• domenica , 25 giugno 2017

L’ESPLOSIONE DEL “JUKEBOXE ALL’IDROGENO” AL TEATRO NORBA

Quarto appuntamento della rassegna teatrale di Conversano al Teatro Cinema Norba. Dopo la De Sio, Pasotti e Gullotta, è la volta di un altro grande artista, questa volta nostrano, il barese Vito Signorile, il quale insieme ad una banda di eccentrici amici Franco Angiulo [trombone], Nando Di Modugno [chitarra], Vito Di Modugno [tastiera e contrabbasso], Marcello Magliocchi [percussioni], Roberto Ottaviano [sax], Vittorino Curci [sax e versi], ha messo in scena uno spettacolo musicalteatrale, una performance che unisce la grande musica jazz, l’inconfondibile be-pop di Charlie Parker, evocato come un dio dall’attore, con le poesie di Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Vittorio Bodini e altri grandi artisti della Beat Generation, “la gioventù bruciata”, che negli anni ’50 in America, rappresentano l’altra faccia degli Usa, quella della ribellione e del rifiuto del capitalismo e del materialismo.

Così giovane, ormai, non è la “combriccola” di Vito Signorile, ma il loro entusiasmo, la loro complicità, il loro modo di fare ARTE INSIEME è ciò che li rende ragazzini, nonostante i capelli brizzolati e un po’ di pancia in più rispetto a quella di qualche tempo fa. Entrare a teatro per assistere a questo spettacolo, è stato come essere invitati ad un simposio, una riunione di intellettuali durante il quale, nell’Antica Grecia, il vino accompagnava la recitazione e la musica. La comitiva di Vito Signorile, entra sulla scena senza alcun tipo di preparazione, si riscalda, parla con i tecnici e con gli spettatori, bevono una birra e aspettano i compagni prima di lasciarsi andare in un concerto di musica jazz così coinvolgente che’ il pubblico, ancora non accortosi dell’inizio dello spettacolo, inizia a muovere, incosciente, testa e piedi. S’erge improvvisamente l’imponente voce dell’attore, che spacca il percorso musicale, e in un crescendo di voce e di suoni, tratta le principali tematiche del secondo dopoguerra: lo scontro in Vietnam, la vita mondana dei musicisti e degli artisti, la droga, l’alcool, la musica, l’amore, la morte e l’olocausto fino a culminare nel travolgente Urlo di Allen Ginsberg, che chiude in bellezza la performance.

Lo spettacolo esprime, secondo me, un valore molto importante, la libertà di espressione, ovvero la possibilità di dire come si vuole, dove si vuole, ciò che si vuole. La forza di questa brigata sta nell’aver scelto il posto giusto, il teatro, il modo giusto, la musica e la poesia, per parlare dei primi grandi tormenti che hanno colpito l’uomo contemporaneo.

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