• sabato , 16 dicembre 2017

MOLA, ASPETTANDO IL NUOVO “E’ ORA DI… TE!”

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A Mola si è tenuto in questi mesi qualcosa di nuovo. Un esperimento conclusosi (momentaneamente) qualche giorno fa. Un talk show. Uno spettacolo con ospiti (se ne sono succeduti 48), discussioni, momenti di varietà e di musica. Si intitolava “E’ ora di… Te!” ed è andato in scena dal teatro Angioino, per poi andare in onda sui network nazionali Delta Tv e Canale Italia. Ora che lo spettacolo si prende una pausa in attesa di tornare a ottobre, ne parliamo con chi lo ha tenacemente voluto: l’ideatore, produttore, autore e conduttore Vito Diomede.

Allora Vito, un bilancio di questa esperienza…

“Un bilancio senz’altro positivo. Credo di aver fatto un lavoro innanzitutto di qualità, premiato dal pubblico che anche ora mi chiede quando riprendiamo. E se prima pensavo che dopo la chiusura del programma mi sarei concentrato sull’altra mia creatura, ‘Stella del Sud’, ora penso proprio che mi dedicherò alla seconda stagione di ‘E’ ora di… Te!” mentre continuerò a seguire ‘Stella’ come titolare del format ma conducendone pochissime serate. Anni fa il mio amico regista Beppe Falagario mi disse che la tv si fa d’inverno, in estate si raccolgono i frutti. Io per anni ho fatto l’esatto contrario, mentre ora ho per le mani questo talk show che in poco tempo mi ha dato tantissimo, e voglio seguirlo. Ringrazio i miei ospiti (per me tutti ugualmente importanti) e il direttore artistico del teatro Angioino, Francesco Capotorto, per l’ospitalità.”

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Assistendo alle varie puntate ho notato quanto alla fine fossero molto diverse l’una dall’altra. Se ad esempio la seconda, con Uccio De Santis e Lisa Angelillo, era improntata alla pura comicità, quella successiva ha preso una piega ben più drammatica, con Emanuele De Nicolò che raccontava la malattia di suo figlio e i viaggi della speranza a Medjugorjie… Erano “imprevisti” che capitavano in corso d’opera o ogni puntata era volutamente impostata in un certo modo?

“All’inizio di quest’avventura avevo pensato a un tema preciso per ciascuna delle sei puntate. Solo nelle prime due ho rispettato questa tabella di marcia, poi ho dato una sterzata. Il comico va bene per alleggerire l’atmosfera ma un talk show, come dice il nome stesso, si basa sulla parola, sul far parlare gli ospiti e far venire fuori qualcosa da ciò che dice. Poi arrivava la fase del montaggio, che occupava l’intero weekend. Guardavo e riguardavo la puntata, segnavo i momenti che a mio parere non andavano, li cronometravo e poi li eliminavo. Poi c’era da considerare le inquadrature, quale lasciare e quale no a seconda del momento… Arrivavamo quasi sempre a consegnare il montato poco prima della messa in onda.”

Cosa ci aspetta dalla prossima stagione?

“Anzitutto si terrà sempre al teatro Angioino. L’appuntamento non sarà più quindicinale ma mensile, abbiamo già fissato le date: 28 ottobre, 2 dicembre, 13 gennaio, 10 febbraio, 17 marzo, 21 aprile. Stiamo già contattando i nuovi ospiti, diversi da quelli avuti nella prima stagione (anche se non escludo che qualcuno ritorni). A differenza della prima stagione stavolta si pagherà l’ingresso (un piccolo contributo che varierà di puntata in puntata), un modo per ‘responsabilizzare’ il pubblico. Non inviteremo più il sindaco di Mola Giangrazio Di Rutigliano. Lo ringrazio di essersi prestato, ma in fase di montaggio mi rendevo conto che non aveva senso mandare in onda su un network nazionale questioni che riguardavano esclusivamente i problemi di Mola. In generale voglio allontanarmi dalla politica, la politica parlata che ormai ho capito non serve a niente. Invitando il sindaco volevo fargli vedere di cosa siamo capaci, sperando anche in una collaborazione da parte del Comune, visto che Mola esce valorizzata da progetti come questo. Ma loro hanno i loro problemi, e non può essere Vito Diomede a risolverglieli…”

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Nell’ultima puntata ti sei tolto un sassolino dalla scarpa anche per altri aiuti mancati, da parte di alcuni sponsor…

“Non ti nascondo che ho ricevuto delusioni, da uno in particolare, che ha promesso e poi non ha dato nulla. Ma non è un problema, anche perché per uno che viene meno ne trovo altri dieci [ride, ndr]… Da questa esperienza ho imparato che è sempre meglio mettere tutto nero su bianco.”

Addolciamoci la pillola parlando degli attestati di stima che hai ricevuto.

“La famiglia di Mario Ventura con me è stata splendida. Ho dedicato a lui il programma (riproponendo anche la sigla dei suoi programmi, “Amarcord” di Nino Rota) e, come mi ha detto suo figlio Flavio, sono l’unico o comunque tra i pochissimi che in questi anni lo hanno ricordato. Posso dire che quando porto con me una persona mi viene spontaneo ricordarla anche nel mio lavoro. E il mio lavoro consiste nel fare tutto nel migliore dei modi.”

Vito Giustino

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