• venerdì , 23 giugno 2017

“MISERIA E NOBILTA'” IN SCENA A MOLA

MOLA – Al teatro Angioino, in via Silvio Pellico n°7, sta andando in scena, con gran riscontro di pubblico, “Miseria e nobiltà”, commedia scritta da Eduardo Scarpetta nel 1887 (nota a tutti per la trasposizione cinematografica del 1954 con Totò) e riproposta dalla compagnia teatrale “Il Palcoscenico”. Nel cast: Nicola Desilvio, Marino Marangelli, Nunzio Dellerba, Giuseppe Romagno, Giuseppe Aversa, Angeliana Delvecchio, Biagio Delvecchio, Stefania Assenti, Nicola Rotondi, Caterina Palazzo, Isabella Gaudiuso, Isa Colucci, Mariangela Lamanna, Stefano Difonso, Giorgia Dipierro, Giuseppe Pappadopoli, Alex Orlando, Maria Morelli, Annarosa Moccia.

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La regista Nilla Pappadopoli (che con la sua compagnia aveva già portato in scena pochi mesi fa “L’importanza di chiamarsi Ernest” di Oscar Wilde) ci racconta la genesi dello spettacolo. “Il tutto era nato da un altro mio progetto, che ho portato avanti per diversi anni: avrei voluto mettere in scena la nota commedia di Eduardo De Filippo ‘Natale in casa Cupiello’. Molti non sanno che Eduardo diede vita qui a Mola al Teatro Pubblico Pugliese quando, con la riapertura del teatro Van Westerhout, gliene fu affidata la direzione artistica. Mi sembra che noi molesi dovremmo ricordare di più un artista che ha dato tanto non solo al teatro italiano ma anche al nostro paese, e per questo ci tenevo a portare in scena un suo testo. Scoprii però che, durante il suo soggiorno a Mola, Eduardo ebbe dei problemi con alcune maestranze locali, e si adirò a tal punto da rivolgersi a un notaio e fare in modo che le sue commedie non potessero essere portate in scena nel nostro comune”.

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Era il 2014 e gli sforzi di Nilla sembravano doversi infrangere contro un cavillo legale dovuto a contenziosi vecchi di decenni. “Ne parlai col mio amico giornalista Tommaso Martinelli, che di lì a poco mi mise in contatto col manager dei De Filippo, Alessandro Mattias, che a sua volta mi fece parlare con Luca De Filippo (figlio di Eduardo). Sia Alessandro che Luca furono squisiti con me, Luca disse che per lui non c’era più motivo di lasciare su Mola un veto come quello quando ormai quasi tutti i diretti interessati non c’erano più. Inoltre, essendo il trentennale della morte di Eduardo, avevo proposto all’allora sindaco Diperna di creare una targa commemorativa, e Luca si dichiarò disponibile a venire a ritirarla. In occasione di quella cerimonia avremmo messo in scena il ‘Cupiello’. Ormai si trattava solo di decidere le date per far coincidere i nostri programmi con gli impegni del maestro, ma di lì a pochi mesi Luca morì”.

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A quel punto, l’interlocutore principale di Nilla diventa Alessandro Mattias, ma i problemi non sono finiti: è praticamente impossibile trovare, anche su Internet, i testi integrali delle commedie di Eduardo. “Si trovano solo stralci. Mattias mi diede l’indirizzo dell’unico sito da cui era possibile scaricare i testi completi, indicandomi anche quali. Nel frattempo avevo rinunciato a portare in scena il ‘Cupiello’ per l’eccessiva lunghezza, e avevo optato per ‘Miseria e nobiltà’. Mattias mi pregò di scaricare non la versione originale di Scarpetta, ma quella cinematografica, che era una riscrittura di Eduardo De Filippo”.

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Spieghiamo ai lettori non a conoscenza della complicata questione familiare che i tre fratelli Eduardo, Peppino e Titina De Filippo erano frutto di una delle numerose relazioni extraconiugali di Scarpetta (il che spiega il diverso cognome: da figli illegittimi acquisirono quello della madre, Luisa De Filippo). Quando Eduardo e i suoi fratelli intrapresero la carriera teatrale che li avrebbe resi celebri in tutto il mondo, Eduardo oltre a scrivere un sacco di opere di suo pugno rieditò anche alcune di quelle di suo padre. Una era appunto “Miseria e nobiltà”, a cui fece delle aggiunte (ad esempio il dialogo iniziale tra le inservienti del teatro e la scena in cui lo scrivano Felice scrive la lettera a un contadino per poi scoprire che questi non ha i soldi per pagarlo). La trasposizione cinematografica che tutti conosciamo è appunto tratta dalla versione di De Filippo (e a sua volta contiene delle novità, come la gag di Totò che balla sul tavolo, che venivano improvvisate sul momento dal grandissimo attore). Dato che le regole della Siae su testi così datati non sono molto chiare, in genere si preferisce portare in scena il testo defilippiano anziché l’originale scarpettiano poiché trova meno intoppi burocratici.

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“Da parte mia ho voluto spostare l’ambientazione da fine 800 agli anni ’50. I costumi e gli oggetti si rifanno fortemente a quel periodo. Sono contenta di aver portato in scena questa commedia, oltre a Eduardo mi sembrava giusto ricordare anche Luca De Filippo, che in quelle poche occasioni in cui ci siamo sentiti era stato gentilissimo con me”.

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Quali sono i vostri prossimi progetti? “Ti dò un’anteprima: il 29 e il 30 dicembre metteremo in scena, sempre al teatro Angioino, la commedia di Tonino Abatangelo ‘Aveim u mnenn (Abbiamo il bambino)’. Abatangelo è stato uno dei miei primi maestri, e posso dire di aver imparato da lui il dialetto molese, che di solito non parlo. Ho deciso di riproporre questo suo testo, rivisitandolo però in italiano (solo qualche battuta resterà in vernacolo molese), poiché la mia compagnia è eterogenea e non tutti parlano bene il dialetto. E’ una storia di generazioni che si incontrano in occasione della nascita di un bambino, che avviene sotto Natale. Mi piace l’idea, anche nel lavoro, di far interagire persone quanto più diverse possibili, che possono imparare molto l’uno dall’altro”. In attesa di questo nuovo lavoro, ricordiamo che “Miseria e nobiltà” andrà ancora in scena al teatro Angioino il 18 e il 25 settembre.

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Vito Giustino

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