?

“E’ una storia che accompagna ormai come una cattiva abitudine il nostro Paese da tre anni e mezzo. Due cittadini in divisa si vedono limitata la loro libertà personale e colpiti da un’accusa infamante per un militare professionista. Il governo Renzi ha fatto ricorso all’arbitrato internazionale, ma considerando che Girone è ancora in India [Latorre è rientrato in Italia per curarsi da un attacco di ischemia, ndr] non sappiamo quali saranno le reazioni del governo indiano. E’ una storia che fotografa il nostro Paese, un Paese con molti punti oscuri nella classe politica, nelle gerarchie militari, nel mondo degli affari, nella magistratura… Neanche il Quirinale ha avuto un comportamento trasparente: ospitandoli durante la loro permanenza in Italia ha di fatto preso posizione (può il presidente della Repubblica stringere la mano a due assassini?), ma poi non ha fatto nulla per aiutarli. Credo che il cittadino italiano abbia il diritto di sapere.”

Pochi giorni fa l’ennesimo rinvio del tribunale indiano. Dovuto, pare, proprio alla richiesta di un arbitrato internazionale. E i rinvii precedenti a cosa erano dovuti?

“Se in tre anni e mezzo non riesci a portare due persone sul banco degli imputati devi avere un apparato di prove molto scadente, che non riesce a nascondere quella che per me è una verità evidente: non sono stati Girone e Latorre a uccidere i due pescatori.”

In una recente intervista lei ha dichiarato che in Italia chi si è occupato del caso marò ha subito fatto carriera, pur non avendo combinato nulla. Messa così, sembra che a qualcuno dei piani alti questa storia convenga…

“Non è che conviene, credo che negli alti gradi della Marina molti che occupavano posti di responsabilità abbiano fatto brillanti carriere in cambio di un atteggiamento silenzioso e subordinato alla politica.”

Abbiamo parlato dell’Italia istituzionale, ma non le sembra che anche tra i cittadini serpeggi una certa indifferenza, per non dire peggio, alla sorte dei due soldati? Persino su Facebook si usa il tormentone “e i marò?” per indicare ironicamente la futilità di una discussione…

“Anche questo fotografa la realtà del nostro Paese. Da noi di solito i militari non sono visti con simpatia, come se per il fatto di vestire una divisa fossero colpevoli a prescindere. D’altra parte in un momento di crisi, fra tante preoccupazioni quotidiane, sembra quasi un lusso preoccuparsi di una questione che ha a che vedere con l’orgoglio nazionale, con il prestigio del Paese nel mondo e con il senso di giustizia che dovrebbe animare ciascuno di noi.”

Vito Giustino

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