• venerdì , 23 giugno 2017

MOLA, ARRIVA IL NUOVO SPETTACOLO DE “LE 7 MUSE DI APOLLO”

MOLA – A Mola, checché se ne dica, i talenti non mancano. In campo artistico una realtà che sta venendo fuori piano piano è l’associazione culturale “Le 7 Muse di Apollo”, di cui vi abbiamo raccontato più volte. Se vi è sembrato che negli ultimi tempi non avessero fatto molto parlare di sé era solo perché stavano lavorando al loro nuovo spettacolo, “Poveri ma felici”, che vedrà il debutto il 29 e il 30 aprile al teatro Angioino. La data si avvicina, e abbiamo incontrato Filippo Affatati, direttore artistico della compagnia (e possiamo dire suo cofondatore insieme a Dolores Mangiolini e Matteo Difonso), per parlarci di questo nuovo progetto e di molto altro.

Filippo, di cosa parla questo spettacolo?

“E’ un omaggio a Pier Paolo Pasolini e al suo film ‘Che cosa sono le nuvole?’. Un film (o meglio un episodio del film ‘Capriccio all’italiana’, firmato tra gli altri da Mauro Bolognini, Mario Monicelli, Steno…) che Pasolini realizzò in soli sette giorni. E fu anche l’ultima apparizione cinematografica di Totò, per cui è un modo per ricordare anche lui. L’impostazione del film (che raccontava una giornata di un gruppo di marionette) ci ha permesso inoltre di fare un lavoro molto interessante con gli attori, a cui abbiamo insegnato a muoversi in quel modo. Nella trama ci saranno delle piccole differenze, dato che il cinema permette delle cose che a teatro non si possono realizzare.”

Cos’altro state preparando?

“Oltre a riproporre un altro nostro cavallo di battaglia, ‘Loloc’, il prossimo dicembre, stiamo preparando delle mostre (tu sai che ci occupiamo di cultura a trecentosessanta gradi). Una dedicata al Regno delle Due Sicilie che mi è stata richiesta da un’associazione molese, e un’altra su documenti inediti di Mola. Ora che a Mola non c’è più un sindaco dobbiamo vedere se il commissario sarà disposto a darci gli spazi necessari, in caso contrario la cittadinanza perderà due occasioni di conoscere la propria storia.”

Tu intanto hai un impegno personale, quando quest’intervista uscirà sarai a Verona…

“Per il quinto anno consecutivo sarò il direttore artistico del programma dell’Arena. Sarò lì fino a settembre. Tutti gli spettacoli in cartellone sono visibili sul sito già da diversi mesi.”

Quindi i tuoi ragazzi dovranno vedersela da soli col debutto a fine mese?

“Sì, anche se sto aiutando Dolores nella regia, dando indicazioni profonde sui movimenti da avere sul palco, indicazioni che poi lei porterà avanti da sola.”

Poco fa abbiamo accennato al commissariamento di Mola. Cosa pensi che cambierà per le associazioni culturali molesi?

“Cambierà molto, perché se con sindaco e assessori si possono fare degli accordi per avere delle agevolazioni, col commissario non sappiamo se questi accordi resteranno validi. Devo anche dire che l’assessore uscente alla Cultura ha fatto un danno inestimabile alla comunità molese dando il teatro comunale a una compagnia per otto anni. Tieni presente che quando lei si insediò mi offrii volontariamente per aiutarla a sbrigare le varie pratiche e stringere i vari accordi. E’ quello che faccio per mestiere da quarant’anni, a livello mondiale, ritengo di avere esperienza, e per il mio paese lo avrei fatto gratis, eppure non sono stato minimamente preso in considerazione! Ma non mi interessa fare polemica, preferisco guardare al mio lavoro. Da quando abbiamo creato la nostra associazione qualcosa abbiamo fatto, abbiamo girato la Puglia, preso contatti, partecipato a manifestazioni importanti…”

Proprio perché ricevi diverse proposte, cosa vedesti nei ragazzi dell’associazione “Le 7 Muse di Apollo” che ti spinse a lavorare con loro?

“Incontrai Matteo, che era il segretario amministrativo della neonata associazione e sapeva che avevo dei documenti sul Regno delle Due Sicilie che a lui interessavano. Conosco suo padre Pietro, abbiamo lavorato insieme per anni nella Teatro Sud. Poi mi chiese se volevo aiutare la sua associazione a crescere. Prima di accettare volli incontrarlo insieme a Dolores e a gli altri per conoscerli e capire se ne valeva la pena. Si presentarono con un’umiltà difficile da trovare in persone che ritengono di saper fare teatro. Decisi che li avrei messi in prova per un po’ e sono ancora qui con loro… Il teatro è cultura, è tutto. E’ la vita di tutti i giorni, di ogni persona, di ogni famiglia, di ogni comunità.”

Vito Giustino

 

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